Invasione
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Invasione

Materiale d’importazione – Narrativa straniera inedita selezionata da DUDE.

Era da giorni che piovevano pelli di serpente. L’aria fredda le seccava sulla terra arsa, e il vento le sospingeva in volo nella notte come lanterne cinesi. Al mattino ne trovavamo a centinaia, che pendevano dagli alberi come fragili nastri.

Questi serpenti erano impostori, pitoni giganti da altre terre. Venivano catturati nelle giungle, strappati ai nidi quando non erano più grossi che vermi, e venduti qui come animali domestici. Tutto perfetto. Tutto esotico. Ma nel giro di qualche mese diventavano troppo grossi, per le loro teche. Le rovesciavano col peso del proprio corpo, come braccia muscolose, e trovavano rifugio nelle nostre torbide paludi. Ingrassavano mangiando cervi e i nostri alligatori più grandi. Ma non fu fino al ritrovamento di una pelle in particolare, delle dimensioni di un lenzuolo, sventolante su un cavo del telefono, che fu lanciato un appello ufficiale.

•••

I serpenti furono cacciati in canoa e kayak. Furono presi al laccio sulla superficie dell’acqua salmastra – le loro pelli forate con degli arpioni, e riposte in frigoriferi portatili per soffocare l’odore. Furono tirati a riva a notte fonda. Accendemmo dei fuochi e osservammo mentre a centinaia venivano gettati nelle fosse, per essere contati al mattino.

Dopo aver finito, riportammo le torce alla palude e circondammo di luce la riva. Aprimmo a fatica delle vecchie sedie da spiaggia coperte di ruggine. C’erano canzoni e preghiere – si batteva il tempo sulle ginocchia. Qualcuno indicò i Pesci, ma le nuvole s’intromisero e oscurarono le stelle prima che il resto di noi potesse vedere. Non c’interessava. Fissammo il nulla nel cielo finché ci fecero male gli occhi. Sembrava passata un’eternità. Quando finirono le canzoni, raccontammo storie – storie spettrali di bestie antiche, emerse dagli oceani su arti appena spuntati, in cerca di qualcosa che non aveva nome.

Materiale d’importazione è una rubrica curata e tradotta da Daniele Zinni.

Illustrazione di Fabio Pistoia.

Potete leggere qui la versione originale.

Ringraziamo Tin House per la collaborazione.

Sara C. Thomason
Sara C. Thomason ha conseguito un MFA in fiction al Sarah Lawrence College. Ha vinto il secondo premio nel concorso per racconti Zoetrope: All-Story, nel 2012, e ha ricevuto una menzione d'onore da Glimmer Train. Questa storia è la prima che ha pubblicato.
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