Letteratura: Miden: su di noi come un asteroide
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Miden: su di noi come un asteroide

Come un asteroide, Miden di Veronica Raimo, non lascia alternative. C’è un prima, e c’è un dopo. Ha la stessa potenza di un pugno di ferro, di materia magmatica, di detriti galattici che impatta su un ecosistema e lo cambia del tutto. L’ecosistema (si capiva?) è tutto quello che gravita tra la mia mente e […]

15 Mag
2018
Letteratura

Come un asteroide, Miden di Veronica Raimo, non lascia alternative. C’è un prima, e c’è un dopo. Ha la stessa potenza di un pugno di ferro, di materia magmatica, di detriti galattici che impatta su un ecosistema e lo cambia del tutto. L’ecosistema (si capiva?) è tutto quello che gravita tra la mia mente e il mio cuore. Quello che gravitava prima, e che invece dopo smette, semplicemente.

 


 

Eppure è classico, a livello di tematica, semplice nella struttura (in un capitolo il punto di vista della protagonista, in un capitolo il punto di vista del “compagno”, il professore): un evento distruttivo (una denuncia per violenza sessuale a carico del professore, l’accusa di aver traumatizzato una studentessa, con cui ha avuto una storia, che potrebbe determinare l’espulsione dal paese) sconvolge l’equilibrio di una coppia, che per di più aspetta un bambino.

Miden è il paese mitico in cui i due sono emigrati, utopia suprema per un’intera generazione (forse anche due), cresciuta all’insegna del «andate a lavorare all’estero, emigrate, mio figlio lo manderei subito all’estero». Ma l’asteroide non è la violenza (che determina la cacciata dall’Eden), è l’impatto che ha sulla donna, e sul lettore. Sulla donna, di cui non si sa il nome, perché in qualche modo è tutte le madri, è tutte le donne; sul lettore, che invece ne viene investito in maniera del tutto personale. Come se, in qualche modo, fossi diventato, in quanto lettore, il depositario di una terribile confidenza bilaterale: chi ha subito la sconvolgente rivelazione di tutte le pratiche sessuali del compagno, stilate una dopo l’altra su una denuncia, e chi in qualche modo si è trovato in una situazione durissima, a livello accademico, a livello personale, ed è considerato colpevole, pur in uno stato pesantemente garantista, fino al midollo.

La violenza subita dalla studentessa (che comunque in qualche modo, ed è schifoso da ammettere forse, è dannatamente seducente) è una specie di rivelazione messianica, come capita in Teorema di Pasolini. Il sesso svela: il misterioso ospite che turba le vite di tutti gli abitanti dell’opera pasoliniana in Miden è vittima e, nello stesso tempo, artefice di una nuova, sconvolgente, situazione.

Non posso, come lettore, ritrovarmi ancora nel racconto dopo aver ricevuto questa confidenza così invadente, pesante, dopo essermi infilato in camera da letto, tra il professore e l’attuale compagna, dopo averne saputo il passato (precedente all’attuale relazione, ma nello stesso tempo infamante, schifoso come un tradimento).  Non posso nemmeno far pace con l’utopia del «se mi fossi trasferito all’estero chissachecosaavreicombinato», perché in qualche modo diventa quasi stucchevole la società mitica, come se fosse una specie di paesino dell’entroterra, pettegolo eppure dannatamente apprensivo, ansioso, dove nessuno si trova male, dove nessuno soffre, per carità di dio! Sofferenza è alterità, sofferenza è estraneità, sofferenza è altro paese, non Miden!

Veronica Raimo mi ha incontrato (o lo ha fatto il suo libro) precisamente nell’istante in cui si trovano i protagonisti all’inizio: in attesa di un bimbo, con i rapporti da disegnare di nuovo, lasciando comunque immutate le basi fondamentali. E mi ha buttato addosso tutto il peso di questo nuovo disegno di rapporti, stracciato da una nuova presenza. Che non si capisce se sia la studentessa, il figlio in arrivo, o semplicemente il passato dell’altro, la parte più brutta e terribile dell’altro che esce fuori alla lunga in ogni convivenza, in ogni relazione quando diventa più profonda e più dura (anche nel senso di resistente al tempo).

Non ne sono uscito bene: quando l’asteroide cade e strappa ogni forma di vita, forse perfino Dio si rende conto di aver smesso di giocare (con forme di vita giganti, tipo i dinosauri), e di dover provare con qualcosa di meraviglioso e complesso, di dannatamente intrigante, come l’uomo e la donna, come le infinite correlazioni che possono intrecciare e negare e dover spiegare. Non ne sono uscito bene, perchè dopo l’asteroide non ci sono suoni, ma solo la puzza forte, invadente, che si sente quando ci si guarda troppo a lungo dentro. Con la voglia di fuggire di corsa che si sente subito dopo, come di fronte a qualcosa di troppo ignoto, troppo altro, senza nome, eppure intimamente te stesso/tuo e abissale. Dopo un asteroide, cosa arriva/arrivano a provare, a pensare, un uomo, una donna, una coppia che sta per generare vita? Esiste vita, dopo un asteroide?

••

L’autrice presenterà Miden assieme a Edoardo Vitale
17 maggio, dalle 20:00.
Libreria Assaggi | Info

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
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