Letteratura: Lo Hobbit — Andata e ritorno nella mia personale e sentita cronistoria di alcune edizioni e trasposizioni del romanzo
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Lo Hobbit — Andata e ritorno nella mia personale e sentita cronistoria di alcune edizioni e trasposizioni del romanzo

È complicato spiegare perché dall’uscita di questo libro (e da quella de Il Signore degli Anelli) ci sono state milioni di persone in fissa con Tolkien e altrettanti milioni che non si capacitano di cosa ci sia di speciale. Negli anni ho cercato delle caratteristiche fisiche e psicologiche che accomunassero i due gruppi, ma c’era sempre qualche imprevedibile discrepanza che […]

È complicato spiegare perché dall’uscita di questo libro (e da quella de Il Signore degli Anelli) ci sono state milioni di persone in fissa con Tolkien e altrettanti milioni che non si capacitano di cosa ci sia di speciale. Negli anni ho cercato delle caratteristiche fisiche e psicologiche che accomunassero i due gruppi, ma c’era sempre qualche imprevedibile discrepanza che scompigliava tutto: chissenefrega? Probabilmente. Questo post sarà spulciato con gusto (spero) dagli appassionati, e strisciato velocemente, o chiuso-click dai disinteressati. Sono convinto, però, che esista un nugolo di individui ancora in ballo, che non ha capito di che diavolo si tratti ed è confuso. Meritano spiegazioni, ci penso io. In qualche riga vi faccio un mish-mash breve e agile della vita e delle opere di big T.

Scoppia la Prima Guerra Mondiale, Tolkien è al fronte, in trincea. Cerca di non pensare alle bombe e ai compagni morti e si concentra sui suoi studi e sulle sue passioni di vita: antiche lingue nordiche e anglosassoni; mitologia scandinava e mitteleuropea; fiabe e folklore europeo.  Il suo intento è — sulla base solida di questa immensa tradizione di linguaggi e letterature — quello di “unire i puntini” e creare una mitologia coerente, che abbia una storia (dalla creazione del mondo in poi), lingue, leggende, usi, costumi, razze, geografia e tutto il resto. Da dove partire? Comincia ad inventarsi delle lingue: grammatica, fonetica, sintassi. Chi le parla queste lingue? Comincia ad inventarsi delle razze. Dove vivono queste razze? Comincia a tracciare delle mappe. Dopo soli 12 anni è pronto a raccontare questo universo alternativo attraverso una fiaba: Lo Hobbit. Però non è soddisfatto, ci vuole qualcosa di più sostanzioso, qualcosa che abbracciasse quell’universo in modo più ampio, ma senza sconfessare il gusto della lettura, dei personaggi, delle avventure e dell’immedesimazione. Allora riordina i suoi appunti e dopo soli 18 anni esce Il Signore degli Anelli. Il libro andò abbastanza bene, ad oggi ha venduto circa 150 milioni di copie. Le persone sbroccarono e, come dicevo prima, andarono in fissa. Accadde anche che alcuni hippie fomentati si accamparono nel giardino di casa Tolkien, a Oxford, nella totale confusione dell’autore. Accadde anche che il progetto di un film sulla trilogia venne proposto a Stanley Kubrick, dove i quattro hobbit sarebbero stati interpretati da tali: John Lennon, George Harrison, Ringo Starr e Paul McCartney. Non si fece (lacrima). Insomma un gran casino. Ci sarebbero ancora un’infinità di altre cose da dire, ma non c’è spazio/tempo, e non ne sono capace. Sono un tolkieniano, lo ammetto, ma credo di essere abbastanza moderato sulla questione, e a chi dice che è tutta robaccia per evadere dalla realtà, dico che la realtà non esiste e che quando moriremo andremo nella Terra di Mezzo.

 

***

 

1937: Prima edizione inglese. All’interno 10 illustrazioni in bianco e nero disegnate dall’autore. Sulla copertina Tolkien voleva il drago e il sole colorati di rosso, ma non c’erano abbastanza soldi.

 

1942: La casa editrice Allen & Unwin pubblica Lo Hobbit nella collana The Children’s Book Club. L’hobbit-damerino in copertina non piace per niente a Tolkien che all’epoca commentò: «Surely the paper wasted on that hideous dust-cover could have been better used» (Sicuramente la carta sprecata per quell’orrenda copertina poteva essera usata in modo migliore).

 

1957: Prima Edizione tedesca. Illustrata da Horus Engels. Quando Horus contattò Tolkien per mostrargli i suoi disegni lui disse che erano too disnified, ovvero “troppo disneyani”, che per Tolkien significava: leggermente di cattivo gusto-dalle forme grossolane-fatti per piacere e vendere. (Non vorrei che pensaste a J.R.R.T. come a un vecchio trombone, è che ci teneva molto…).

 

1960: Edizione olandese.

 

1960: Edizione polacca.

 

1961: La Penguin pubblica Lo Hobbit nella collana per ragazzi Puffin Book. Illustrazione di Pauline Baynes.

 

1962: Edizione portoghese.

 

1965/66: Prima edizione tascabile americana pubblicata da Ballantine Books. Barbara Remington disegna la Contea con un leone e due emù, dimostrando di non aver mai letto nulla di Tolkien, il quale ottiene, nell’edizione rivisitata (scritta azzurra), la cancellazione del re della foresta.

 

1966: Prima opera audio/video dedicata a Lo Hobbit, diretta da Gene Deitch (già regista di qualche puntata di Tom & Jerry), disegnata da Adolf Born e prodotta da William Snyder. Particolare interessante è la presenza (aggiunta a tavolino per rendere il tutto più hollywoodiano) della principessa Mika, che convince Bilbo ad intraprendere il viaggio e lo sposa a missione compiuta. Non oso immaginare cosa possa aver pensato Tolkien.

 

1967: Esce The Piper at the Gates of Dawn, primo album dei Pink Floyd. Syd Barret scrive The Gnome, una canzone che parla dello gnomo Grimble Gromble, il quale inizialmente sta a casa a mangiare, bere e dormire ma infine vive una grande avventura.

 

1971: Esce Led Zeppelin IV e nel pezzo Misty Mountain Hop Robert Plant canta di quando venne beccato a fumare marijuana dalla polizia, e dopo essere stato trattenuto fin troppo tempo dagli agenti, decide di fare le valige e raggiungere le Montagne Nebbiose al di là delle colline, dove vanno gli spiriti (where the spirits go now – over the hills where the spirits fly), e dove andò anche Bilbo durante il suo viaggio.

 

1973: Edizione finlandese. (Copiata da quella svedese, con le illustrazioni di Tove Jansson l’illustratrice un po’ svedese un po’ finnica, oggi famosa per i Mumin).

 

1976: Prima edizione sovietica, illustrata da Mikhail Belomlinsky.

 

1985: L’Unione Sovietica produce un film su Lo Hobbit. Un’ora e dieci di cirillico e parrucche assurde, ma il risultato rimane molto interessante e affascinante. Gli orchi e gli abitanti di Lake Town sono impersonati dai ballerini dell’Accademia Nazionale dell’Opera e del Balletto di Leningrado.

 

2011: Il regista Peter Jackson ha distribuito un videoblog  (qui le altre puntate) in cui racconta la realizzazione del suo film Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, girovagando per le location, chiacchierando con gli attori e con la troupe, mostrando la creazione di armi, costumi, disegni, scenografie, effetti in 3D, musiche, prove tra gli attori, etc. etc. tutto molto divertente e scorrevole come se fosse un filmino delle vacanze, dove al posto dei tuoi cugini c’è Gandalf il Grigio.

 

2013: Lo Hobbit spiegato da un gangsta (spiegato bene davvero) ci insegna che un tizio all’apparenza sgangherato e con un eloquio molto poco accademico può arrivare al punto molto meglio di uno con le toppe sulla giacca marrone (che poi è la lezione che ci darà Grampasso nel Sda).

 

2014: Il Saturday Night Live propone un ottimo crossover tra The Office e The Hobbit, con Martin Freeman a fare da trait d’union tra le due opere. Un vero peccato che Ricky Gervais non si sia prestato a fare Gandalf, ma non si può avere tutto.

 

2014: La versione LEGO della trilogia di Jackson su Lo Hobbit, asciugata a 72 secondi, fa molto ridere ed è adatta per chi non sopporta gli infiniti slow mo che mette il regista neozelandese.

 

Il prossimo aggiornamento di questa retrospettiva potrebbe riguardare il film biografico Tolkien, affidato al regista finlandese Dome Karukoski, con Nicholas Hoult e Lily Collins, che vivranno la vita del professore e della futura moglie appena ventenni, alle prese con la Grande Guerra e con la Terra di Mezzo che comincia a prendere forma letteraria. Aspettiamo fiduciosi.

Valerio Coletta
Valerio Coletta
Giocatore di basket e hockey sul prato. A 12 anni ha incontrato Alberto Angela al McDonald. Ha fondato Bookskywalker e scrive in giro.
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