Racconti notturni: La Fabbrica di Colla
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La Fabbrica di Colla

Torna “Racconti notturni”, la nostra rubrica cupa e crepuscolare.

In una fabbrica di colla un operaio specializzato abbassa e alza il miscelatore di un adesivo poliuretanico con una piccola leva di plastica mentre pensa alla fine del suo matrimonio.

La donna l’ha amata per molti anni ma ora non la ama più. Con la donna che ha amato ma che ora non ama più, l’operaio specializzato ha avuto due figli, una bambina e un barattolo. La bambina era più grande del barattolo di tre anni ed era una bambina bellissima. Quando, la domenica, l’operaio specializzato portava la bambina a spasso alcune persone si fermavano a guardarla e dicevano: questa bambina è bellissima, difficilmente si vedono bambine così. Quando tornava a casa con la bambina l’operaio specializzato raccontava le parole delle persone alla moglie ed erano felici.

La moglie dell’operaio specializzato aveva un gatto bianco con gli occhi rossi come l’inferno. Il gatto la moglie lo aveva da prima che lei e l’operaio specializzato si sposassero. Fin da quando la bambina bellissima aveva un anno, giocava molto con il gatto. Il gatto bianco sembrava incuriosito dalla bambina bellissima e spesso si avvicinava a lei. La moglie dell’operaio specializzato non lavorava perché appena due anni dopo la nascita della bambina bellissima l’operaio specializzato, che aveva studiato come perito tecnico e aveva un piccolo laboratorio di chimica nel seminterrato della casa, aveva trovato una formula. Quando al proprietario della fabbrica di colla era stata mostrata la formula il proprietario aveva detto che avrebbe fruttato una montagna di soldi.

La formula permetteva di produrre una colla fenomenale, che teneva insieme le cose anche lontanissime. Quando la fabbrica di colla l’ha commercializzata, fuori dalle ferramenta e dai negozi di materiali plastici c’erano code interminabili. La gente usava la colla fenomenale per non far fallire una relazione a distanza, o per non soffrire troppo quando i figli lasciavano casa per andare a studiare all’estero. Alcuni laboratori scientifici all’avanguardia provarono a usare la colla per approfondire la relazione tra l’autocoscienza e il fenomeno dell’entanglement quantistico, un club di subacquei dilettanti per ritrovare a un week-end di distanza i branchi di cernie e di pesci pagliaccio, una celebre organizzazione di amatori dell’occulto per indagare il rapporto tra i fantasmi e gli scomparsi e il grande mistero della telepatia.

Nei giorni in cui il barattolo era stato concepito l’operaio specializzato dedicava ogni minuto a pensare alla formula. In quei giorni nella sua testa la vita era come il vento, non si vedeva chiaramente, ma all’operaio specializzato importava soltanto che attraversasse e che muovesse le idee. Quando la colla fenomenale era entrata in commercio, l’operaio specializzato aveva acquistato una grande casa indipendente. Nonostante guadagnasse abbastanza per non fare più niente, aveva voluto continuare a lavorare per la fabbrica di colla, alla quale pensava di dovere tutto. Sei mesi dopo la moglie ha partorito il barattolo. Quando, al risveglio dall’anestesia per il cesareo, la moglie dell’operaio specializzato ha visto nella culla il barattolo, ha pianto. Perché, ripeteva in lacrime all’operaio specializzato, se nostra figlia sta venendo su così bella.

Nei mesi successivi alla nascita del barattolo la donna ha sofferto di una profonda depressione post parto.

Un collega della fabbrica di colla gli aveva consigliato di rivolgersi a un famoso ipnotista. Quando l’operaio specializzato ha portato la moglie dal famoso ipnotista, il famoso ipnotista gli ha permesso di assistere alla seduta. Lo studio del famoso ipnotista sembrava una caverna geometrica. Alcune maschere con occhi indemoniati e con zigomi azzurri come l’oltrecielo guardavano dal soffitto il lettino della terapia. Il famoso ipnotista ha detto, a me gli occhi, e ha fatto oscillare un pendente. Quando la moglie dell’operaio specializzato era catatonica ha detto, che le marziali leggi della vita e della morte si dimostrino clementi con i tuoi pianeti e le tue stelle, o fiore troppo fragile nella tormenta dell’esistenza, e che le guglie straordinarie delle luminose cattedrali che il caos ha costruito nel cosmo possano alleviare la tua irrequieta sofferenza. Ha detto questo, e questo l’operaio specializzato lo ricorda parola per parola.

Il barattolo, suo figlio, era come una maxi confezione di frutta sciroppata, e aveva il bordo superiore di metallo tagliente. Dato che la moglie non voleva più uscire dalla sua stanza, l’operaio specializzato aveva rinunciato alla gran parte del suo lavoro alla fabbrica di colla. Portava tutti i giorni i suoi due figli al parco giochi. Non gli importava che i complimenti e le attenzioni fossero tutte per la bambina bellissima. Ogni tanto, mentre camminava verso casa con la bambina mano nella mano e il barattolo in braccio, avvicinava l’orecchio al bordo del barattolo. L’operaio specializzato sorrideva perché nel barattolo sentiva il vento.

Il gatto bianco con gli occhi rossi come l’inferno amava la bambina bellissima quanto sembrava inconfutabilmente odiare il barattolo. Quando erano a tavola, o se il barattolo era posato su uno scaffale, su una sedia o su una mensola, il gatto bianco saliva sullo scaffale, sulla sedia o sulla mensola e come se niente fosse lo buttava giù. Una volta che il barattolo era caduto, lo faceva rotolare sul pavimento, inseguendolo come una preda o un giocattolo. L’operaio specializzato si era accorto dell’antipatia e, quando coglieva il gatto bianco avvicinarsi al barattolo, lo sgridava scacciandolo. Un giorno il gatto bianco aveva fatto cadere il barattolo di soppiatto e il barattolo si era ammaccato. L’operaio specializzato se n’era accorto e il panico l’aveva colto per la salute di suo figlio. Aveva preso il barattolo tra le braccia per tranquillizzarlo e assicurarsi che il danno non fosse grave. L’aveva portato all’orecchio e il vento si sentiva ancora. Sia lode al cielo, aveva pensato. Poi aveva visto il gatto bianco appollaiato su un piccolo mobile da salotto. Aveva inseguito il gatto e l’aveva preso per la coda. L’aveva picchiato urlandogli contro di non farlo mai più, e per tutto il tempo il gatto l’aveva guardato con i suoi occhi rossi come l’inferno. L’operaio specializzato si sentiva in colpa, perché non amava la violenza. Era andato in camera da letto, da cui la moglie ormai non usciva più da mesi, e le aveva detto che il gatto bianco stava provando a uccidere il barattolo. La moglie, che amava molto il gatto bianco e gli permetteva ancora di accoccolarsi sulle sue ginocchia durante i lunghi giorni passati nel letto, alle parole dell’operaio specializzato aveva riso forte. La risata della moglie era isterica. Dovresti far curare queste tue paranoie, aveva detto all’operaio specializzato, e lui se n’era andato senza sapere cosa rispondere.

Intanto, per causa della colla fenomenale, la fabbrica di colla stava andando inaspettatamente in rovina. La colla fenomenale era in grado sì di tenere insieme cose anche lontanissime, ma dopo alcuni mesi le cose che la colla aveva tenuto insieme si respingevano per sempre. Non c’era modo, con le buone o con le cattive, usando altra colla o provando con pazienza a ristabilire il legame: non c’era nessun modo di tornare indietro. Le coppie che non potevano più amarsi, i padri che avevano perduto i figli in un paese sconosciuto, anche alcuni laboratori scientifici fecero causa alla fabbrica di colla e la fabbrica di colla dovette pagare una montagna di soldi. La montagna di soldi era la stessa che la fabbrica di colla aveva guadagnato con la formula, ma per fortuna rimanevano i soldi per alcuni buoni avvocati e questo permise al proprietario di fare causa a sua volta all’operaio specializzato. Così l’operaio specializzato aveva perso il lavoro, ed era stato costretto a vendere la casa indipendente, a tornare a vivere nella casa di famiglia.

Un giorno l’operaio specializzato si era svegliato e aveva trovato il gatto bianco morto nel barattolo. Aveva subito pensato che il gatto bianco si fosse infilato nel barattolo perché sentiva il vento, ma poi era rimasto incastrato ed era soffocato. L’operaio specializzato aveva tolto la testa del gatto dal barattolo, e i suoi occhi non erano più rossi come l’inferno. Aveva preso il barattolo in braccio e l’aveva cullato per tranquillizzarlo. Non è colpa tua, gli ripeteva, non è colpa tua.

Venuta a conoscenza della morte del gatto bianco, la moglie era impazzita. Prima era rimasta in silenzio, senza dire più nulla. Poi, una notte, aveva ucciso il barattolo.

L’operaio specializzato l’aveva sorpresa in cucina mentre piangeva e tagliava il barattolo a fettucce con un apriscatole. Con la forza, l’aveva allontanata dai resti del barattolo urlandole, poi aveva chiamato la polizia. Il suo amore per la donna si era trasformato in odio.

L’operaio specializzato aveva provato a rimettere insieme il barattolo con numerosi e differenti tipi di colla, ma avvicinando l’orecchio al barattolo il vento non si sentiva più. Per via di un sogno, folle di dolore, aveva preso la copia delle chiavi della fabbrica di colla che teneva nel ripostiglio. Si era recato alla fabbrica di colla a mezzanotte, con la sua formula e i resti del barattolo. Nello stabilimento deserto, l’operaio specializzato abbassa e alza il miscelatore di un adesivo poliuretanico con una piccola leva di plastica mentre pensa alla fine del suo matrimonio e pensa che grazie alla sua colla fenomenale potrà rimanere con il barattolo per sempre.

 

In copertina: La  Colla di Giulia Scorsino.

Luca Marinelli
Luca Marinelli
Luca è redattore di Verde Rivista. Ha curato per Wojtek il “Vocabolario minimo delle parole inventate” (2019). Ha ideato la rivista Guida 42. Il suo sogno è battere il guru De Vivo in una partita di scacchi.
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