Musica: È appena uscito il nuovo disco di L I M
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È appena uscito il nuovo disco di L I M

Sofia Gallotti, in arte L I M, si aggira nel panorama musicale italiano da un paio d’anni. Il suo nuovo LP — dopo l’apprezzatissimo Comet — in uscita per La Tempesta International / Factory Flaws, è decisamente uno step fuori dalla linea di confine tracciata finora nel mondo del synth-pop. A partire dal titolo, Higer Living, […]

Sofia Gallotti, in arte L I M, si aggira nel panorama musicale italiano da un paio d’anni. Il suo nuovo LP — dopo l’apprezzatissimo Comet — in uscita per La Tempesta International / Factory Flaws, è decisamente uno step fuori dalla linea di confine tracciata finora nel mondo del synth-pop.
A partire dal titolo, Higer Living, la sensazione è quella di vivere un’esperienza superiore, dettata da una maggiore maturità di Sofia, la cui voce, però, mantiene la capacità di empatizzare con l’ascoltatore e di fargli instaurare un’intimità con il suo ambiente sonoro.

Le otto tracce, di tanto in tanto interrotte per alcuni istanti da rumori di fondo, si ricollegano pur mischiando diversi stili mixati con coscienza, grazie alla vincente collaborazione col produttore Riva.

 

 

Ambient, vapor disco, ballads e sperimentazioni elettroniche si alternano e si compensano: il risultato finale è una pietra preziosa, coerente, compatta, che non perde la sua identità.

Se non fosse chiaro: vogliamo molto bene a L I M, e ci abbiamo fatto una chiacchierata.

DUDE: Quando ho ascoltato per la prima volta il tuo nuovo disco, è come se una cometa fosse atterrata a casa mia, all’interno c’è una “vita superiore” che cerca di trattenere il fiato e indaga sulle cose che vede qui, che sente, che percepisce anche solo da lontano, che cerca di spiegare a sé stessa come naturali, razionali. Cos’è per te Higer Living, quale significato personale dai a questo titolo?

L I M: Higher Living per me è un luogo, uno spazio al quale è riservata la libertà di potersi fermare.

È tutto partito dal fatto che ogni volta che mi ritrovavo ad avere a che fare con un pezzo nuovo, ogni volta lo affrontavo con una tisana in mano. Un gesto ripetitivo, ripetitivamente calmante.

Questa ripetizione è diventata la “chiave” di lettura e di scrittura di Higher Living.

Un luogo immerso nella realtà di ogni giorno, faccia a faccia con essa, ma allo stesso lontanissimo.

In alcuni brani ci sono momenti in cui dei rumori “interrompono” la traccia e ti riportano alla realtà, soprattutto nel brano YSK durante i primi secondi della traccia, sembra la vibrazione di un cellulare, poi una lenza che si riavvolge, e poi ancora come il tasto “rec” di un registratore, non ne ho idea ma sono terribilmente attratta da questi suoni, ti prego, mi diresti cosa sono in realtà?

Sono dei suoni che io e Riva volevamo dessero la sensazione di un “ingranaggio” che è in continua “apertura”.

A volte è un vecchio registratore, a volte un rasoio, sono oggetti che ti riportano alla realtà e che interrompono il flusso, ma sono allo stesso tempo i suoi “trigger”.

Higher Living è un meccanismo che si apre man mano che lo si ascolta.

Per quanto tempo hai lavorato al tuo ultimo album? Quali posti hai visto nel mentre? Da cosa ti lasci influenzare e quali artisti hai ascoltato in questo periodo?

I tempi di gestazione dei dischi di L I M sono sempre biblici, anche perché sono una persona molto lenta. A volte può essere un pregio, a volte no.

Detto questo per arrivare a questo EP, che si presenta quasi fosse un mini-album, sono partita da Let it be, che era già stata scritta durante la gestazione di Comet, ma che per la sua natura non aveva trovato posto nel precedente EP. Il posto di Let it be era sicuramente in Higher Living e con gli altri pezzi che lo compongono.

Anche Through the Dust è un pezzo che ho scritto in realtà quasi due anni fa.

Nel frattempo sono stata in qualche posto simpatico, in Marocco primo fra tutti, tra Marrakech e le cime dell’Atlantide, fino alle porte del deserto.

È stato un viaggio incredibile che mi ha sicuramente influenzata,  guidare in mezzo a questi paesaggi mi ha dato un gran senso di libertà.

Come spesso capita cerco di ascoltare i pezzi che scrivo e che Riva produce mettendoli nel mio i-Pod e ascoltandoli mentre viaggio, per vedere come “accompagnano” certi luoghi.

 

 

Ho letto in una precedente intervista che per Comet le tue tracce sono passate per un lungo periodo di ricerca, dopo aver incontrato il tuo produttore Riva. Com’è il tuo rapporto con Stefano Riva, “l’enfant terrible”? In cosa ti spalleggia e in cosa invece no?

Ci siamo incontrati ormai qualche tempo fa, ma rimane comunque costante la voglia di mandarci sempre nuove reference musicali.

Cioè far ascoltare l’uno all’altro certe canzoni piuttosto che altre, per poi chissà, andarle a riprendere oppure no.

Ci diamo feedback su cose che portiamo avanti in parallelo e ogni tanto ci facciamo delle grandi cene perché siamo entrambi dei mangioni.

E comunque nonostante le nostre differenti età anagrafiche, il mio essere eternamente teen e il suo essere così avanti per la sua età ci fa sentire abbastanza vicini.

Abbiamo fatto esperienze diverse ed è da questo scambio che nasce il nostro rapporto.

Qual è il tuo brano preferito dell’album?

Ogni giorno è uno diverso. Adesso sono molto felice di Fire Baby (4 U) perché sono molto contenta del suo arrangiamento live; grazie a Elia Pastori, che è il batterista con cui suono nei live, ha preso davvero una concretezza ritmica che mi fa felice.

 

 

Come è nata l’idea del tuo video Rushing Guy, diretto da Giorgio Calace e Karol Sudolski, pubblicato su Nowness?

È nata in pochi minuti, parlando con Giorgio e Karol, raccontandogli per me cosa significasse Rushing Guy.

Nel mio discorso sono stata molto chiara sul fatto che stessi semplicemente parlando della storia di un ragazzo, come ce ne sono tanti. Volevo che si parlasse della loro bellezza, come Giorgio e Karol sanno fare.

Poi da lì hanno fatto tutto loro, hanno trovato il modo di raccontare la bellezza di questi ragazzi che come tutto subisce l’effetto del tempo e per questo è mutevole, non è mai fissa nel tempo, quando pensi di averla vista sta già cambiando. Tutto è diverso da come sembra a prima vista. Come ciliegina sulla torta hanno voluto che anche io facessi parte di questi ritratti.

Hai sogni nel cassetto? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Suonare all’estero. Espandere gli orizzonti, far sì che la mia musica arrivi a sempre più persone dentro e fuori dall’Italia.

Riuscire a continuare a suonare ed essere onesta con la musica che faccio. Aiutare tutti quelli che intorno a me hanno la stessa motivazione nella vita a fare musica perché e la musica che gli dà vita.

Ultima domanda, ci consigli un artista o un disco per questo 2018?

Mentre rispondevo a queste domande pensavo a Jon Hassell, Dream Theory in Malaya del 1981. Ultimamente sono più per ascoltare musica di qualche tempo fa. Non è un periodo in cui mi sono messa ad ascoltare “a loop” molti dischi nuovi, forse mi è successo un pochino con Ooz di King Krule che è cosi bello con la pioggia.

Giuliana Massaro
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