Letteratura: L’occhio del barbagianni — Ceronetti, il Ferrari, i privé
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!

L’occhio del barbagianni — Ceronetti, il Ferrari, i privé

  Non ricordo neppure come ci sono finito ma insomma, mi trovo seduto a un tavolo di poeti, o comunque persone che scrivono poesie, e fra loro c’è questa ragazza, giovane, che mi dicono essere caporedattrice di una rivista letteraria assai importante. Così giovane. Così svagata. Così piena di opinioni, un sacco di opinioni. Siede […]

27 Set
2018
Letteratura

Illustrazione di Asia Flamini

 

Non ricordo neppure come ci sono finito ma insomma, mi trovo seduto a un tavolo di poeti, o comunque persone che scrivono poesie, e fra loro c’è questa ragazza, giovane, che mi dicono essere caporedattrice di una rivista letteraria assai importante. Così giovane. Così svagata. Così piena di opinioni, un sacco di opinioni. Siede vicino a un poeta, di una certa età, e lo riempie di attenzioni e di opinioni, un sacco di attenzioni e un sacco di opinioni. A un certo punto le squilla il telefono, si alza, si allontana un po’, dopo torna e dice: «Vi dispiace se ci raggiunge un amico? Ve lo chiedo perché lui non è un poeta, cioè, non ha niente a che vedere con questo mondo».

Visto che siamo in una pizzeria immagino voglia dire che non appartiene al mondo dei poeti che frequentano le pizzerie. E infatti dopo mezz’ora arriva questo signore in giacca e cravatta, camicia con i gemelli, orologio costosissimo al polso, capello brizzolato un po’ lungo.

«Mi scuso per il ritardo, dice, e soprattutto per non essere all’altezza della situazione. Il fatto è che lei» e indica la giovane caporedattrice della rivista letteraria assai importante «mi trascina sempre in contesti nei quali sono fuori luogo. A questo punto potreste chiedervi perché continuo a frequentarla. Intanto cominciamo col dire che ci siamo conosciuti in tutt’altra situazione. Ti dispiace se lo racconto?». La ragazza lo insulta: «Cretino, sei proprio uno stronzo. Sapete? È proprio uno stronzo. Cretino!» e ride. «Avanti su, racconta» lo incoraggia.

«Ecco, dice lui, l’ho conosciuta in un privé. Sapete tutti cos’è un privé?». Ovviamente nessuno lo sa: nel mondo dei poeti che frequentano le pizzerie la parola privé è poco utilizzata. «Allora ve lo spiego io. Esistono dei locali, magari a Bologna no, ma a Milano esistono molti locali abbastanza esclusivi dove si ascolta la musica, si beve, si chiacchiera con qualche bela tusa che è lì apposta per intrattenere i clienti. Oh, non immaginate nulla di equivoco, sono ragazze perbene, studentesse che arrotondano in questo modo. Ovviamente sono bellissime. E sono bellissime perché arrivano dalle agenzie di moda. Solo che non tutte diventano modelle, allora qualcuna viene contattata per lavorare in questi locali di Milano, che pagano parecchio bene. E comunque, se hai voglia, cioè se una o più di queste ragazze ti piace particolarmente, puoi anche chiedere di averla in esclusiva in un privé. Oh, non immaginate nulla di equivoco, sono ragazze perbene, però così guadagnano di più e fra l’altro, visto che è il cliente a pagare le consumazioni, possono bere gratuitamente e passare la serata a divertirsi e ballare senza spendere un euro. A quel punto, se si è creata un’intesa, perché non è detto che capiti, però se la conversazione ingrana, può anche succedere che la serata continui fuori dal locale e poi anche dopo. Insomma nascono dei rapporti. Per esempio fra me e lei è andata esattamente così. Abbiamo iniziato a uscire assieme e i locali milanesi con privé si sono trasformati in salotti letterari, situazioni per me assurde perché io appartengo a un altro mondo. Come quella volta che siamo andati a Cetona. Te lo ricordi?» chiede alla giovane caporedattrice della rivista letteraria assai importante. «Sono andato a prenderla e quando ha visto com’ero vestito e, soprattutto, quando ha visto il Ferrari parcheggiato sotto casa, ha piantato un casino del quarantotto».

«Ti credo!» lo interrompe lei. «Sei un cretino, sei proprio uno stronzo, capite? È proprio uno stronzo. Cretino!». E ride. «Avanti su, racconta» lo incoraggia di nuovo.

«Insomma, quando vede il Ferrari perde la testa: «Io su quel coso non ci salgo! Non possiamo presentarci a Cetona così, è escluso, ma poi come ti sei vestito? Cos’è quel completo? Ti sembra normale andare all’evento per il Ceronetti con un Armani? Io questa figura non la faccio». E chi sarebbe il Ceronetti, dico io? Perché, come ho detto, io sono più da locali milanesi  abbastanza esclusivi e lì il Ceronetti non ha mai messo piede. Alla fine però raggiungiamo un accordo: arriviamo a Cetona e parcheggiamo da qualche parte fuori dal paese, poi a piedi fino in centro per incontrare il Ceronetti. Lei entra, io resto fuori. E quindi partiamo e, come promesso, cerco un posto in cui lasciare il Ferrari. E mi sembra che il posto perfetto sia una stradina sterrata, molto ben nascosta, che porta a una vigna. Tutto come da programma. Raggiungiamo il luogo della cerimonia: lei entra, io resto fuori e mi siedo in un caffè a bere un prosecco. Sono lì che mi godo le bollicine quando entrano due baltrescànt che ordinano da bere e raccontano al barista di aver visto una pattuglia dei carabinieri e una piccola folla lungo la statale a un paio di chilometri. Sembra che abbiano ritrovato una Ferrari abbandonata nella vigna del Baldi. Certamente rubata. Rubata un cazzo, dico io, e mi precipito a recuperare il mezzo. Duecentocinquanta euro per divieto di sosta, capito? Per colpa di questa matta qui».

«E ti sta bene!» sbotta lei. «Sei un cretino, un vero bastardo». E ride. «Avanti su, racconta cosa succede dopo» lo incoraggia.

«Succede che parcheggio in un parcheggio vero e mi avvio a pagare la sosta per poi tornare a godermi le bollicine che ho lasciato a metà. E però non faccio in tempo ad arrivare al parchimetro che un lendenòn, un rudere come pochi, tutto storto e zoppicante mi chiama e mi dice: «Senta, non le dispiacerebbe aiutarmi a fare qualche passo? Devo arrivare lì» e indica il palazzo in cui è entrata lei, «ma non sono certo di riuscire a salire le scale. Se mi appoggiassi sarebbe più semplice». Anche lei alla cerimonia del Ceronetti eh? dico al nonno. Ad essere sinceri c’è un prosecco che mi aspetta però senta, se facciamo in fretta va bene, l’accompagno. E quello non se lo lascia dire due volte, si appende al mio braccio e aspetta che lo guidi a destinazione. Ci vogliono dieci minuti buoni per arrivare alle scale e altri dieci per salirle. Sono sicuro che non ce la farà e dentro di me penso: stai a vedere che il nonno mi sfiata a metà della rampa. Arriviamo in cima che rantola da far pena. Vorrei liberarmene e tornare alle bollicine ma quello non molla la presa. E con la testa, visto che se prova a parlare muore all’istante, mi fa cenno di proseguire verso la sala che abbiamo di fronte. Sono pronto a scaricarlo sulla prima sedia libera ma appena dentro scatta un applauso fragoroso, tutti in piedi, tutti che sorridono e salutano, orcu dighel non era il Ceronetti la mummia accanto a me?».

«Perché sei un ignorante e un cretino!» commenta la giovane direttrice piena di opinioni. «Un povero scemo». E ride. «Tutti quanti lì dentro avrebbero voluto stringere la mano al Ceronetti e invece, ditemi voi se non è assurdo, il Ceronetti sceglie il più ignorante fra tutti e se lo tiene vicino per tutta la cerimonia. E vedeste come si divertiva a sentirlo parlare di Ferrari e privé, questo scemo qui. Perché è simpatico il Ceronetti, un spirito vivace. E tu dovresti essere fiero di averlo conosciuto».

«Fiero sono fiero» dice lui. «Simpatico è simpatico. Però finiamola di raccontare. Quando siamo usciti il caffè era chiuso, e quindi addio bollicine, e dopo, arrivati alla macchina trovo un’altra multa. Per colpa del baggina ho dimenticato di pagare il posteggio e mi sono beccato 125 euro, che si aggiungono alle 250 del divieto di sosta. Così, se contiamo le bollicine, il Ceronetti mi sarà costato 380 euro. Che potevo spendermi in un privé. Che poi adesso…» dice rivolgendosi al mondo dei poeti che frequentano le pizzerie «lo sapete anche voi cos’è un privé».  

Mauro Orletti
Mauro Orletti
È nato a Chieti. Ha studiato Giurisprudenza a Bologna dove vive e lavora. Ha collaborato con la rivista «L’Accalappiacani, settemestrale di letteratura comparata al nulla» (Deriveapprodi). Ha scritto della Fiat (“Mi sento già molto inserito”, 2009) e di Comunione e Liberazione (“Un uomo in movimento”, 2012). Il suo ultimo libro, “Piccola storia delle eresie“, è uscito nel 2014 per Quodlibet. È fra gli autori del “Repertorio dei matti della città di Bologna” (Marcos y Marcos 2015).
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude