Materiale d'importazione: Vola nel cestino
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Vola nel cestino

Narrativa straniera inedita selezionata da DUDE MAG.

21 Giu
2015
Materiale d'importazione

Dal momento che sei una persona ragionevole, i pulcini morti – quelli contro i quali metteva in guardia il volantino – sono seppelliti sul fondo del tuo cestino della spazzatura metallico, sotto frammenti di pastelli gialli, grumi di gomme da masticare rapprese e pezzi di carta appallottolati, tra cui lo stesso volantino. Sono però sopravvissuti più pulcini di quelli che credevi, e adesso ce ne sono a dozzine che zampettano per la stanza, scacazzando dappertutto. 

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Il volantino sconsigliava di dire agli alunni il numero di pulcini previsti, ma non impediva di dirgli come sarebbero arrivati: Posta Raccomandata, Paccocelere.

«Perché con l’aereo?» chiedono meravigliati i bambini con gli occhi sbarrati.

«Perché non possono volare da soli», rispondi tu.

I bambini sbattono le ciglia a ripetizione – le loro palpebre tremano come luci al neon agonizzanti.

«Dopo i pulcini volano?» chiedono i bambini.

«No, ma solo perché non glielo lasciamo fare», dici tu.

«Gli insegniamo a volare?» domandano loro.

«Noi non sappiamo volare, quindi non possiamo insegnargli a volare» rispondi tu.

«Allora cosa gli insegniamo?» chiedono i bambini.

Quante volte su quei pezzi di carta appallottolati avevi scritto e riscritto la tua lettera di dimissioni… Ma le mancava sempre qualcosa. Hai iniziato a riempire il cestino con lettere di dimissioni il giorno stesso in cui hai cominciato ad insegnare ai bambini.

«Gli insegniamo quanto è piccola la vita», dici tu.

Non ti preoccupa che i bambini possano scoprire la tua intenzione di dimetterti, perché tanto non sanno leggere, e comunque non puoi dare l’impressione che vuoi andartene. A dimostrazione di ciò, acchiappi un pulcino un po’agitato, un morbido uccellino tra il giallo e il marrone, e lo accarezzi in mezzo alle ali.

«Il pulcino è dolce, io sono dolce, e tutti voi siete dolci», dici.

L’uccellino pigola e ti becca il polpastrello. Dopo che ti ha smerdato il palmo, lo fai saltare via dalla mano e quello, come un giocattolo a carica, si mette a svolazzare intorno al tavolo. Pur pigolando più forte che può, risulta piuttosto tranquillo. Quando si avvicina traballante all’estremità del tuo tavolo, i bambini si ammutoliscono e lo fissano senza battere ciglio.

All’improvviso, sembra ridicolo avere un tavolo così imponente con un pulcino così piccolo paralizzato sul bordo.

«E ora dove va?» domandano i bambini.

«Non possiamo saperlo», dici tu. «Non lo sa neanche lui».

Il pulcino guarda giù verso le carte nel cestino e tu sai che dovrai spingerlo da una parte o dall’altra. In classe cala il silenzio nonostante il continuo pigolio di sottofondo, e i bambini guardano dritto davanti a sé, creando una simmetria immobile, indecisi su cosa vorrebbero che faceste, tanto tu quanto il pulcino. Mentre avvolgi delicatamente la mano intorno al pulcino, ti interrompi per abbozzare in testa una nuova lettera di dimissioni.

Materiale d’importazione è una rubrica curata da Daniele Zinni.

La traduzione di questo racconto è stata realizzata da Audrey Quinto.

Illustrazione di Alberto Fiocco.

Racconto pubblicato originariamente su Tin House con il titolo Flyer.

Mary Stein
Mary Stein
È una scrittrice di Minneapolis. Suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste tra cui Caketrain, The Brooklin Rail, e Spartan Lit.
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