Letteratura: Leggere il mondo, scrivere del mondo
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Leggere il mondo, scrivere del mondo

Mi sono tenuto ben lontano, quand’era fresca l’uscita del romanzo, dal “cicaleggiare” critico che si muoveva intorno all’ultimo romanzo di Walter Siti. Pochi interventi mi sono bastati: la bella intervista fatta da Giacomo Pontremoli all’autore che si trova sull’ultimo numero de Gli Asini, e il mirabile articolo di Marco Antonio Bazzocchi apparso su Doppiozero, una […]

Mi sono tenuto ben lontano, quand’era fresca l’uscita del romanzo, dal “cicaleggiare” critico che si muoveva intorno all’ultimo romanzo di Walter Siti. Pochi interventi mi sono bastati: la bella intervista fatta da Giacomo Pontremoli all’autore che si trova sull’ultimo numero de Gli Asini, e il mirabile articolo di Marco Antonio Bazzocchi apparso su Doppiozero, una voce autorevole unica nel riannodare questo romanzo con tutta l’opera di Siti. Ho però percepito, come è impossibile non accada oggi, il fragile e annichilente dibattito mosso dal teoricamente assai debole articolo di Marzano su Repubblica (giornale che ha ospitato Siti molte volte: mossa pubblicitaria? Non mi sembra che l’autore si presti a questi giochi e quindi forse, come tanti dei suoi personaggi, Siti è rimasto vittima della sua fragilità, come dimostrano in parte anche le risposte all’intervista sopra citata).

Io ho letto il romanzo di Siti sulla spiaggia, circondato da romanzi rosa e qualche più timido Cognetti, fuori tempo massimo per restare nel dibattito; queste poche righe non vogliono essere dunque un’analisi approfondita dell’opera né un punto della situazione su una questione francamente noiosa come la “critica” dei quotidiani, ma nasce molto più semplicemente con il desiderio di scrivere di un romanzo molto importante e di lasciarlo parlare attraverso le sue parole.

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Il dibattito, che si è fatto pesante e colpevolizzante, è nato dalle pagine in cui Siti descrive un rapporto del protagonista con un bambino: ebbene queste pagine, per quanto possa contare, sono pochissime, una nullità in confronto alla totalità del libro. Questo per far capire, a chi il libro non l’abbia letto, l’inutilità del dibattito. È invece vero che i pensieri di Don Leo sull’infanzia sono disseminati per tutto il romanzo, ma con un linguaggio così alto e da vero scrittore, da far impallidire qualsiasi presunto tale e trasportando invece i contenuti in un universo di pura letteratura.

«Il desiderio si precisò mentre in Leo esplodeva il vorticoso Big Bang: come due forze opposte ma coincidenti nell’istante zero, anzi misteriosamente complementari — un vuoto infinito penetrato da un infinito pieno. Più il desiderio richiedeva materia, più questa materia doveva bruciarsi nella Luce. Ecco, precipitò nell’abisso senza misura perché solo nell’abisso incontrerò lo Smisurato; sfrenata spudoratezza della creazione del fango, evitare la possibilità di un incontro concreto sarebbe come relegare Dio nell’ubbia delle ipotesi — mentre è qui, di fronte a me, che mi testimonia e mi ama. Vedere nudo un ragazzino per toccare Te, mio Dio».

L’esistenza di don Leo è raccontata da Siti con l’ampiezza di un personaggio di romanzo ottocentesco, con una definizione psicologica così precisa e maniacale da far presagire, con lo scorrere dei personaggi, la sua triste fine, tanto violenta quanto inevitabile. Il suo rapporto con la fede, che si fa personale attraverso le parole che da Dio gli vengono, è sintetizzato con una grandezza memorabile da queste parole, pensate durante l’estrema unzione ad un bambino morente.

«Se anche Dio non esistesse ma la sua assenza avesse prodotto l’uso delle parole come preghiera, non esistendo avrebbe comunque donato agli uomini il segreto della compassione.»

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La dedica a Don Milani è marchiata con parole sentite e personali: «All’ombra ferita e forte di Don Lorenzo Milani». Il rapporto Don Milani/Don Leo non ha nulla a che vedere con quello che alcune cieche interpretazioni, dedite solo allo scandalo tralasciando tutto ciò che è il romanzo, hanno dato: è un rapporto oppositivo impossibile, in buona fede, da ignorare e da non vedere. Il bambino Andrea, terzo ragazzo che entra nelle orbite del desiderio di Don Leo dopo Maicol e Massimo, è il motore della conclusione del romanzo: a differenza degli altri però lui entra volontariamente nella vita del parroco, in cerca di un riparo dalla malvagità dei genitori di cui è vittima, di una casa in cui poter vivere normalmente.

Ma i ricordi di Don Leo sono ancora troppo vividi e il rifiuto del bambino che gli si era offerto porta al sacrificio dello stesso che, come un domino, azionerà anche la sua fine. Solo se si fosse liberato del pesante fardello Don Leo sarebbe riuscito, forse, a fare il bene del piccolo, ma l’egoismo di fondo che lo muove in cerca di una salvazione individuale, non gli fa comprendere la gravità del caso, non fa scattare quella scintilla pedagogica che invece muoveva le azioni del priore di Barbiana: è allora inspiegabile, oltre che pretestuoso, il ragionamento che lega Don Leo, Don Milani e la violenza sui bambini. Don Leo vive in un rapporto complicato con Dio, per questo sì, simile a Milani, che si muove tra la sofferenza e l’angoscia e che gli impedisce di arrivare ad aiutare fino in fondo l’altro senza un tornaconto emotivo personale: «per lui un Dio che non punisce non è un Dio serio; senza angoscia non c’è misericordia, non c’è resurrezione senza condanna», frase che è anche indicatore di un’assenza del mondo di tutti giorni, dove sempre più si è abituati a vincere ed avere tutto con ogni mezzo, senza mai pensare alla sconfitta o ad una mancanza.

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Bruciare tutto è forse il più grande romanzo di Siti, nonché uno dei più importanti degli ultimi anni. Probabilmente più libero dall’estremo tentativo di contemporaneità di alcune sue ultime opere, Bruciare tutto è contemporaneo senza sforzarsi di esserlo, in modo naturale e commovente, moderno nella sua antimodernità che affonda le basi nelle Sacre Scritture continuamente citate. Intorno a Leo si muove la Milano della crescita e dell’economia sfrenata, zeppa di personaggi mediocri ed ambigui che incarnano, ed è forse questo il messaggio più profondo, la bassezza del nostro mondo da cui è impossibile innalzarsi, dove, citando Yeats citato da Siti, «i migliori sono privi di ogni convinzione, mentre i peggiori / sono pieni di appassionata intensità». Siti è un grande scrittore perché è un grande intellettuale che, prima di scrivere sul mondo, si prende la briga di leggerlo. Bruciare tutto è il suo romanzo più “disperato”, una testimonianza indispensabile per la nostra contemporaneità.

Matteo Moca
Matteo Moca
Nato nel 1990, vive a Pistoia e studia a Bologna. Studioso di Letterature comparate, fondatore di una rivista cartacea mensile di musica, cinema e letteratura dal nome Feedback Magazine, morta postuma 2013. Collabora a diverse redazioni online (tra cui 404filenotfound, Sonofmarketing, Tellusfolio). Lacanian and Proust addicted.
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