MSGP: Manuale di sopravvivenza per giovani padri — La prima frase di senso rinchiuso
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Manuale di sopravvivenza per giovani padri — La prima frase di senso rinchiuso

La sua prima frase! Ed è subito critica alla società, che costringe le madri lavoratrici ad estenuanti ritmi sonno-veglia. Che stoccata al sistema padronale, che nerbo trotzkista, e che eloquenza! 

21 Apr
2020

Il primo giorno di isolamento in casa il figlio di quasi due anni ha detto la sua prima frase di senso compiuto. Oppresso da fosche previsioni di umana profondità e sensibilità del tipo FERMERANNO IL CAMPIONATO LA LAZIO CE L’AVEVA QUASI FATTA, con sguardo vitreo e fisso nel vuoto, il giovane padre già pregustava una lunga giornata di sopportazione e pazienza. 

Passava in rassegna le tecniche vietcong imparate in un campo di lavoro in Laos in qualche vita parallela per occultare agli occhi del pargolo tecno-capilista il computer, oggetto di desiderio irrefrenabile. Al grido belluino di “IL MIO TESSSORO” il piccolo avido di potere del web lo brama: cercava di capire come sfuggirgli e lavorare al contempo. 

Immerso in questo mondo di frode e inganno, il giovane padre non si è  accorto che il guerrigliero senza sonno già si è seduto vicino a lui sul divano. 7.03, in perfetto orario, la sua sveglia biologica come sempre ticchetta inappuntabile. 

Si siede vicino al giovane padre e con aria un po’ addormentata e trasognata, l’artista del murales sui mobili Ikea gli fa: «Mamma fa ninne». La sua prima frase di senso compiuto! Fino a ieri diceva solo: «Palla, gol, rigore, pappa, acqua e latte e nonno e zia e qualche altra cosa molto profonda come dinosauro», tutte cose indispensabili, ma mai coniugate o comunque allineate in maniera logica. 

La sua prima frase! Ed è subito critica alla società, che costringe le madri lavoratrici ad estenuanti ritmi sonno-veglia. Che stoccata al sistema padronale, che nerbo trotzkista, e che eloquenza! 

Da quel momento il giovane padre, a buon diritto e con giusta didattica, decide di non mettergli pressione: «DILLO ANCORA DILLO ANCORA PROVA CON UNA FRASE PIÙ DIFFICILE UNO SPETTRO SI AGGIRA PER LA CAMERA DI MAMMA E PAPÀ PROVA CON SONO LE 18.04 MINUTI LA LAZIO È CAMPIO…» Niente. Lo sguardo assonnato, il piccolo Seneca, già donata al mondo la sua perla, è assorto nell’adorazione muta di due divinità post-sovietiche, Masha e Orso, chiara raffigurazione di come la vita in Siberia sia prospera e sia auspicabile un immediato trasferimento.

In quel verde brillante di avventure e animaletti, il pargolo si perde, lasciando il giovane padre in uno stato confusionario. È stato solo un caso, la rabbia del momento contro l’impossibilità di svegliare la mamma, un messaggio per i posteri? Non parlerá mai più? Era il suo unico messaggio al mondo, giovane Siddartha da ora in avanti in perenne contemplazione? O continuerà, come già fa, solo ad urlare ordini del tipo: «LATTE! NINNA!», da despota pre-Illuminismo? 

Ovviamente il giovane padre rimesta già tra le sue paure per la situazione urgente e opprimente, sa che ora tutto il carico educativo sarà sulle loro spalle, sa che dovranno provare a fargli passare lunghissime giornate in casa. Si chiede se sia in grado, se sia possibile, se tutte le sue paure non lo spingeranno a perdere la pazienza, a diventare un po’ peggiore. Gli viene da pregare, da piangere, da urlare, spaventato da una nuova, chiusa quotidianità, dal futuro ristretto. Nel frattempo il piccolo pargolo ride di gusto, perché l’orso è appena caduto rovinosamente (una critica al piano quinquennale o alla NEP?). Pensa all’oggi, pensa all’oggi, e fai ridere il bimbo. E come obiettivo di vita già sembra un po’ più bello. E il figlio ride di nuovo, l’orso di nuovo a terra. Pensa all’oggi, e ai nuovi inizi che solo i bambini sanno sempre vedere.

 

In copertina, illustrazione di RESLI

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
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