Alcuni consigli musicali in attesa della piena automazione
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Alcuni consigli musicali in attesa della piena automazione

Uno dei corollari dell’exploit elettorale del Movimento 5 Stelle è l’intensificarsi del caotico dibattito sul reddito di cittadinanza, onerosa misura di sostegno nei momenti di disoccupazione fisiologica causati dal precarizzante dinamismo del mondo del lavoro. Sebbene in concreto la proposta pentastellata non sia così dissimile da analoghe iniziative strutturali europee di flexsecurity, il nome suggestivo […]

Uno dei corollari dell’exploit elettorale del Movimento 5 Stelle è l’intensificarsi del caotico dibattito sul reddito di cittadinanza, onerosa misura di sostegno nei momenti di disoccupazione fisiologica causati dal precarizzante dinamismo del mondo del lavoro. Sebbene in concreto la proposta pentastellata non sia così dissimile da analoghe iniziative strutturali europee di flexsecurity, il nome suggestivo con cui è stata presentata ha introdotto il seme della massificazione su argomenti finora marginali, quali il reddito di base incondizionato e la piena automazione dei rapporti di produzione.

Nell’attesa che i robot ci liberino dalla schiavitù del lavoro, ecco una breve playlist che potrà essere utile sia per ammazzare il tempo mentre si freme in coda al C.A.F., sia per avere maggiore consapevolezza su un fenomeno in atto da più tempo di quanto ci si possa immaginare.

 

Kraftwerk – The Robots

Il nostro elenco non può che partire da uno dei brani manifesto dei pionieri dell’elettronica, pubblicato ormai 40 anni fa, dal testo scarno e dall’imprinting perfetto per comprendere subito la straordinaria rivoluzione della robotica: basta solo ricaricare una batteria per sfruttare ad libitum la loro energica manovalanza. La tanto agognata fine di ogni fatica fisica è sublimata da un breve inciso in lingua russa, utile per spezzare il brano e ripetere il refrain: «Я твой слуга, Я твой работник» (parola più, parola meno: «Sono il tuo servo, sono il tuo lavoratore»).

 

‘Lectric Workers – Robot Is Systematic

Di sicuro non è questa la sede per analizzare il vasto filone dell’italo disco, la sua grande diffusione europea nel corso degli anni ’80 e i numerosi intrecci con la space music: al momento basta solo lasciarsi catturare dall’incessante ipnotismo dei sintetizzatori pesanti, dei sequencer e della classica alternanza tra l’uso del vocoder e una calda voce femminile. Automatismi, dominio tecnologico e aneliti di perfezione contraddistinguono il testo, tra proclami di salvezza per l’umanità («A new robot to save you now») se non di vero e proprio eccesso di sostituzione («I’m proud to be a perfect man»).

 

Styx – Mr. Roboto

Per gli Styx, rock band formatasi a Chicago nel 1972, la salvezza non proviene tanto dai robot in sé, quanto dall’idea di Kilroy (protagonista dell’opera rock Kilroy Was Here che contiene il brano) di sfruttarli sembrando uno di loro e fuggendo così dal carcere in cui si trova per tentare di far cadere l’opprimente regime ostile al rock, ritenuto immorale. Una notazione particolare va al ritornello, quasi integralmente in giapponese e successivamente omaggiato da Homer Simpson durante una cruciale sfida a bowling.

 

Pierugo Passafaro – Che roba quel robot

Se in genere, come anche notato finora, la narrazione musicale su questo tema presenta quasi inevitabilmente sonorità elettroniche e una grande apertura verso il futuro, nella 22ª edizione dello Zecchino d’Oro i toni sono ben diversi. Nel 1979 la tradizionale kermesse canora per bambini ospita in gara un giocoso liscio tutto incentrato sui potenziali limiti di un’automazione che, se scadente, può portare non pochi guai: con tutta la buona volontà, qui il nostro robot serve bulloni e cemento armato al posto del formaggio, «dice sì per dire no» e risulta costantemente incapace di applicarsi.

 

David Zed – R.O.B.O.T. (erreobioti)

Parlando di questi argomenti, non si può evitare di menzionare David Zed (nome d’arte di David Kirk Traylor), iconico performer americano che, grazie alla sua formidabile capacità di imitare un umanoide, ha riscosso notevole successo e simpatia anche in Italia. In questo video, il nostro uomo-robot sorprende il pubblico del Festival di Sanremo decantando le sue notevoli qualità, non senza un po’ di falsa modestia: «nulla di speciale, so fare il generale, comando, avanti, marsch!» Tra l’altro questa non è l’unica incursione discografica di Zed, che avrà modo anche di incidere altri singoli, come Balla robot, che vede tra i suoi autori Giancarlo Magalli.

 

Alberto Camerini – Rock’n’Roll Robot

Una delle canzoni simbolo dei disimpegnati anni ’80, Rock’n’Roll Robot è il sintomo di una sfrenata fascinazione per il futuro e di entusiasmo per i primi consistenti risultati accessibili dell’informatica. Questo atteggiamento permea tutto il brano, raggiungendo l’apice nella seconda strofa, con l’esaltazione della grande capacità di archiviazione e gestione delle informazioni (alla faccia dell’information overload) e dell’automazione del lavoro: «Ha dentro anche un computer e quante cose sa, un terminale video che t’informerà, lui lavora duro, tu libera sarai, di plastica e di acciaio che non si ferma mai». Alberto Camerini, artista forse troppo sottovalutato, ha il merito di imprimere sotto una coltre di leggerezza le due principali potenzialità del progresso tecnologico e di avere una visione artistica di lungo respiro, tanto da anticipare di quasi 25 anni l’idea di un robot in grado di saper fare rock.

 

In alcuni pezzi, invece, la sostituzione dei robot nelle attività umane arriva a sconfinare oltre i limiti del lavoro materiale. È il caso di brani di grande fantasia e suggestione, che cito qui in chiusura, come lo struggimento amoroso di Dee D. Jackson e della sua Automatic Lover, o dei sussurri evocativi di Patrizia Pellegrino in Automaticamore, che contrastano gli arrangiamenti cosmici di Jean-Pierre Posit (pseudonimo di Claudio Gizzi, musicista che vanta collaborazioni con Andy Warhol e Roman Polanski).

 

 

Sempre lungo questa stessa linea si inserisce anche The Girl and the Robot, prodotto tutto nordeuropeo, frutto della collaborazione tra il gruppo norvegese di musica elettronica Röyksopp e il contributo canoro della svedese Robyn, in cui si gioca con l’ambiguità tra il lavorio ininterrotto degli automi e il tormento di ritrovarsi un compagno così immerso nel lavoro da risultare deumanizzato e anaffettivo: «I go mental every time you leave for work, you never seem to know when to stop. I never know when you’ll return, I’m in love with a robot». Eppure certe conseguenze le aveva previste anche Carmelo Bene.

 

Eugenio Macrì Bellucci
Laureando in giurisprudenza, ha collaborato con TV2000 e ha avuto modo di fare visita a diverse trasmissioni RAI (Affari Tuoi, Telethon, I fatti vostri). Non ha Twitter perché già perde troppo tempo su Facebook.
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