Ovvero quanto sia difficile trovare un rappresentante editoriale.
Se avete scritto un saggio, o una raccolta di racconti sulla Cambogia dell’800 e state prendendo in considerazione di provare ad introdurre la vostra opera nel mercato editoriale, magari attraverso un’agenzia letteraria, beh forse dovreste considerare varie opzioni.
Ad esempio trasformare i manoscritti in una storia di vampiri o narrare la struggente storia della vostra infanzia. Questo potrebbe aiutare.
Nel caso non vogliate apporre tali modifiche, dovete sapere che la strada che vi aspetta è parecchio in salita.

C’è crisi, specialmente in questo settore, e tutti cercano di guadagnare almeno qualcosa dai libri che pubblicano. Non fanno eccezione le agenzie letterarie, che sono per lo più interessate a prodotti potenzialmente&maggiormente vendibili rispetto ad altri.
Tutte sono fondamentalmente alla ricerca di due cose: promettenti best seller e manoscritti adattabili per il piccolo o grande schermo.
Con questo non voglio dire che la narrativa è morta (viva la narrativa!), ma che per entrare in questo mondo dalla porta principale bisogna rientrare in canoni molto rigidi, o essere disposti a scendere a compromessi.
I siti di riferimento suggeriscono di proporre “romanzi-non fiction”, “storie vere, straordinarie”: sicuramente tutti argomenti trattati in molti ottimi libri, ma la cosa che fa rimanere perplessi è come non si faccia riferimento a “storie normali” o almeno “ragionevolmente argomentate”.
Che piaccia o meno, tuttavia, le agenzie conoscono l’editoria molto bene, quindi non stupitevi se ancor prima di leggere il manoscritto vi chiederanno se avete delle piattaforme su cui pubblicizzarvi, dei follower, se avete eventuali conoscenze che potranno “spingervi”.
Lo scrittore sta diventando un brand?
Non direi, ma deve rendersi conto che quello che produce dovrà essere venduto, possibilmente su larga scala, quindi è normale che chi dovrà pubblicarlo si ponga delle domande.
Vero è che quando la scrittura non è la prima cosa che viene presa in considerazione nella valutazione il confine tra letteratura e semplice prodotto di consumo diventa molto labile, forse troppo.
Certo gli agenti letterari ricoprono ancora un ruolo importante, soprattutto per gli esordienti: costituiscono un filtro “autorevole”, selezionano più rigidamente di una CE, sicuramente sanno come vendere la vostra storia, ma forse sono sopravvalutati.
La verità è, come mi disse uno scrittore inglese, mentre tentavo di appioppargli la lettura del mio inedito: «The truth is that publishers are almost all cowards, especially with new writers. They are so scared of taking a chance, of believing in their capacity to judge what they are reading».
Quindi lasciamo stare la scuola di pensiero «Se sei bravo ti scopriranno», Kafka docet, ma non bisogna neppure illudersi che quello che viene rifiutato da un’agenzia verrà per forza accettato da una casa editrice. E allo stesso tempo ricordarsi che «Nessuno vive un’esistenza così banale da rendere inutile il tentativo di raccontarla», o almeno quasi nessuno.