Bands Apart – Tommaso Di Giulio & Bal Musette Motel
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Bands Apart – Tommaso Di Giulio & Bal Musette Motel

Tommaso Di Giulio & Bal Musette Motel – live + interview.


In salone, sul tavolo di mogano, è poggiato il telo verde su cui si è conclusa da poco la partita a carte tra parenti. Insieme a qualche bicchiere semivuoto di liquore, i gusci di noci e nocciole lasciano intuire chi degli ospiti sia stato il più goloso, o il più nervoso. Mia madre è in cucina, sistemando gli avanzi in contenitori di ceramica, mentre mio padre inizia a riordinare le sedie prese in prestito dalle stanze dei figli. Da un piccolo stereo portatile che una volta campeggiava in camera mia, stanno ascoltando i Bal Musette. Ai miei genitori piacciono i Bal Musette. Anche a mio fratello piacciono i Bal Musette, il cd glielo ha comprato lui. A me piacciono i Bal Musette perché ci suona Tommaso: è un mio amico, è un tipo educato, con il volto rilassato della buona borghesia romana. Ma da questo divano un po’ dismesso, spiando i piccoli e lenti comportamenti dei miei, in un tardo pomeriggio di natale, mi accorgo di come queste melodie malinconiche ed evocative siano un altro motivo per cui a me piacciono i Bal Musette. Ora sta passando Domenica natale, Tommaso è seduto accanto a me con la chitarra in mano, e insieme osserviamo i movimenti melliflui di mia madre, con le spalle ricurve e lo sguardo spento, contrapporsi ironicamente al luccichio nevrastenico dell’albero. Dall’altro lato del salone mio padre cerca di incastrare pandori panettoni e torroni dentro uno scaffale, come stesse giocando a tetris. Io guardo Tommaso, lui mi sorride mentre continua a cantare, e per un attimo mi sento dentro un film, un film indipendente, di quelli con la regia lenta, e i volti pallidi. Mi chiamano, devo aiutarli a sistemare la casa, perché domani c’è un altro pranzo, e tutto deve essere nuovamente in ordine. Chiedo a Tommaso se può restare un altro po’ qui, a farmi compagnia, a farci compagnia. Lui mi sorride, di quei sorrisi rassicuranti, e continua a cantare. (di Luigi Di Capua)

Bookskywalker: Di solito che risposta date alla fatidica domanda «Che musica fate»?
Tommaso Di Giulio: Il TRIFT. È un (non)genere che abbiamo inventato per non dire ogni volta: «un misto tra pop, folk, cantautorato e musica da film»… abbiamo seguito un po’ lo stesso ragionamento secondo cui Troisi preferisce il nome Ugo… è più breve.?
Se i Bal Musette Motel fossero un film (o più di uno) che film sarebbero?
Cuore Selvaggio di David Lynch, perché ci piacciono il rock and roll, Elvis e le storie d’amore on the road; Roma di Fellini, perché c’è il cinema che parla del cinema (e spesso le nostre canzoni parlano dello scrivere canzoni); Il buono il brutto e il cattivo di Leone perché ci piacciono le chitarre twang e perché raccontiamo di un’Italia che assomiglia sempre di più al Far West; La Fiamma del peccato di Billy Wilder, perché l’amore è una cosa pericolosa.
?Che musica ispira la vostra musica?
Tanta musica… ma su tutti: Battiato, Tom Waits, Jannacci, Luigi Tenco, Morricone e Nino Rota.?
L’avvenimento più strano che vi è capitato come gruppo?
Ricevere i complimenti dai Marlene Kuntz dopo il nostro concerto al Valle Occupato… pensavamo di fargli cagare.
Qualcuno di voi ha mai rimorchiato grazie al gruppo?
Mai abbastanza.
?Come è nato il video di Domenica Natale? Perché appare Lanterna Verde?
Il videoclip (regia di Germano Boldorini e fotografia di Federico Gnoli) nasce come compendio, un bignami, dell’universo Bal Musette Motel. Ci stanno il cinema, un amore complicato e… i fumetti, di cui io sono un avido lettore. Lanterna Verde? Mi piace perché il suo potere consiste fondamentalmente nel dare corpo alla sua fantasia.
Troviamo ispirazione letteraria nei vostri testi?
Certamente. Poeti come Bukowski, Anne Sexton, Salvatore Quasimodo, Artaud e Salinas sono molto importanti. Ma anche autori come Fante, Cechov, Calvino o Conrad sono stati e continuano ad essere fonte di grande ispirazione.
Convincici a venire ad un vostro concerto.
Venite ai nostri concerti così diventiamo famosi e voi potrete dire «li seguo da quando non erano famosi»… In realtà abbiamo un nutrito pubblico femminile, ma questo perché il nostro batterista è un sex symbol.
Parlaci della copertina dell’album.
La copertina è stata disegnata dal talentuoso artista Davide Bastolla partendo da una mia idea. Volevo un’immagine un po’ noir, che suggerisse subito un possibile contenuto dell’album. Gli animali raffigurati siamo ovviamente noi (io sono il gufo, Simone il pianista è il tasso, Stefano il bassista il Corvo e Andrea il batterista la faina). È una copertina che richiama alcune atmosfere fumose ed ubriache che si possono ritrovare nei solchi dell’album.
Dicci un’ultima cosa a caso per concludere l’intervista.
Se si osservano attentamente il fenicottero e il bradipo si capisce tutto.
(Intervista a cura di Bookskywalker)

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