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Aspettando Teho

Tra qualche giorno uscirà un loro nuovo EP che verrà presentato nell’ultima data del Festival Chorde, nella Chiesa Evangelica Metodista di Roma.

25 Gen
2014
Musica

La collaborazione tra Teho Teardo e Blixa Bargeld (leader degli Einstürzende Neubauten), iniziata con Ingiuria, uno spettacolo teatrale della Socìetas Raffaello Sanzio, non sembra essersi esaurita con l’uscita di Still smiling. Tra qualche giorno uscirà un loro nuovo EP che verrà presentato nell’ultima data del Festival Chorde, nella Chiesa Evangelica Metodista di Roma il 1 febbraio. In attesa di questa data abbiamo fatto qualche domanda a Teho Teardo.

A breve uscirà un nuovo EP con Blixa Bargeld che conterrà, oltre a due brani originali, ben tre cover: The empty boat di Caetano Veloso, Crimson and clover di Tommy James and the Shondells e la versione italiana di quest’ultima, Soli si muore. Perché la scelta è ricaduta su questi due pezzi? È un caso che siano uno del ’69 e uno del ’68?

Le date non sono un riferimento, però ci sono delle canzoni che in qualche modo si impossessano di te e non vedi l’ora di liberartene. Farne una versione tua è un modo per liberarti di queste ossessioni.

L’album con Blixa Bargeld (Still smiling) è stato motivato, credo, anche dalla necessità di fare un disco con un cantante.

Sì, erano circa quarant’anni che cercavo una voce e alla fine l’ho trovata.

Non hai mai pensato di metterti personalmente alla voce?

Ho cantato nei Meathead, il mio vecchio gruppo, per sei anni e anche nel disco dei Matera, con Mick Harris, ma l’ho fatto perché nessun altro voleva farlo al posto mio, quindi qualcuno lo doveva pur fare.

Sì, lo so che cantavi nei Meathead e nei Matera, però in quei dischi spiccava una certa attitudine sperimentale mentre in quello con Bargeld si è giunti a una forma canzone più, chiamiamola, autoriale.

Sì, sì, certo, hai ragione. Però poi, infatti, mi sono stancato di farlo e non l’ho più fatto.

Nella tua carriera mi sembra di individuare uno strumento che prevale a seconda delle varie fasi che si prendono in considerazione. Se penso agli esordi, per esempio il disco con Nurse With Wound, mi vengono in mente synth e campionatori, se penso ai Meathead mi vengono in mente chitarre, se penso ai Matera mi vengono in mente basso e batteria, se penso alle tue ultime cose mi vengono in mente violoncelli o archi in generale.

Certo.

Beh, ecco, ti influenza uno strumento a livello compositivo? Qual è il tuo strumento ideale per comporre?

Continua a rimanere la chitarra.

Quali musicisti ti hanno fatto appassionare a questo strumento?

Tony Iommi dei Black Sabbath e Colin Newman degli Wire, assieme ai Bauhaus e Derek Bailey. Ah… vorrei aggiungere anche i Sonic Youth, per quanto riguarda le chitarre sono fondamentali.

Ora voglio farti una domanda stupida, ma al quale tengo molto. Se dovessi consigliare un disco che non ritieni colto, difficile, seminale, avanguardistico, ma semplicemente bello, quale consiglieresti?

I dischi non sono colti, la musica non è colta. Non esiste la musica colta, la musica o è bella o è brutta. Comunque mi sentirei di consigliare due dischi: Music for eighteen musicians di Steve Reich e Evol dei Sonic Youth.

Davvero due grandi dischi.

Sono due dischi di New York in qualche modo.

Che rapporto hai invece con la musica classica?

Inizialmente ho avuto un rapporto difficile perché i miei genitori ascoltavano musica classica, soprattutto opera, in continuazione. Non ce la facevo più! Benedetto il giorno in cui arrivò quel disco degli Stooges in casa mia.

Ovviamente sono cose che poi recuperi più avanti, le hai già in qualche modo incamerate dentro, quindi quando sei adulto le ritrovi e le guardi da un’altra prospettiva. Generalmente, però, non ascolto quasi più musica classica, mi sembra un capitolo ormai affrontato… affrontato e risolto, quindi chiuso.

Sì, erano circa quarant’anni che cercavo una voce e alla fine l’ho trovata.

Qualche tempo fa in rete hai scritto qualcosa sul fatto che ritenevi sbagliato scaricare musica e che produrre un disco, come per esempio quello degli Swans, che avevi citato perché conosci personalmente, ma così come ogni altro, richiede soldi e fatica che sarebbe opportuno ricompensare almeno col guadagno del costo del disco. Non credi, però, che oggi ogni cosa che possa essere fruita attraverso un computer perda, quasi automaticamente, buona parte del suo valore commerciale proprio per queste possibilità di fruizione veloce e non costosa?

Il valore non è soltanto il valore commerciale delle cose, ma anche il valore che le persone attribuiscono a una determinata cosa. La questione del download illegale è estremamente semplice, squisitamente semplice: se ti è piaciuto quel disco degli Swans e vuoi che loro ne facciano un altro perché poi lo vuoi ascoltare devi semplicemente acquistarlo. Se tu non lo acquisti e lo scarichi illegalmente togli tutte le risorse necessarie a queste persone per produrre un altro disco e non lo faranno, quindi non ci sarà più un prossimo disco. A voi la scelta!

In che modo dovrebbe intervenire l’industria musicale, dovrebbe continuare a lottare contro la pirateria o dovrebbe rivoluzionare qualcosa in termini di formato e, appunto, fruizione?

L’industria musicale, non so se te ne sei accorto, ma è sparita nel frattempo. La maggior parte di quegli imbecilli lì è ritornata a vendere caramelle o a fare i lavori che facevano prima. Mentre ne parliamo qualcuno di questi viene licenziato.

Hai avuto una carriera a dir poco soddisfacente e hai avuto la fortuna di lavorare con persone che spaziano da un genere all’altro della musica, del cinema e del teatro. C’è stata, o c’è, una persona con la quale ti sarebbe piaciuto avviare una collaborazione ma per via di sostanziali differenze artistiche o stilistiche hai preferito, o hai dovuto, abbandonare il progetto?

Sì, ci sono persone con le quali mi sarebbe piaciuto collaborare o con le quali mi piacerebbe collaborare. Avviare una collaborazione è un rimettere completamente in discussione quello che fai; e quanto più l’altra persona è lontana da quel che fai tu, tanto più questo avviene. Quindi sono sempre aperto a queste cose, adesso sto lavorando con un illustratore e anche con un altro regista, insomma, è sempre un mondo che si allarga e questa è l’unica cosa che mi interessa.

Per Axolotl, uno dei pezzi di Still smiling, Blixa Bargeld ha preso spunto da un saggio di Giorgio Agamben; Mi scusi, un altro pezzo dell’album, parla dei limiti comunicativi tra lingue diverse, per scriverla, lo stesso Bargeld si è fatto aiutare da un insegnante di dizione e da un germanista e so che si è presentato nel tuo studio con un libro di Giacomo Leopardi. Tu che rapporto hai con la filosofia e con la letteratura?

Io sono laureato in storia dell’arte contemporanea all’interno della facoltà di lettere – e questi li ritengo, tra l’altro, i miei veri studi musicali – quindi in questa sovrapposizione di intenti e di desideri credo che l’incontro con Blixa che passa per Leopardi abbia ancora un senso.

Sei nato a Pordenone e hai viaggiato molto, ma perché hai scelto proprio Roma come luogo per vivere?

Ah, non so se sia un luogo per vivere, sono qui da una decina d’anni, ma chi lo sa dove andremo dopo?

Ahahah! Sei solo di passaggio?

Mah, la vita è un passaggio, ed è brevissima, per quello bisogna godersela.

Per concludere, secondo te esiste una scena musicale romana?

Ci sono diverse realtà che mi piacciono. È una città enorme e quindi offre anche numericamente alcune realtà interessanti. Non sono interessato, però, alle scene locali. Ad esempio il musicista con cui mi trovo meglio a suonare qui a Roma è Joe Lally, il bassista dei Fugazi, guarda un po’, anche lui vive qui.

Riccardo Papacci
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