Materiale d'importazione: Competizione
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Competizione

Materiale d’importazione – Narrativa straniera inedita selezionata da DUDE.

1 Giu
2014
Materiale d'importazione

Molti pazienti maschi presentano un disturbo sessuale che chiamiamo morbo di Errol Flynn, per via dell’attore che sviluppò problemi simili negli ultimi anni di vita.

Mia moglie Sandra dice che mi comporto con questi pazienti come se fossero miei rivali in amore, o fratelli più piccoli. Trova che il trattamento li renda ancora più disturbati, e che io sia come uno che ripara la gamba rotta di una sedia rompendo le altre tre.

Questo è il genere di critica che poche persone possono offrire. Sandra ha un suo ambulatorio chirurgico, è specializzata nelle operazioni su pazienti affetti da ginecomastia benigna, cioè «uomini con le tette». Usiamo lo stesso piccolo ospedale privato vicino Bondi Junction, in un palazzo rivestito di vetro che trema come la superficie di un lago. Ogni giovedì, mia moglie asporta tessuto indesiderato – ghiandole, grasso – da petti di uomini. A casa facciamo pasti abbondanti. Sandra beve vino rosso. Il mondo mi appare freddo, persino ostile, affollato di uomini inquieti che potrebbero irrompere in casa e mitragliarci nel letto.

Senza eccezioni, i pazienti Errol Flynn vengono da soli alla visita iniziale. Per prima cosa ripercorriamo la loro storia sessuale e medica, compresa ogni esposizione a sostanze pericolose. Descrivono il loro problema: quando il paziente fa l’amore col proprio partner, gli è impossibile eiaculare entro un periodo di tempo agevole, prima che il sesso diventi tedioso o altrimenti spiacevole. In alcuni casi, il paziente non riesce affatto a raggiungere l’orgasmo. In queste visite pre-operazione, tanto varrebbe seguire un copione:

IO: Ci sono due componenti, nel trattamento che offriamo: prima, lei prende un carbidopa-levodopa, un farmaco originariamente progettato per curare il Parkinson. Dal nostro punto di vista, serve ad altro. Secondo componente è l’impianto di un apparecchio lungo circa 2 cm alla base del suo pene. Questo impianto manda una scarica elettrica ai suoi testicoli, e così causa l’eiaculazione.

PAZIENTE TIPICO: Mi sono informato sulla procedura.

IO: Allora sa già che l’impianto e il farmaco interagiscono? Il trattamento non funzionerà, se usiamo l’uno senza l’altro.

PAZIENTE TIPICO: Voglio fare presto.

IO: Ha domande?

PAZIENTE TIPICO: No.

IO: Lei sta per avere un apparecchio elettrico installato nel pene e non ha domande?

PAZIENTE TIPICO: Quando posso prenotare la procedura?

Non ho mai incontrato un problema, in sala operatoria. Alcuni uomini sanguinano leggermente più degli altri. Una volta installato l’apparecchio, nessuno vuole rimuoverlo. Noi non offriamo revisioni. Il mio consiglio ai pazienti è di praticare astinenza nella prima settimana dopo l’intervento: la ferita deve poter guarire, prima che procedano ad affinare la loro nuova capacità. Nel giro di quattro settimane, dovrebbero essere in grado di eiaculare senza stimolazione manuale né visiva, usando nient’altro che la forza del pensiero. Alcuni pazienti paragonano questa novella abilità sessuale a un telecomando. Dopo tre mesi, possono portarsi all’orgasmo 20 o 30 volte al giorno. Dicono che è come premere un bottone con la mente. A comando ottengono un’erezione ed entro un minuto o due, sempre a comando, senza bisogno di toccarsi, smollano il carico.

Dopo l’intervento, questi uomini non vogliono essere le persone che erano prima.

Qualora vi siate chiesti se l’eiaculazione molto frequente causi una perdita peso, ho la risposta — no. Il mio paziente preferito, Thomas, era pesante prima del trattamento e ad oggi rimane 15 kg sovrappeso. Alla sua prima visita, stava lì seduto praticamente raggomitolato, e probabilmente voleva morire. Tutto questo è cambiato, l’abbiamo cambiato l’anno scorso.

A differenza degli altri, Thomas ha un appuntamento fisso ogni mese; in questi controlli, monitoriamo gli effetti del trattamento sul lungo periodo. Oggi gli faccio «Novità col peso?» E lui risponde, come al solito, «Niente novità».

Sappiamo che il trattamento cura la dipendenza dalla pornografia. Questi pazienti non vogliono più input forti, dal loro ambiente. Thomas si riferisce al suo impianto come «l’interruttore».

A quanto dice, il suo problema con la pornografia è cominciato prima dei 30 anni, un periodo in cui era sposato e tuttavia infatuato di una sua collega in una qualche agenzia di marketing. Questa collega preferiva le donne. Comunque, Thomas era fissato con lei. Un pomeriggio, Thomas ha invitato la collega a casa per cena con sua moglie, sospettando che l’infatuazione sarebbe stata liquidata quella sera, o sedata o consumata. E qui aveva ragione. Anziché preparare la cena, hanno bevuto diverse bottiglie di vino, e hanno fatto sesso a tre nella cucina. Una volta mi ha descritto la scena in maniera terribilmente dettagliata. Il giorno dopo il triangolo, Thomas ha notato che la moglie e la collega se la intendevano in modi che non si aspettava: continuava a tornare dalla stanza accanto per ritrovarle che si baciavano sul divano. Semmai, sua moglie sembrava un po’ omofobica, prima dell’orgia. Nel giro di poco, lasciò Thomas e andò a vivere con la collega che lui tanto amava. Risolutamente, lasciò il lavoro per contrastare gelosia e rimorsi. A casa, divenne ossessionato dalla lesbo-pornografia. La sua disfunzione sessuale si manifestò.

Ciò che facciamo a questi uomini non è peggio di come mi arrivano.

Oggi Thomas dice che non è più interessato a «relazioni romantiche o sessuali» – ed è questo il cambio più grosso. Chiede se è il farmaco, a produrre questa indifferenza, e gli rispondo «Non è tra gli effetti collaterali». Poi Thomas confessa di sentirsi in colpa per il suo disinvolto autoerotismo, e domanda se sta avendo una «evoluzione inappropriata». Gli rispondo che un’evoluzione sbagliata non esiste. Thomas non sarà più controllato dalla gelosia, né ipnotizzato dalle immagini. È il mio preferito perché è stato il primo paziente a soddisfare ogni obiettivo del trattamento – Thomas ha perso ogni desiderio di sesso e amore, e possiede solo un bisogno di eccitazione. Vorrei che raggiungessero tutti il suo stato di obsolescenza.

Tra mia moglie e me, purtroppo, c’è una discussione irrisolta sul trattamento, e su quello che Sandra descrive come il mio senso esagerato della competizione.

Questi uomini non creeranno più problemi al mondo. Possiedono qualità straordinarie. Non si fa male nessuno.

Materiale d’importazione è una rubrica curata e tradotta da Daniele Zinni.

Illustrazione di Fabio Pistoia.

Ringraziamo Tin House per la collaborazione. Potete leggere qui la versione originale.

Andrew Pippos
Andrew Pippos
Vive a Sydney. I suoi racconti sono stati pubblicati su N+1, Fifty-Two Stories, Meanjin e Seizure.
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