Bondage e arte contemporanea nel nuovo video di FKA Twigs
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Bondage e arte contemporanea nel nuovo video di FKA Twigs

È uscito pochi giorni fa il suo nuovo video Pendulum, che accompagna il brano probabilmente più miagolante dell’album LP1.

FKA Twigs sempre più arty. È uscito pochi giorni fa il suo nuovo video Pendulum, che accompagna il brano probabilmente più miagolante dell’album LP1, la 35esima tra le 100 migliori canzoni del 2014 secondo Pitchfork. Gli amanti dello stile ammiccante-sofisticato-weirdo dell’artista si preparino al delirio definitivo: 5 minuti esatti di piani ravvicinati sulle pose contorsionistiche della conturbante Tahliah, sospesa su uno strano fluido metallico da corde nere, che le segnano la pelle ambrata e che scopriremo essere il prolungamento dei suoi stessi capelli intrecciati.

In completo intimo color carne, FKA Twigs è artista completa e non strizza semplicemente l’occhio agli amanti di bondage, body suspension e via dicendo. Anche questa volta è autrice e regista del video e nel tweet di presentazione ringrazia l’esperto di bondage Wykd Dave, l’Academy e la coreografa tedesca Sasha Waltz, da cui pesca a piene mani i riferimenti per le immagini del video.

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Sasha Waltz&Guests, Körper, 2000.

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Sasha Waltz&Guest, Continu, 2010.

Un po’ TLC e un po’ Azealia Banks, un po’ Grimes e un po’ Lady Gaga, body art e manipolazione materica del corpo – che tanto sembrano piacerle – non sono proprio cosa nuovissima nella cultura del videoclip, ma la giovane inglese riesce a mescolare come pochi suggestioni sottoculturali, stimoli artistici colti e tratti pop. Sempre in bilico tra inquietante e seducente, FKA Twigs allestisce un complesso immaginario, sonoro e visivo, decisamente ammaliante; un vero e proprio dispositivo scenico in cui il cantato sussurato e qull’espressione imbronciata faranno a pezzetti ogni vostra volontà di resistere. Sembrebbe quasi che Twigs stia cercando una nuova definizione di “prodotto culturale” oltre ogni tradizionale distinzione tra linguaggi.

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«Using my own hair represents me at one time being suspended and held back by my own fears» («usare i miei stessi capelli mi rappresenta, allo stesso tempo, sospesa e trattenuta dalle mie stesse paure»), pare abbia dichiarato Twigs rispetto al video. Alla fine la vediamo danzare in completo paiettato, su una superficie liquida e mobile altrettanto brilluccicosa, con i lunghi capelli finalmente sciolti che ne seguono i movimenti: il segno evidente di un’avvenuta liberazione. Dato il tasso di ambiguità cui i testi di FKA Twigs ci hanno abituati, chissà quali dolci nodi attendono il suo Robert Pattinson (o la schiera di sue pallidissime fan).

Lorenza Accardo
Divisa tra Roma e Bologna, sogna di fare la popstar. Reduce dalla vertigine semiotica, collabora con alcuni festival di arti performative e scrive qua e là. @LouSophia7
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