Musica: Cosa lascia XXXTentacion
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!

Cosa lascia XXXTentacion

L’immaginario della musica pop (intesa proprio con l’accezione di popolare, quindi anche il rap degli ultimi anni) si è sempre nutrito di figure al limite: ai confini della società, ai confini della legalità, del buon senso, della morale, dell’autodistruzione. Spesso si è trattato di storie e personaggi costruiti a tavolino o portati all’eccesso. La storia […]

20 Giu
2018
Musica

L’immaginario della musica pop (intesa proprio con l’accezione di popolare, quindi anche il rap degli ultimi anni) si è sempre nutrito di figure al limite: ai confini della società, ai confini della legalità, del buon senso, della morale, dell’autodistruzione. Spesso si è trattato di storie e personaggi costruiti a tavolino o portati all’eccesso.

La storia di Jahseh Onfroy, meglio conosciuto come XXXTentacion, classe ’98, ucciso pochi giorni fa in Florida, è esattamente l’opposto: Look at me! — il pezzo che lo ha fatto esplodere eleggendolo a rappresentante principe di una generazione di rapper dai suoni distorti e violenti con base su SoundCloud — è uscito nel 2017, mentre XXX si trovava in galera per aver sequestrato e percosso l’allora compagna Geneva Ayala. Per XXX, dopo un 2014 in riformatorio, si trattava del secondo arresto in poche settimane, il primo rimediato per rapina a mano armata e scontato su cauzione.

 

 

È difficile mettere in prospettiva la brevissima carriera artistica di un ragazzo di vent’anni, lo è ancor di più quando questa non è in nessun modo slegata dalla sua vita privata. Tre lavori ufficiali pubblicati, tutti fra il 2017 e il 2018: il mixtape Revenge e gli album 17 e ? (quest’ultimo debuttante al primo posto della Billboard Chart); tutti e tre hanno riscosso un — quasi — immediato ed elevato riscontro commerciale. Un successo fulmineo dovuto in gran parte, per lo meno all’inizio, a una serie di dissing vecchia scuola che lo hanno tenuto negli ultimi due anni costantemente sulle prime pagine delle riviste specializzate e non; uno su tutti quello con Drake, accusato dal giovanissimo rapper, mentre si trovava ancora in carcere, di aver rubato il flow della sua Look at me! per il brano TmZ, contenuto in More Life. Non che il buon Champagne Papi non sia stato raggiunto, negli anni, da numerose accuse di plagio; per ovvi motivi però quella di XXX assumeva toni diversi, che trascinavano il rapper canadese in un territorio a lui estraneo e molto scomodo.

Un diciottenne che dal carcere accusa con toni durissimi la più grande superstar musicale del pianeta, sulla carta dovrebbe far sorridere. E invece tutti lo presero sul serio: un po’ perché verso Drake serpeggia questo generale odio malcelato, un po’ perché XXX ha sempre avuto la capacità di mantenersi sulla sottile linea fra l’eccesso grottesco, ai limiti del comico, e la gravità e serietà assoluta. Così anche i suoi pezzi: senza compromessi, dannatamente seri. È sicuramente la musica il lascito più importante di XXX, non tanto per la pura materia musicale, che si è mossa dai beat estremamente distorti degli inizi a un folk, grunge e hip-hop lofi senza particolari note di originalità. Ascoltando i suoi ultimi due album però semplicemente non vi si può rimanere indifferenti.

 

 

Sono disturbanti, profondamente depressi e brutalmente onesti, arrivano ad essere percepiti come realmente mostruosi; è difficile ascoltarli senza rimanerne scottati. A differenza di colleghi giovanissimi che sfogano depressioni e ansie abusando di psicofarmaci (è ancora fresca la morte per overdose del classe ’96 Lil Peep), per XXX il mezzo di comunicazione più efficace dei suoi disagi è sempre sembrato essere uno solo: la violenza, verso gli altri e verso se stesso sotto diverse forme.

 

 

Se nei primi brani questa era presente in modo quasi ossessivo ed eccessivo, sia nelle sonorità delle basi sia nei testi durissimi e letteralmente urlati, quasi per rompere il microfono con la propria rabbia, nei due dischi ufficiali il procedimento si è fatto più sottile, ma forse ancora più pericoloso. Le basi sono diventate lente e musicalmente minori, con atmosfere prettamente emo, e i testi cantati in modo sgraziato, lamentoso, quasi a forza, combattendo contro l’apatia; il risultato è più o meno lo stesso, con la differenza che il secondo ti entra sotto pelle e non si limita a spettinarti, ma sfocia in una sorta di pornografia emotiva.

Che piacesse o meno, questo ragazzino pieno zeppo d’odio e di dolore, era decisamente dotato di talento, di grandi capacità comunicative e interpretative; il seguito che in così poco tempo si è costruito e la grande fedeltà dei suoi fan ne sono un fulgido esempio.

 

 

A questo possiamo aggiungere che neanche per un attimo veniamo sfiorati dal pensiero che tutto ciò che ci viene raccontato dalle liriche dei brani possa essere nient’altro se non la pura verità. E anche questo è stato importante nel far risultare così rilevante, in così poco tempo, XXX e la sua musica. La sincerità brutale è una componente che non solo ha colpito i milioni di fan, spesso giovanissimi (sì, più di lui), ma gli stessi addetti ai lavori. Giusto un paio di settimane fa, ascoltando il nuovo album di Kanye West, ye, riflettevo su come riuscisse a comunicare senza filtri su argomenti come quelli della salute mentale e dei problemi famigliari, su produzioni musicali di un certo tipo, in una maniera che non è così difficile da associare a quella sdoganata in modo importante da XXX.

In queste ore è infatti arrivato il tweet di cordoglio dello stesso Yeezus:

 

 

In questo senso l’assenza di filtri nel trattare anche gli argomenti più scomodi è stata una boccata di aria fresca per tutto l’universo musicale americano.

Non possiamo sapere quanto la musica di XXX resisterà al tempo, se farà scuola, se ispirerà qualcuno a prendere in mano una penna o se verrà dimenticata in fretta così come è assunta alla fama. Quello che è certo è il rammarico inevitabile per la morte di un ragazzo in un’età in cui quel termine non dovrebbe essere neanche contemplato.

Così come rimane l’esempio controverso di un giovane, che con tutti gli errori e le azioni deprecabili portate a compimento nelle sua breve vita, ha saputo raggiungere, tramite il proprio dolore, la propria onestà, le proprie insicurezze e nefandezze, milioni di ragazzini in tutto il mondo. Non una cosa da poco.

Giulio Pecci
Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude