
Prendete tredici illustratori tra i giovani più brillanti della penisola, scegliete tredici canzoni di tredici band che, pur considerandone la diversità di stili, stilemi e influenze, rappresentano il miglior presente della scena musicale indipendente italiana, mettete a capo del progetto due under 30 con una patologica passione per la musica e la necessaria curiosità nei confronti del mondo dell’illustrazione e vi ritroverete in mano un progetto che, per quanto strano possa sembrare considerato come a posteriori un’idea del genere appaia ovvia, in Italia rappresenta una piacevolissima novità.
I due giovani di cui sopra si chiamano Antonio Canestri e Luca de Santis, il progetto è Rumorama – La compilation a colori: una raccolta di tredici tavole, organizzate in un libro autofinanziato e autodistribuito in una tiratura di 250 copie: il concept è che la musica (che si declini attraverso gli spasmi rabbiosi dei Fine Before You Came in Piovono pietre o mediante le sferzate electro di Future Days dei Drink to Me fa poca differenza) sia il contesto dove protagonista è l’illustrazione e allo stesso tempo l’elemento imprescindibile che a ognuna delle tavole offre completezza. L’intuizione, è doveroso ammetterlo, non è figlia di nessuno: sono gli stessi ideatori di Rumorama a citare spesso, all’interno del novero delle opere che hanno preceduto e influenzato la loro raccolta, i libri del collettivo canadese Yellow Bird Project o l’italiano Tiamottì – 11+1 canzoni d’amore italiane a fumetti, libro curato da Andrea Provinciali e che raccoglie storie a fumetti basate su canzoni d’amore.
La creazione di una sinergia tra due settori in realtà spesso contigui (basti pensare a quanto proprio l’illustrazione abbia storicamente, nel caso di manifesti e copertine di dischi, influenzato l’immaginario creatosi intorno a un album o ad una determinata band) è nel caso di Rumorama un fine che diventa mezzo: l’obiettivo è quello, semplicemente, di fungere da cassa di risonanza sia per i giovani illustratori coinvolti, artisti dei quali generalmente poco si sa, veri talenti che, ancora non sono pienamente riusciti a farsi conoscere al di fuori dell’ambiente degli aficionados del disegno, sia per band destinate, per scelta o dal mercato, ad appartenere all’underground musicale nostrano.
In sintesi, un progetto che nasce e si evolve dalla scelta coraggiosa di valorizzare quel che c’è di nuovo e di meritevole nel panorama artistico italiano, optando per un vero e proprio “dialogo” tra forme e contesti differenti: la speranza è che, seguendo il cammino tracciato da Antonio e Luca, iniziative dello stesso tipo contribuiscano a far notare quel che di buono – ed è tanto – in Italia ancora attende di emergere.
Paolo Arzilli ha collaborato con le webzine Ondarock ed Extra!, collabora con la rivista Il Mucchio Selvaggio.