Letteratura: Sally Rooney e l’importanza delle relazioni
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Sally Rooney e l’importanza delle relazioni

I suoi due libri, “Parlarne tra amici” e “Persone normali” (uscito il 21 maggio scorso) sono due piccoli capolavori. Sia per lo stile della Rooney, fresco e per nulla ricercato, sia per ciò che raccontano, semplici storie di relazioni simili a quelle di chiunque.

20 Giu
2019
Letteratura

Avete presente quando finite una serie tv e vi chiedete: e adesso cosa faccio? Quel mix di smarrimento e fortissima nostalgia che vi coglie quando quel periodo — necessariamente breve ma intensissimo — in cui avete affidato la vostra vita a un’altra sceneggiatura e ad altri personaggi è inesorabilmente finito? Pare succeda anche con i libri (una volta succedeva solo con i libri). Ma non l’avevo mai sperimentato prima. Mi è capitato invece di recente, due volte per giunta, dopo aver finito di leggere entrambi (gli unici) libri di Sally Rooney.

Sally Rooney è la “scrittrice dei Millennial”, o almeno questo è il modo con cui hanno deciso di chiamarla per convincerti a comprare i suoi libri. Un’etichetta che nasconde due contraddizioni: che i Millennial leggano, cosa vera a metà, e che esistano dei libri solo per loro, cosa ovviamente falsa. Chiaramente è una semplice definizione, usata al solo scopo di farsi capire e quindi necessariamente incompleta. Del resto, una sola parola non basta per definire questa scrittrice così giovane, pardon, millennial (è nata nel ’91) eppure già così affermata. I suoi due libri, Parlarne tra amici e Persone normali (uscito il 21 maggio scorso) sono due piccoli capolavori. Sia per lo stile della Rooney, fresco e per nulla ricercato, sia per ciò che raccontano, semplici storie di relazioni simili a quelle di chiunque.

Quasi dei trattati sulla contemporaneità: uno sguardo sul mondo di oggi e sulle difficoltà di oggi — i social, i soldi per l’affitto, quale strada prendere nella vita, farsi un’idea sulla politica che sia solida e non contingente — a cui deve far fronte la gente comune. Le persone normali, appunto, come il titolo del secondo romanzo. Nessuna evasione dalla realtà, solo narrativa. Non un’impresa da poco, nell’era di Netflix, far ricordare che una storia ogni tanto è anche bello leggerla, sentirsela raccontare solo un po’ e poi costruirci un mondo sopra. Sally Rooney ci riesce. E infatti quando inizi a leggerli non ti fermi. Li divori, proprio come le serie tv.

Parlano di noi i libri di Sally Rooney. Ma questo lo si potrebbe dire di tutti i romanzi che leggiamo, altrimenti che li leggeremmo a fare? Vediamo quindi di andare oltre. Sicuramente parlano di amore, e quello ci riguarda sempre. Ma i contesti non sono proprio uguali ai nostri. Di certo non nel primo libro, Parlarne tra amici. Lui è un attore, per quanto in declino, e lei è un’aspirante poetessa, per quanto agli inizi. Non esattamente i mestieri che fanno i nostri migliori amici. Più che essere simili a noi, forse, i personaggi della Rooney sono simili a come ci piacerebbe essere. Quando litigano, trovano le parole perfette per dire come si sentono. Quando vanno alle feste, parlano delle politiche di Reagan o della moralità del lavoro. Quando vengono mollati, decidono di leggere tutto quello che non sanno sulla Siria e poi lo fanno davvero, non è che lo pensano e basta. Detta così, sembrerebbe che viaggiamo su due piani distanti anni luce, noi e i protagonisti del libro. Ma poi in realtà anche loro si ingelosiscono, vanno dallo psicologo, passano le serate a scrollare sul telefonino. O conoscono qualcuno che ne sa più di loro, che quando gli dice la sua non sta ascoltando, perché per lui è solo una pausa tra quando ha finito di parlare e quando ricomincerà. Quante volte è capitato anche a noi? Non serve certo far parte del jet set.

Ti lasciano talmente tante sensazioni, i libri della Rooney, che ti sembra che una trama nemmeno ci sia, o comunque non è la cosa più importante. Al centro di entrambi i romanzi, come detto, ci sono le relazioni. O meglio: l’impossibilità di farne a meno. Ma sullo sfondo c’è tanto altro. Ci sono i dialoghi, lunghissimi e per questo reali. Spesso i personaggi non si fermano in tempo, dicono di più. E poi si pentono di quel troppo o di quel che non hanno detto, esattamente come nella realtà. Ma ci sono anche tanti silenzi e lunghi flashback in cui i protagonisti rievocano ricordi passati in maniera così intensa che sembra stiano succedendo adesso. Invece poi si ritorna al presente ed è un ritorno un po’ brusco, come quando con la mente sei volato altrove e qualcun altro — con un gesto o una parola — ti fa tornare nel mondo reale. Che spesso è quello della tesi o del lavoro. O dei soldi. La questione di classe torna spesso: è appena accennata nel primo romanzo ma ben più presente nel secondo, Persone normali. I protagonisti sono una ragazza che viene da una famiglia agiata e il figlio della sua donna delle pulizie. Non è una vera storia d’amore, un po’ stanno insieme e un po’ no. Lui è molto popolare al liceo e lei per niente, ma gli status si ribaltano completamente quando vanno all’università. Lei entra nel giro giusto mentre lui non riesce più a stringere veri rapporti. È un altro tema centrale dei romanzi della Rooney, la fragilità maschile. Gli uomini, in entrambi i libri, sono sempre più belli e più deboli: Nick, l’attore del primo libro, viene ricoverato in una clinica psichiatrica e anche Connell, il ragazzo di Persone normali, decide di aderire al servizio di consulenza psicologica offerto dall’università. La malinconia e la nostalgia del liceo hanno finito per divorarlo e il futuro gli sembra solo un lungo ripetersi di scelte da prendere. Tutte molto difficili. In un certo senso, i libri della Rooney sono romanzi di formazione. Diversi dai classici, perché i protagonisti non hanno l’età del giovane Holden, non vanno più al liceo. Ma dopotutto, non sempre la maturazione è un processo a termine. L’adolescenza può richiedere un’appendice, che talvolta nemmeno basta.

Sullo sfondo c’è anche e soprattutto un’Irlanda molto diversa da quella che pensiamo di conoscere. Ammesso che l’idea che ne abbiamo sia quella cartolina in cui qualcuno di noi ha passato due settimane per imparare l’inglese ai tempi del liceo. Qui c’è l’Irlanda di Dublino, affascinante e dispersiva, ma anche della provincia, rurale e profonda. Piena di questi nomi che quando li stai leggendo non sai mai come leggerli. Intendo dire, come diavolo si pronunciano Sligo, Ballina, Carricklea? È un’Irlanda in cui la questione politica non si sente più (non nei due libri, almeno, che però sono ambientati in periodi pre-Brexit) ma la necessità di prendere posizione sì. E quella posizione è quasi sempre molto a sinistra. Ma questo riflette più che altro le idee della scrittrice, marxista per sua stessa definizione, e non è certo detto sia rappresentativo di una larga fetta del paese — stando ai risultati delle recenti europee, sembrerebbe proprio non esserlo. Nei due romanzi, invece, persino le conversazioni su whatsapp ruotano attorno agli effetti nefasti del capitalismo. Può sembrare esagerato, ma serve un’idea di società per descrivere un’idea d’amore. E comunque la politica non compare molto, va e viene. Quel che resta sono i sogni e le paure di personaggi come noi. Persone normali, appunto.

In copertina: Sally Rooney fotografata da Kalpesh Lathigra a Londra per il New Statesman.

Luca Capponi
Luca Capponi
Classe 1998, scrive per non studiare e studia per potersi permettere di scrivere. Ama lo sport, il Sudamerica, i libri e i paesi che non esistono più. Ai prossimi mondiali tiferà Jugoslavia.
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