Letteratura: Listone 2020 | Libri
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Listone 2020 | Libri

10 suggerimenti

Questo listone curato da Massimo Castiglioni, Marco D’Ottavi, Stefano Felici, Gaetano Giudice, Valeria Marzano, Maria Eleonora Mollard, Tommaso Naccari, Gilles Nicoli, Silvia Niro, Giulio Pecci contiene i nostri 10 suggerimenti.

 

Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro

Ho comprato Ragazza, donna, altro durante una pigra passeggiata pandemica per il centro di Roma. Era in bella vista al centro di una piccola libreria in lingua inglese — effettivamente ad attrarmi è stata la coloratissima copertina della Penguin. La lettura è stata veloce e dinamica, piacevole e sorprendente: ci ho trovato il mondo inglese “mixed” di Zadie Smith, fatto di uno spettro ampissimo e per larghi tratti inedito (per il disgustoso sguardo eurocentrico che alla nascita provano ad incollarci addosso) di emozioni e sensazioni. Non solo: una prospettiva tutta al femminile, libera ed impenitente al punto tale da concedersi qualche banalità senza (giustamente) doverne rendere conto a nessuno; e una struttura narrativa accattivante, che tiene incollati e concentrati sulle pagine. Qualche settimana dopo è arrivata in Italia la traduzione di Martina Testa per Big Sur, e il libro è automaticamente entrato in tutte le liste di fine anno, diventando subito una delle nuove ossessioni della “bolla”. La copertina della Penguin è più bella. [Giulio Pecci]

Zadie Smith, Questa strana e incontenibile stagione

Questa raccolta di sei brevi saggi scritti tra marzo e maggio 2020 è il “libro dell’anno” nel senso proprio all’espressione: attraverso lo sguardo di una delle intellettuali più lucide del momento ci racconta la pandemia e le lotte del movimento Black Lives Matter ‒ i due eventi clou di questi mesi ‒  ma non è l’ennesima blanda riflessione sull’attualità. Si tratta di un vero breve testo di teoria critica (e menomale che a farla non sono solo i soliti filosofi maschi bianchi e occidentali!), perché come recita il bellissimo esergo di Marco Aurelio “non vi è altra condizione di vita altrettanto adatta all’esercizio della filosofia quanto quello in cui ora ti trovi”. Zadie Smith ci permette di ragionare su questioni universali in un periodo in cui le contingenze sembrano soffocare qualsiasi vocazione alla riflessività, e lo fa come sempre con la sua scrittura brillante. Bello e necessario. [Valeria Marzano]

Elisa Cuter, Ripartire dal desiderio

Partendo da una prospettiva femminista, Elisa Cuter ci mostra in questo suo saggio come il desiderio sia oggi marginale, disattivato, assente dalle nostre vite. Nella sua analisi politica della nostra società — «il personale è politico» — prende in esame fenomeni pop come Non è la Rai, film e serie tv, il #meetoo, le sue esperienze personali e le idee di classici del pensiero contemporaneo come Marx e Lacan. Ripartire dal desiderio è (anche) una riflessione sulla crisi della figura maschile sulle sottoculture (gli incel, gli hikomori, le seduction community), una critica radicale al sistema capitalistico, che rende sempre più difficile l’incontro con l’altro, senza il quale non si può desiderare. Un invito ad espropriare non solo il pane, ma anche le rose. [Gaetano Giudice]

Viola Lo Moro, Cuore Allegro

Ci voleva il 2020 per farmi comprare un libro di poesie, ma soprattutto ci voleva Cuore Allegro, un volumetto giallo dal titolo ossimorico rispetto al contenuto. Per quei giorni che cominciano «come un ferro da calza spinto a forza nella lana» — ma anche per quelli apparentemente più leggeri e sostenibili — i versi di queste pagine sono aria ferma, pietra fredda e metallo fuso allo stesso tempo, una radiografia toracica che andrebbe fatta a intervalli regolari, anche senza prescrizione del medico. [Silvia Niro]

Carlo Rovelli, Helgoland

C’è Werner Heisenberg che a ventitré anni, solo come un eremita su un’isola scabra del Mare del Nord, si ritrova, una notte, davanti alla strana bellezza di un calcolo matematico che mette in riga e in colonna, in ordine perfetto, gli imprevedibili salti quantici degli elettroni; e c’è Erwin Schrödinger, che in una fuga d’amore sulle Alpi svizzere, oltre a una delle sue tante amanti, porta con sé un paio di perle da infilare nelle orecchie per isolarsi da tutto — quando decide di pensare solo ed esclusivamente alla fisica. C’è Einstein sullo sfondo, particelle e onde in primo piano. Zoom infiniti sugli atomi, equazioni spiegate al grado zero della complessità. Dimostrazioni e contro-dimostrazioni — una gara a chi riesce a osservare meglio il fenomeno che spiegherebbe una volta per tutte il funzionamento delle cose, di qualsiasi cosa che compone l’Universo. Ma il traguardo, anch’esso come la più piccola e sfuggente delle particelle, non fa che spostarsi sempre più avanti. Non è una gara, ma è raccontata come se lo fosse. E per noi profani della fisica quantistica è un grande aiuto. [Stefano Felici]

Gennaro Serio, Notturno di Gibilterra

«Lo scrittore è l’assassino». Probabilmente è vero, sia su un piano meramente narrativo (in un romanzo l’autore dell’omicidio potrebbe essere uno scrittore) sia a livello di riflessione su quegli individui che della letteratura pare siano i creatori e i continuatori (e quindi scrittore come assassino in una delle tante corsie delle autostrade metaforiche in cui inseriamo qualsiasi ente umano). Troviamo entrambe le prospettive, insieme a molto altro, nel secondo titolo dei “Trabucchi” dell’Orma Editore, Notturno di Gibilterra di Gennario Serio, vincitore del Premio Calvino 2019.

Non è un libro facilmente inquadrabile, tanto più che si diverte a giocare con questa sua ritrosia alle classificazioni. L’ossessione, a ogni modo, è la letteratura. Tutto, ogni parola, ogni sillaba, trasuda letteratura: il risultato è quello di muoversi su diversi schemi, di approfittare delle tante suggestioni offerte dalla parola scritta partendo da un canovaccio narrativo tradizionale: l’indagine su un omicidio (un giornalista trovato ucciso, a Barcellona, nel luogo dove ha appena intervistato lo scrittore Enrique Vila-Matas). Ma il punto non è tanto la cattura del killer, quanto il perdersi negli intrecciati e ipnotici sentieri narrativi creati dalla scrittura di Serio. Un vero viaggio nella letteratura. [Massimo Castiglioni]

Charles Burns, Labirinti vol. I

Non ho ancora letto nessuno dei testi candidati al Premio Strega, e non ho nessuna fretta di farlo. Visto che da un decennio è scattata la mania dei romanzi a fumetti e/o graphic novel (io li chiamavo fumetti ebbasta), ho deciso che Labirinti è il libro, per me, dell’anno.

Chi è il cantore dell’adolescenza se non Burns dopo la sua Magnum Opus Black Hole? Ah, l’adolescenza, quella finestra temporale dove tutti (come sui social) si sentono autorizzati ad apostrofare ogni tuo pensiero e/o azione. E come non innamorarsi delle due vite di Brian e Laurie? Il primo un bravissimo disegnatore che, immerso nella sua immaginazione, non riesce più a immaginarsi la realtà; lei, bella dai capelli rossi, l’ancora a quella realtà alienante da cui lui sfugge. Come Bursn coinvolge il pubblico a livelli emotivi nessuno. C’è lo stesso spaesamento che sentivi di fronte al primo amore. [Maria Eleonora Mollard]

Brian Phillips, Civette impossibili

Per chi scrive di sport come me, leggere Brian Phillips è un obbligo più che un consiglio. È stato tra gli autori che hanno reso magnifica Grantland, una rivista online nata nel 2011 che mischiava sport e cultura come non si era mai fatto prima. Oggi lo trovate su The Ringer se volete capire di chi si tratta. Civette impossibili è una raccolta di saggi uscita nel 2018, ma tradotta (bene) in italiano da Adelphi quest’anno. Non sono saggi a carattere sportivo, se vi fa schifo lo sport, anche se il mio (forse) preferito racconta dell’Iditarod, una corsa per cani che si svolge in Alaska, e un altro parla di sumo. C’è anche un saggio sulla famiglia reale e uno su un regista d’animazione russo che da 30 anni sta preparando un film basato sul racconto Il cappotto di Gogol, per dire. I suoi lavori comunque non sono mai “solo” a carattere sportivo, sono semplicemente ottima scrittura e — se questi listoni sono consigli di scrittura, non l’ho mai capito bene — mi sento di consigliarlo per chi legge esclusivamente romanzi ma vuole fare un passaggio verso la lettura di saggi, che mi sembra di capire sono la cosa della nostra generazione. [Marco D’Ottavi]

Luciano Floridi, Pensare l’infosfera

Pensare l’infosfera di Luciano Floridi non è stato il mio libro preferito del 2020 (ogni anno in cui esce un nuovo libro di Julio Cortázar il mio libro preferito è quello, stavolta è stato il turno di Un certo Lucas). Anche volendo concedermi l’impossibile esercizio di distinguere il libro preferito dal libro migliore sulla base di un preteso metro di giudizio maggiormente oggettivo, la mia scelta cadrebbe comunque sull’elusivo saggio Le civette impossibili di Brian Phillips. Quello di Luciano Floridi per me è però il libro dell’anno perché ha cambiato il mio modo di pensare, suggerendomi che è possibile applicare la teoria computazionale alla filosofia. In che modo lo spiega brevemente l’autore in questo passaggio: «ciò che intendo prendere a prestito dalla teoria computazionale è solamente una semplice ma potente intuizione: vale a dire che la natura dei problemi può essere fruttuosamente studiata concentrandosi sul genere di risorse che sono richieste in linea di principio per risolverli, piuttosto che sulla forma, il significato, il contenuto, l’ambito o la rilevanza loro propri». [Gilles Nicoli]

Gucci Mane, The Gucci Mane Guide to Greatness

In una puntata di Seinfeld la tuta viene definita come l’atto supremo di rinuncia alla vita. Nella città che ahimé mi ospita e mi tormenta, si direbbe che la tuta è l’atto supremo dell’imbruttimento. Così, dopo essere stato recluso tre mesi in un bilocale che non crede in sé stesso, tanto da avere tendenze da monolocale, ho deciso di regalarmi The Gucci Mane Guide to Greatness, il cui titolo mi pare abbastanza esemplificativo anche del contenuto. Tra capitoli su come mangiare sano, su come «Women are great» e un’intensa sezione dedicata al lavoro etico, finalmente un manuale d’auto-aiuto che con montemagno condivide solo la scarsa qualità del proprio apparato tricologico. Seguirete qualcosa di quello che vi consiglia? Ovviamente no, grazie a Dio siete in grado di discernere ste puttanate dal reale. Attenzione, però: contiene un alto numero di foto di Gucci Mane sorridente. Potreste non resistere. [Tommaso Naccari]

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini e gentildonne, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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