Musica: 4 motivi per amare gli Smashing Pumpkins per almeno dieci minuti
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4 motivi per amare gli Smashing Pumpkins per almeno dieci minuti

Non ero mentalmente preparato alla reunion degli Smashing Pumpkins annunciata lo scorso 15 febbraio con un video pomposo e kitsch, come lo stile della band.     È stato bello rivedere le due (non più) bambine della copertina di Siamese Dream vestite esattamente come nel 1993, ma soprattutto è stato bello apprendere che la reunion […]

17 Ott
2018
Musica

Non ero mentalmente preparato alla reunion degli Smashing Pumpkins annunciata lo scorso 15 febbraio con un video pomposo e kitsch, come lo stile della band.

 

 

È stato bello rivedere le due (non più) bambine della copertina di Siamese Dream vestite esattamente come nel 1993, ma soprattutto è stato bello apprendere che la reunion prevedeva un tour con annessa data italiana a Bologna, il 18 ottobre.

Per chi non avesse seguito con particolare attenzione le vicende della band di Chicago, gli Smashing Pumpkins sono sempre stati attraversati da un clima di tensione e da parecchi litigi. Si sono formati nel 1988, con Billy Corgan alla voce e alla chitarra solista, James Iha alla chitarra ritmica, D’acry Wretzky al basso e Jimmy Chamberlain alla batteria, prima di vari cambiamenti di formazione. Accostati al grunge nonostante differenze musicali e stilistiche molto marcate, sono diventati rapidamente uno dei più importanti gruppi degli anni novanta, grazie ai loro primi quattro album: Gish, Siamese Dream, Mellon Collie & the Infinite Sadness, Adore.

La tormentata personalità di Billy Corgan, vittima anche di un’infanzia difficile, è stata croce e delizia del gruppo, nonché la sua anima.

Il divorzio traumatico che subì la band nel 2000 e gli attriti che si erano trascinati per anni, non hanno fatto che rendere sempre più remota la possibilità di una reunion, almeno fino a pochi mesi fa. Jimmy Chamberlain e D’arcy Wretzky furono allontanati per problemi di droga nel 1996 e nel 1999. Ma il vero motivo della fine dei Pumpkins fu il litigio tra Corgan e Iha, ormai più che separati in casa.

«La verità è che è stato James Iha a far sciogliere gli Smashing Pumpkins… non io, non Jimmy, ma James… ha aiutato il fatto che D’arcy è stata allontanata per essere una tossicodipendente, che ha rifiutato di farsi aiutare? No, questo non ha aiutato a tenere insieme la band, per nulla, è stato molto difficile andare avanti, ma abbiamo marciato avanti nonostante i nostri cuori fossero a pezzi… Ma D’arcy non ha sciolto la band, non glielo avremmo permesso… e Jimmy non voleva sciogliere la band, non all’epoca… e io avrei voluto continuare per sempre…» (Billy Corgan, 2000)

 

1. Il quadrato magico

Per alcuni il quadrato magico è roba di matematica, per altri (come me) è Ronaldo-Adriano-Ronaldinho-Kakà, ma per i fan degli SP è Gish-Siamese Dream-Mellon Collie-Adore. I primi 4 album sono tra i maggiori capolavori degli anni ‘90, e quale occasione migliore della data italiana alle porte per riascoltarli, o perchè no, ascoltarli per la prima volta? Gish, del 1991, è il primo vero e proprio lavoro in studio degli Smashing Pumpkins. Un album enigmatico, che riesce a spiegare solamente in parte la direzione che poi prenderà la band. Tracce come Rhinoceros con il suo battere e levare che sarà uno dei trademark degli Smashing Pumpkins e forse una delle poche cose realmente grunge al loro interno. Inserti metal all’avanguardia per l’epoca come nelle prime due canzoni, I Am One e Siva, assoli di chitarra lisergici alla Hendrix ma soprattutto momenti di reale bellezza melodica e sentimentale come questa.

 

 

«Il problema con Siamese Dream è stato che l’onestà e il coraggio che ho cercato di metterci sono stati fraintesi e vilipesi. Mi rifiuto di farmi processare perché sono una persona vera. C’è chi pensa che sono sempre alla ricerca di pubblicità e della simpatia della gente ma non è così. Tutto quello che volevo far capire ai ragazzi che hanno comprato il disco è che sono stato uno di loro, non sono Jimmy Page a bordo del suo aereo privato.» (Billy Corgan sulla realizzazione di Siamese Dream, 1995)

La svolta nella carriera degli Smashing Pumpkins, fino a quel momento band di nicchia, arriva nel 1993 con Siamese Dream, che li proietta nell’olimpo della scena alternativa mondiale. Concepito dopo un periodo pesante e duraturo di blocco dello scrittore per Corgan, la varietà musicale e compositiva segue le linee di Gish ma se ne discosta per la maggior attenzione ai momenti melodici. Se infatti nell’album ci sono veri e propri attacchi frontali come Geek USA, Cherub Rock (una feroce critica all’Indie Rock americano) e la mastodontica Silverfuck, in cui gli Smashing Pumpkins estremizzano la loro tecnica del battere/levare per creare quella che sembra una pièce teatrale. La chitarra di Corgan la fa sempre da padrona (d’altronde quando sei autore di tutte le musiche) e a norma dovrebbe esaltarsi in brani più duri come Quiet oppure Rocket, dove il Big Muff (il pedale che ha praticamente creato la carriera degli Smashing Pumpkins, un fuzz) crea paesaggi sonori violentemente distorti. In realtà le parti migliori dell’album sono il duo Soma/Mayonaise, che sono anche le canzoni più struggenti e belle dell’intero album.

 

Lacrimoni.

 

L’alternanza distorto/quieto raggiunge nuove vette e il loro modo di esprimerlo è probabilmente un unicum all’interno del panorama musicale degli anni ‘90, con candidi arpeggi che si alternano a colpi di fuzz. Siamese Dream è anche melodia, quella di Spaceboy, la dolce Luna e soprattutto Disarm, una delle canzoni più amate (e belle) della loro carriera. Una dolcezza acustica che precorre quello che sarà Mellon Collie.

Mellon Collie è l’album che racchiude tutto ciò di cui sono capaci gli Smashing Pumpkins. Sventagliate violente metal (X.Y.U), inni grunge (Bullet with Butterfly Wings), dolci serenate notturne (Stumbleine) ed addirittura incursioni nell’opera/progressive (Tonight, Tonight). Diviso originariamente in 6 parti sull’LP originale, il doppio Mellon Collie & The Infinite Sadness non è forse l’album migliore per i Pumpkins per la durata mastodontica e la qualità non sempre omogenea del disco, ma è nettamente uno degli album più importanti degli anni ‘90 e la sublimazione di tutta la musica rock fino a quel momento. La capacità compositiva di Corgan raggiunge il suo culmine massimo e capolavori come 1979 oppure la quasi prog Thru the Eyes of Ruby sono lì a testimoniare.

 

 

Gli anni ’90 si avviano verso la fine, il grunge è morto e sepolto insieme a Cobain. Ma non è il caso degli SP, o meglio, non è il caso di Billy Corgan. Nonostante negli ultimi tempi gli SP si fossero ridotti ai minimi termini — Chamberlain e Wretzky allontanati per problemi di droga e simili — Corgan decide di risollevarne le sorti passando ad una musica più elettronica. Rimasto sostanzialmente con Iha, ormai più un session man che un membro stabile, nel 1998 pubblica Adore, l’album più personale e per certi versi più drammatico.

 

“Eye” è il singolo che anticipa “Adore”, e si presenta subito come un testamento di quello che sarà il disco. Curiosità: la base in origine era stata concepita per un rap di Shaquille O’Neal. Ma delle bizzarrie di Corgan è la minore, fidatevi.

 

Con Eye, non presente in Adore ma colonna sonora di Strade Perdute di Lynch, inizia l’ultima parte di carriera degli Smashing Pumpkins “storici”. Il singolo di punta, Ava Adore, è però un perfetto mix tra i vecchi Smashing Pumpkins e i nuovi, e To Sheila si ricollega perfettamente al finale di Mellon Collie. L’album è in realtà ben bilanciato tra l’acustico e l’elettronico, e spesso si intersecano tra di loro come in Perfect, un remake di 1979. Ma la canzone di vero rilievo dell’album (che purtroppo vive di molti momenti di stanca, specie nel trittico centrale Pug – The Tale of Dusty and Pistol Pete – Annie-Dog) è For Martha, dedicata alla madre recentemente scomparsa, un intreccio di pianoforte ed elementi di chitarra ed elettronica che rappresentano un compendio perfetto di quelli che sono stati gli Smashing Pumpkins fino a quel momento, e che probabilmente non saranno più.

Per chi ha abbandonato tempo fa il loro ascolto, deluso magari dai nuovi dischi (Oceania e Monuments to an Elegy), riascoltare i vecchi album può essere un dovuto atto d’amore verso quello che sono e saranno sempre gli Smashing Pumpkins ed una preparazione mentale al prossimo album, che si spera possa rinnovare quei fasti. Soprattutto, può essere una scusa ulteriore per tornare all’adolescenza e rivivere quei giorni in cui, dopo una litigata con i genitori, ci si andava a rinchiudere in cameretta sbattendo la porta e accendendo il lettore CD. Per chi più semplicemente non li ha mai ascoltati, i primi 4 capolavori sono un’ottima educazione sentimentale alla “materia” pumpkiniana. Ascoltarli sarà come aprire una capsula del tempo direttamente dagli anni ‘90.

 

2. Billy Corgan: Professione frontman

«Da sempre che mi ricordi, fin da piccolissimo, ho desiderato essere famoso. Diventare una stella del rock! Lo vedevo come un mezzo per raggiungere il fine di non provare più dolore.» (Billy Corgan, 1994)

Corgan, nella sua lunga carriera, ha ridefinito il concetto di frontman. Maniaco patologico del controllo, era il creatore della quasi totalità delle musiche e dei testi degli Smashing Pumpkins. Sregolato, ma mai invischiato in scandali eccessivi di sesso droga e alcol. A differenza dei grandi frontman degli anni ‘90 come Cobain e Staley non ha mai avuto problemi gravi di droga, ma ha combattuto per anni con la depressione, che l’ha portato a scrivere canzoni come Today.

Se non era una rockstar autodistruttiva come Cobain, oppure una star carismatica come Vedder, cosa rende speciale Billy Corgan come frontman fuori dal palco? La risposta può sembrare banale ma non lo è: la sua umanità.

Corgan si è sempre dimostrato in grado di intrattenere il pubblico nei live, ma al contempo ha sempre manifestato più volte la sua sensibilità, sia nel pubblico sia nel privato. Un antidivo che ha sempre mantenuto un certo distacco verso l’industria musicale nel suo complesso, contribuendo anche a creare quell’isola che rappresentano gli Smashing Pumpkins all’interno degli anni ‘90.

La poliedricità di Corgan si è espressa anche fuori dalla musica, con raccolte di poesie, ma il principale contributo di Billy Corgan sono le sue Confessions, in cui il musicista di Chicago si racconta in maniera personale e dettagliata.

«Il mio vero nome è William Patrick Corgan, e sono nato al Columbus Hospital (proprio di fronte al bellissimo Lincoln Park che circonda il Lago Michigan) a Chicago alle 5:41 pm del 17 marzo 1967… molti mi conoscono come Billy Corgan, ma “lui” non è esistito fino all’età di 18 anni… mio padre era Billy, e io ero conosciuto in famiglia come “piccolo” Bill… sono l’artefice del “Billy Corgan” che voi amate, o odiate, o di cui non ve ne può fregare di meno… l’ho creato io e a volte l’ho amato, temuto, disprezzato più di quanto possiate mai immaginare…»

Così iniziano i diari personali di Billy Corgan, pubblicati su MySpace (!) nel 2005/2006 e previsti come una raccolta editoriale mai pubblicata. 34 racconti-diario su un periodo che va dal 1973 al 1997 che ci danno una prospettiva inedita e particolare sulla vita di Billy Corgan, certamente non un personaggio banale. E banali non sono neanche i suoi scritti, con momenti sentimentali come il primo bacio e il matrimonio con la sua prima e storica moglie, Chris Fabian, o con le altre donne di cui sono costellate le Confessions.

«I suoi capelli stanno iniziando a crescere un po’ e sono tinti di biondo platino… il suo viso è piacevolmente rotondo, con degli occhi bellissimi molto grandi e queste piccole labbra che lei si dipinge di rosso fuoco… i suoi genitori sono ungheresi e italiani, il lato italiano le dà il bell’aspetto, il lato Ungherese crea il dramma… per me è semplicemente così bella che non posso nemmeno metterle un dito addosso… […] lei è la prima persona a dirmi di avere un futuro reale nella musica, che crede veramente io possa avere successo… queste sole parole, nella tranquillità della sua stanza e con la grazia del suo cuore, cambiano la mia vita per sempre… è come se qualcuno avesse finalmente trovato la chiave giusta per aprire il lucchetto del mio cuore…»

Oltre che per lo stile di scrittura di Corgan, veramente fluido e piacevole da leggere, le confessioni sono interessanti per i vari insights dentro la produzione di Siamese Dream e degli altri album, come questo estratto, nel quale il processo creativo della band è molto ben dettagliato. O quando gli Smashing Pumpkins decisero di adottare il pedale che renderà distintivo il loro sound, il Big Muff.

«Siamo a un bivio, dal momento che abbiamo fatto un patto col diavolo (dei demoni del fuzz) e non possiamo più tornare indietro… una specie di Faust con un patto per ottenere questo sound pazzesco in grado di renderci invincibili, ma che prende in cambio la nostra dettagliata intensità, degenerandoci a una comune band da pub… dopo diverse discussioni, decidiamo unanimemente che i pedali fuzz resteranno, e semplicemente troveremo una via, non sappiamo ancora quale, per farli funzionare… dovremo soltanto lavoraci su più duramente…»

Corgan non lesina descrizioni dei momenti difficili, frequenti nella sua vita a causa di un’infanzia complicata e vissuta praticamente da solo, e di altre complicate vicende personali.

«Per fuggire iniziai a prendere ecstasy in quantità industriali, e dato che ho un’allergia all’alcol, prendevo un sacco di pillole, gli antidepressivi sono come delle anfetamine per me, mi rilassano e mi svegliano… la sola idea di mettermi a suonare dei riff rock mi rendeva triste e mi dava la nausea… proprio non mi andava di fare musica a causa di quello che mi sentivo dentro, che mi spinge a comporre musica lugubre o meglio ancora, a non comporne per niente… dei vecchi e cari amici mi imploravano di prendermi una pausa, ma non sapevo cosa fare di me stesso… la musica è il mio modo di trattare con i miei sentimenti, ma fare musica significava avere a che fare con persone, situazioni e luoghi che non mi sentivo pronto ad affrontare…»

Le Confessions sono consultabili qui in forma integrale e in italiano, date un’occhiata, non ne rimarrete delusi.

Corgan non è mai stato un personaggio piacevolissimo da avere accanto, le sue intemperanze lo dimostrano. In questo lo si può paragonare a Morrissey, un personaggio fuori dagli schemi che dice sempre quello che pensa, anche quando si rivela essere la cosa più stupida da dire.

Soprassedendo sulle sue (molte) relazioni, spesso burrascose o con soggetti poco raccomandabili come Courtney Love, rimangono comunque note le controversie politiche. Corgan si è sempre professato privo di connotazioni partitiche, un «capitalista libertario per il mercato libero» e si professa anti-establishment. Ma gli ammiccamenti di Corgan verso certe posizioni dell’alt-right americana sono stati vari, specialmente dal punto di vista delle cospirazioni.

 

Una “bella” intervista in cui Corgan ci avverte sull’utilizzo futuro di zombie armati.

 

Oltre ad essere un seguace della teoria delle scie chimiche e della presunta correlazione tra vaccini ed autismo, è addirittura arrivato ad affermare che l’influenza suina fosse un’invenzione del governo Obama. Corgan non è mai stato apertamente schierato verso nessun partito politico, affermando di non votare dal 1992. Eppure, spesso si è detto vicino a certe posizioni di Donald Trump, paragonando ad esempio i famosi SJW (social justice warriors) al Ku Klux Klan e ai maoisti.

Le stranezze di Corgan non terminano qua. È pescetariano dal 2013 (e fin qui va bene) e nello stesso anno ha aperto una pasticceria-sala da té, a Chicago, nel quartiere natale di Highland Park che ha chiamato Madame Zuzu’s Teahouse e che a quanto pare riscuote molto successo tra i locali.

La sua stranezza più clamorosa resta la passione per il wrestling, comprensibilissima data la portata del fenomeno, ma che Corgan ha portato ad un altro livello. Dopo aver partecipato nel 2000 ad un incontro, si è spinto oltre e nel 2011 ha fondato la sua società di promozione per wrestlers, la Resistance Pro Wrestling. Nel 2015 è diventato il direttore delle storylines della TNA. Ma il suo contributo più grande relativo alla storia del wrestling resterà questo, una delle peggiori pubblicità di sempre.

 

Una delle cose più cringe che abbia mai visto.

 

E non finisce qui: nel 2017 Billy ci delizia comprando una lega di wrestling, la National Wrestling Alliance. Chissà quali altre perle ci regalerà.

Tra l’altro, Smashing Pumpkins nello slang di Chicago vuol dire “Belle tette!”, qualcosa vorrà pur dire.

 

3. I video degli Smashing Pumpkins

Uno dei motivi di interesse maggiore per gli Smashing Pumpkins sono stati anche i loro video, presenza fissa nella heavy rotation dell’MTV dell’epoca.

Spettacolari dal punto di vista tecnico e dall’inventiva sconfinata, alcuni possono certamente essere annoverati tra i migliori degli anni ‘90.

In Siamese Dream c’è Today:

 

Corgan versione gelataio.

 

Il video segue la canzone anche nel suo sforzo di sembrare felice nonostante un testo deprimente, e la visione delle coppie bacianti che scompaiono ne è una rappresentazione. Un Corgan gelataio viaggia tra visioni su un furgone nel deserto (ispirato a Zabriskie Point),comprare un James Iha vestito da donna e i suoi compagni di gruppo arrivano un po’ alla volta. Dipingono il furgone e poi cacciano Corgan nel deserto, una metafora del futuro?

Il loro video più noto al grande pubblico è senza ombra di dubbio Tonight, Tonight.

 

 

Ispirato al film classico di Georges Méliès Viaggio nella Luna, il videoclip è il più ambizioso della loro carriera e riassume bene le caratteristiche del primo disco di Mellon Collie & The Infinite Sadness. Un video pomposo e kitsch in pieno stile Belle Epoque che ben si accorda con la musicalità orchestrale della canzone e che in generale funge da compendio a quella melancholy del lato A.

Sempre da Mellon Collie abbiamo due video fondamentali per la carriera degli Smashing Pumpkins, quello di Zero (il primo in cui compare la testa pelata di Billy Corgan) e sopratutto quello di Bullet with Butterfly Wings, una delle canzoni simbolo degli anni ‘90.

 

 

Zero è un martello, e il video girato dalla fidanzata dell’epoca di Corgan, Yelena Yemchuk, procede in controtempo con il ritmo della canzone. Una commistione tra diverse ispirazioni e generi visivi, l’ottocento francese, atmosfere sadeiane e un baccanale si incontrano per creare un video misterioso e languido con una chitarra sferragliante e martellante per 3 intensi minuti, un Billy Corgan per la prima volta calvo e inquietante chiude il cerchio.

 

Ovviamente ho questa maglietta.

 

Che i Pumpkins fossero un gruppo dai gusti particolari ormai è noto a chiunque stia leggendo, ma che addirittura il loro video kolossal sia ispirato ad un lavoro del fotografo Sebastiao Salgado sulle miniere di diamanti non fa che aggiungere elementi. Video magari non dal significato profondo ma incredibilmente significativo per la carriera del gruppo di Chicago, dato che era uno dei video più trasmesi da MTV negli anni ‘90 e il loro singolo di maggior successo in carriera, per la sua portata generazionale. Curiosità: è anche l’ultimo video di Corgan con i capelli.

Chiudo questa carrellata di video di Mellon Collie con 1979.

 

 

La canzone parla del passaggio all’adolescenza di Corgan, e il video non si allontana molto dal testo, rappresentando dei ragazzi che vivono spensierati la loro adolescenza nelle periferie di Chicago. 1979 di per sé era già un hit abbastanza anomala per la sua musicalità, ed il video ne seguì il successo, entrando in heavy rotation di MTV e vincendo il premio per il miglior video alternative agli MTV Awards del 1996.

Il look glam introdotto in Mellon Collie si rivede nell’ultimo video importante degli Smashing Pumpkins prima dello scioglimento, Ava Adore.

 

 

Ava Adore potrebbe essere stato girato da Sokurov. Un intero piano sequenza dentro un ospedale allucinato in cui troneggia un Billy Corgan vampiresco e spettrale, a testimonianza ulteriore del cambio di stile musicale che stavano attraversando.

Con la reunion gli Smashing Pumpkins hanno ricominciato a produrre video interessanti e pienamente nel loro stile, come l’ultima canzone uscita, Solara.

 

 

Un video in pieno stile Pumpkins e che tiene aperti tanti significati, sui video dei Pumpkins penso che ci riaggiorneremo a breve, perchè la storia è ancora tutta da scrivere.

 

4. Gli SP e i live

 

A distanza di anni gli Smashing Pumpkins possono sembrare di nicchia, per via di un certo detachement rispetto ai grandi gruppi degli anni ‘90, soprattutto se li accostiamo ai classici del grunge come i Nirvana o i Pearl Jam.

Un distacco marcato anche da questioni geografiche, se la scena grunge si concentrava nella zona di Seattle, gli Smashing Pumpkins si erano formati nella scena di Chicago, completamente diversa sia musicalmente sia per l’attitudine. In realtà gli Smashing Pumpkins sono stati in grado di muovere grandi masse per i loro concerti e risultano tra le band con il maggior successo commerciale degli anni ‘90; Mellon Collie è stato in grado di arrivare a vendere quasi 10 milioni di copie, Siamese Dream 4 milioni nei soli Stati Uniti e 6 nel mondo. Gli Smashing Pumpkins erano sì un prodotto alternativo e per i nostri canoni, ma in un periodo in cui qualsiasi adolescente depresso messo con una chitarra in mano era in grado di avere un successo commerciale discreto essere alternativi voleva dire essere una macchina infermabile di soldi e fama.

Presenza fissa nella MTV degli anni ‘90, hanno partecipato ad alcuni dei più grandi eventi live della loro epoca, come il Lollapalooza organizzato nella zona di Chicago da Perry Farrell dei Jane’s Addiction, di cui saranno gli headliner nel 1994, all’apice del successo commerciale. E si sa, se sei una persona che conta per davvero, allora finirai nei Simpson in qualche modo.

 

Accurato.

 

Nell’epoca dei grandi festival gli Smashing Pumpkins non sono stati da meno, ed hanno partecipato ad alcuni dei più grandi della loro epoca. Oltre al già citato Lollapalooza, hanno partecipato ad eventi come il Pinkpop 1994, con quello che è uno dei loro migliori concerti.

 

 

Ma il concerto principale della loro carriera è un altro. Siamo nel 1993, nel pieno del successo commerciale di Siamese Dream. Il loro tour Rock Invasion li porterà in 137 città e 16 nazioni, tra cui il loro primo concerto italiano a Modena per la Festa dell’Unità (!).

 

Qualora non ci credeste.

 

Il loro concerto di maggior successo rimarrà probabilmente il Live al Cabaret Metro di Chicago del 14 agosto 1993.

Non era la prima volta che gli Smashing Pumpkins si presentavano al Metro, il più importante club di Chicago, anzi nell’epoca Gish avevano fatto un altro dei loro concerti più famosi, tanto da essere rimesso integralmente nella recente reissue di Gish.

 

 

L’importanza del live del 1993 è però indiscutibile. Oltre a fotografare perfettamente l’epoca in cui stavano vivendo — è sempre interessante vedere la platea dei concerti — e a cogliere lo zeitgeist di quello che gli succedeva intorno, racconta quello che sono e per sempre saranno gli Smashing Pumpkins: un gruppo capace di fare tutto, dalle emozioni più tristi, agli urli di rabbia, alle serenate più melodiose. E il Live al Metro del 1993 riesce a mostrarlo, nella sua drammaticità d’esecuzione, nella sua varietà e nel senso di Billy di sentirsi, forse per la prima volta, serenamente felice nel vedere realizzati i suoi sogni d’infanzia. Torna nella sua Chicago come protagonista indiscusso della scena alternative, che un anno dopo la morte di Cobain si è effettivamente riversata su di lui acclamandolo nuovo Re, un titolo nemmeno troppo gradito da Corgan stesso.

Il live è perfetto, mi trovo d’accordo con uno dei commenti su youtube, che dice «Quando camminerò per le porte del Paradiso, saranno quelle di questo concerto». Degne di nota sono l’esecuzione di Disarm, con l’accompagnamento live del violoncello di Eric Roschmeier, Mayonaise, in cui Billy addirittura si dimentica le parole ma che fornisce il momento di drammaticità e bellezza più alto all’interno del concerto e la violentissima chiusura finale con una dilatata e straniante Silverfuck piena di tutti quegli artifici scenici e musicali che hanno reso speciale il crooning di Billy Corgan, che è in grado di scatenare sia momenti lisergici che imponenti pogo dentro il pubblico.

Io a casa ho la reissue speciale di Siamese Dream con dentro questo live, quindi posso dire di essermelo goduto il giusto numero di volte, ma per chi non l’avesse, YouTube corre in nostro aiuto.

 

 

Ancora oggi gli Smashing Pumpkins, per quanto profondamente cambiati, sono in grado di dire la loro in versione live. Nel concerto che andai a vedere a Roma nel 2013, anche se con la formazione pre-reunion, Billy era ancora in grado di cantare perfettamente come negli anni ‘90, e dal punto di vista strumentale il gruppo era ancora capace di esprimere la sua potenza. La presenza scenica di Corgan è ovviamente diventata meno fisica col passare degli anni, ma non meno magnetica, e con la chitarra resta ancora un Dio.

Se vi siete persi tutto questo vi conviene iniziare a recuperare. D’altronde come diceva il Maestro Manzi, «Non è mai troppo tardi».

 

Copertina di Claudia Rahanmetan

Giorgio Di Maio
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