Quando al liceo, durante l’interrogazione sul Pascoli, esordii dicendo «la poetica dell’autore è stata largamente influenzata dalla perdita del padre in giovane età», la prof. di italiano mi schiaffeggiò col registro, esortandomi a non confondere più il piano letterario con quello biografico di un qualsivoglia autore. Posto che stiamo parlando di una persona nevrotica e colma di gravi problemi personali, in questi giorni purtroppo non ho potuto che darle ragione.
Richard Flanagan si è aggiudicato il Booker Prize 2014 con il romanzo The narrow road to the deep north. Lo scrittore ha 53 anni, è australiano, e vive in Tasmania, dove è nato e cresciuto. Poco importa che il romanzo con cui ha vinto il premio sia anche la sua sesta fatica letteraria, che la critica si sia sbrodolata in apprezzamenti e che, soprattutto, Flanagan ci abbia fatto scoprire che in Tasmania esistono anche scrittori, non solo impareggiabili fantastici Taz. No, poco importa davvero, visto che Flanagan prima di diventare scrittore e giornalista ha svolto dei lavori ingrati, tra cui la guida fluviale.
Prima di intitolare questo pezzo Ex imbianchino e guida fluviale vince…, ho deciso di indagare cosa sia effettivamente una guida fluviale. Chiarita poi questa parte della vita di Flanagan (che sì, forse ha influito sulla sua opera—prof. posi il registro, please—perché tra i suoi romanzi figura anche Gli ultimi minuti di vita di una guida fluviale), è sicuramente meglio dedicarsi al fatto che The narrow road to the deep north sia di fatto un omaggio alla vita del padre dello scrittore – morto per altro poco prima della pubblicazione del libro.
Questi, prigioniero di guerra, lavorò alla costruzione della Ferrovia della Morte, situata sul Passo delle Tre Pagode, tra la Thailandia e la Birmania (a circa 10 ore di macchina da dove le #immigrate si sono salvate dalla prima busta nera, tanto per capirci). Il romanzo ha colpito la critica per la sua valenza sia di romanzo storico sia di toccante e personale memoir, tanto da riuscire a soffiare il premio agli altri cinque finalisti (Ali Smith con How to Be Both, Karen Joy Fowler con We Are All Completely Beside Ourselves, Howard Jacobson con J, Neel Mukherjee con The Lives of Others e Joshua Ferris con To Raise Again at a Decent Hour – Svegliamoci pure, ma a un’ora decente nella versione italiana).
Concentrarsi sul fatto che Flanagan sia stato una guida fluviale prima di dedicarsi alla scrittura è solo un altro modo per sviare le polemiche che hanno caratterizzato il Booker Prize di quest’anno; oppure per nascondere il fatto di non aver letto il romanzo prima di scriverne.