La banda della polizia di Donald Barthelme
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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La banda della polizia di Donald Barthelme

Dicono che il confine tra genio e follia sia sottile. Sottilissimo, dicono. Chi ci abita pare lo cavalchi con la stessa boria di un sedicenne che ha appena perso la verginità con la più fica della scuola.

Dicono che il confine tra genio e follia sia sottile. Sottilissimo, dicono. Chi ci abita pare lo cavalchi con la stessa boria di un sedicenne che ha appena perso la verginità con la più fica della scuola. Donald Barthelme ‘sto confine, a mio avviso, lo tiene in tasca. Se scrivere è un’arte (e lo è), lui appartiene a quella ristretta cerchia di artisti che hanno creato un prima e un dopo. Tipo Gesù per lo scorrere del tempo o Rodrigo Taddei per l’Aurelio. Se masticate un po’ di quell’insalata troppo condita che è la narrativa postmoderna americana dovreste sapere che ci sono alcuni elementi ricorrenti in essa, come la commistione tra elementi alti e bassi, l’umorismo colto, le citazioni, le ambientazioni metropolitane e altre amenità che fanno del genere (se possiamo definire il postmoderno un qualcosa) il punto di riferimento del narrare di oggi (libri, cinema, telefilm, etc…). Ebbene, parte di ciò lo dobbiamo proprio a Donald Barthelme, considerato un mentore da tutti i grandi scrittori americani da qualche decade a questa parte (un esempio per tutti: David Foster Wallace ha iniziato a scrivere dopo aver letto un suo racconto) e studiato in tutti i corsi di scrittura creativa d’oltreoceano. Lo dico perché qui in Italia è praticamente uno sconosciuto.
Nella sua scrittura c’è una forte impronta personale ed innovativa che trova la sua consacrazione nella forma racconto breve o short story come lo chiamano loro. Barthelme usa un tipo di struttura che smonta i cliché del racconto borghese e gioca su una tela di elementi improntati all’arguzia e alla ricerca del coinvolgimento del lettore attraverso molteplici livelli di interpretazione. Il rispetto delle regole temporali e stilistiche è andato a farsi benedire già da parecchi anni, ma nei suoi racconti si sente un uso maturo delle infinite possibilità dello scrivere. Le raccolte edite in Italia sono due: Ritorna, Dottor Caligari e Atti innaturali, pratiche innominabili. Capolavori che, naturalmente, mi sento di consigliarvi. In Atti innaturali, pratiche innominabili tra indiani incazzati e esami di stato per scrittori si infila in 5 brevi pagine La banda della polizia, racconto apparso per la prima volta sul New Yorker il 22 Agosto 1964 e qui riproposto.
Il racconto è il flashback di un’idea, un’idea così bella che tu già dall’inizio annusi che non può andare da nessuna parte. Lì, infilato in quel buco di culo dell’America che deve essere Detroit, un vecchio hippie a capo della polizia ha ben pensato che, per aiutare i suoi uomini a sedare disordini in giro per i bassifondi, ci si potesse servire di una jazz band. A suo modo un genio. Già li vedevo, io. Probabilmente già lì vedeva anche Barthelme, perché se la gioca nei panni di uno di loro e ci racconta quello che sarebbe potuto essere. Più o meno poesia. Di quella un po’ spicciola da romantici, ma che nelle sue parole trasuda tutta l’umanità di chi ad una banda della polizia che sedasse risse, ci crede. Crede che le emozioni della musica vincano sull’emozioni dell’odio. C’erano state anche delle esercitazioni: Perdido, Gin song, Fleebles, come dice Barthelme: «un trionfo dell’arte sul buon senso».
Il racconto gira intorno a questa improbabile banda che non vedrà mai la luce sporca delle strade di Detroit, ma che ci insegna che, fanculo, c’è bisogno di rimanere aggrappati ai sogni, che anche se oggi la violenza deve essere affrontata con la violenza, magari domani no. Magari domani l’arte avrà il suo trionfo sul buon senso. E allora, nel dubbio, Barthelme ce li lascia lì che continuano a provare, mentre noi andiamo avanti con i suoi racconti, loro stanno lì: le trombe in mano, lo sguardo serio, non si sa mai che domani si vada in scena.
Marco D’Ottavi
BOOKSKYWALKER: Come Lukeskywalker cerca di sollevare l’astronave dalla palude di un pianeta sconosciuto, Bookskywalker cerca di sollevare la letteratura dalla vischiosa melma che è la vita, in un pianeta sconosciuto che è il nostro. In questa rubrica per DUDE si occuperà di racconti (sconosciuti, famosi o famosissimi) e li proporrà come fascinosa alternativa alle nottate alcoliche e alle droghe sintetiche.
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