Current 93, monografia essenziale
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Current 93, monografia essenziale

Sono passati 30 anni da Dogs Blood Rising, uno dei dischi cardine dell’industrial esoterico. Nel frattempo David Tibet e il suo progetto Current 93 ha pubblicato decine di dischi. Qui vi raccontiamo quelli più significativi.

Sono passati 30 anni da Dogs Blood Rising, uno dei dischi cardine dell’industrial esoterico. Nel frattempo David Tibet ha pubblicato decine di dischi con il suo progetto Current 93 . Qui vi raccontiamo quelli più significativi.

 

Current 93 è un progetto musicale che dal 1982 a oggi, ha pubblicato decine di album, ep e split che tracciano un percorso ostico e contorto, nel quale si può risalire ad alcuni contributi tra i più significativi per la scena industrial, il folk apocalittico, il dark ambient, la musica occulta e mistica.

Non si può scindere Current 93 dalla figura di David Tibet – oltreché musicista (a dir la verità ben poco dotato), anche poeta e pittore – fondatore e mente del progetto, nonché unico membro fisso che in più di quarant’anni ha collaborato e coinvolto all’interno della sua creatura un numero infinito di artisti come John Balance, Steven Stapleton, Fritz Haaman, Douglas P., Nick Cave, solo per citare alcuni tra quelli che hanno avuto maggiore influenza nelle varie gestazioni della mutevole identità sonora della sua creatura.

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David Tibet nasce in Malesia nel 1960 e si trasferisce da adolescente in Inghilterra, negli anni dell’università entra in contatto con i giri dell’industrial britannica, Throbbing Gristle in particolare, e tramite Genesis P-Orridge aderisce al TOPY (Thee Temple ov Psychick Youth), un collettivo vicino ai culti mistici e magici ispirati dalle teorie di Aleister Crowley e Austin Osman Spare. Di lì a poco compare in alcuni lavori dei Nurse With Wound, Psychic Tv e 23 Skidoo, tutti gruppi dalle cui ceneri nascerà Current 93.

Il nome del progetto deriva dalla “corrente 93” della religione thelemita, e se è complicato elencare tutti i musicisti e gli artisti che negli anni hanno orbitato attorno a Tibet, è praticamente impossibile sbrogliare la fitta trama di contenuti e riferimenti ai quali si ispirano i testi o l’estetica della sua produzione: esoterismo, misticismo e escatologia cristiana, satanismo, magia sessuale crowleyana, ma anche buddismo e induismo, che convivono spesso in maniera ambigua e volutamente provocatoria tra loro, distorcendo all’estremo, in chiave oscura e perversa, discorsi sull’amore, sull’amicizia e sulla morte, o ancor più ingenue digressioni sull’infanzia, sull’affetto per i gatti e persino sui personaggi dei cartoni animati. Tutti temi dietro i quali si cela la bizzarra ma indubbia sensibilità di Tibet, la sua spiritualità e il dramma interiore mediato solo a tratti dal personaggio enigmatico e torbido, se non addirittura inquietante, che ha costruito attorno a sé.

I mutamenti nelle sonorità e nell’estetica che negli anni ha avuto Current 93, sono talmente netti che rappresentano delle aree isolate tra loro. Per questo conosco molti ascoltatori dei Current 93 che amano solamente un paio di dischi e detestano tutti gli altri. Sia per loro che per i neofiti, ho cercato di tracciare una mappa essenziale per muoversi al meglio in questo universo parallelo.

 

Nature unveiled (1984)

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Uscito per la “L.A.Y.L.A.H. Antirecords”, la storica label belga fondata da Marc Monin, che in quegli anni metteva in circolazione i migliori dischi sperimentali e industrial: Coil, Laibach, Organum, oltre ai già citati Nurse With Wound e 23 Skidoo, Nature unveiled è considerato il vero esordio firmato Current 93, uscito dopo un paio di split ed ep piuttosto acerbi e incompleti.

La formazione standard di allora – composta da Tibet, Balance, Stapleton e Haäman – si arricchisce con John Murphy (a quei tempi negli SPK) e l’anarco-punk Anne Anxiety.

Si tratta di un disco che inaugura senza mezzi termini il capitolo dell’industrial esoterico e lo si capisce bene già dalla copertina, dove compare un crocifisso, opera di Babs Santini, replicato sul retro stavolta pieno di sangue. Le tracce sono di pura sperimentazione, dove si alternano liturgie bizantine e mantra gregoriani. La messa nera di Tibet invoca l’Apocalisse e l’Anticristo, e prosegue con maggiore convinzione nel successivo Dogs Blood Rising (1985) – l’altra opera fondamentale di questo periodo – nel quale Stepleton alla guida delle componenti elettroniche e alla produzione, dà maggiore sfogo ai loop claustrofobici e occulti che accompagnano gli idiomi di Tibet che citano gli harakiri di Yukio Mishima e le poesie di Lautréamont, morto a soli 24 anni nel 1870, semi-dimenticato cantore della disperazione e della brutalità umana.

 

Imperium (1987)

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David Tibet supera una non meglio specificata grave malattia e si trasferisce in Islanda. Nel 1987 esce un disco che dà inizio a una nuova fase delle sonorità di Current 93: Imperium, un ibrido tra gli album precedenti e quella che sarebbe stata la direzione del futuro. Compaiono le prime chitarre acustiche di Douglas P. che si sovrappongono alle sperimentazioni elettroniche del solito Stepleton, e arrivano flauti, liuto, atmosfere ancestrali e medievali per la voce pulita di Tibet, che abbandona i gorgoglii campionati del passato e recita elegie con riferimenti al cristianesimo e agli studi sul buddismo tibetano del maestro Jigdal Dagchen Sakya.

 

Thunder perfect mind (1992)

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A cavallo tra i due decenni i Death in June e Sol Invictus creano un nuovo genere musicale, ambiguo, discusso e pieno di degenerazioni a causa delle quali è importante tanto quanto complicato tracciare dei confini e fare dei distinguo, che in questo articolo risulteranno solo approssimativi ma comunque necessari.

La musica neofolk è uno dei capitoli più importanti del periodo post-industriale, nel quale vengono introdotti strumenti acustici tradizionali e uno svariato numero di tematiche come il romanticismo e il neoclassicismo, l’occultismo, il neopaganesimo e l’etenismo. Nello specifico si può dire che, con approcci differenti, l’intento è quello di racchiudere concetti che si rifanno alla musica popolare europea, alle radici arcaiche pangermaniche e celtiche e alla tradizione letteraria gotica, con un’accezione storico-culturale che inevitabilmente si espone pericolosamente ad appropriazioni più o meno indebite. Da questo punto di vista David Tibet con i Current 93 entra solo in minima parte nel calderone di provocazioni e ambiguità che hanno riguardato molto di più Douglas Pearce e Tony Wakeford ad esempio, coinvolti in polemiche e accuse di filo-nazismo, spesso legittime, spesso auspicate dagli stessi protagonisti con un largo uso di simbolismi e atteggiamenti istigatori decisamente fuori dalle righe e ai quali andrebbe dedicato un lungo discorso a parte.

Ad ogni modo, le fanzine e gli stessi protagonisti del tempo si affrettano a coniare varianti del termine: lo stesso Tibet parla di Apocalyptic folk o Folk noir per definire la sua musica e la natura dei suoi testi, in un certo senso smarcandosi da un filone prettamente politico, tuttavia senza porre del tutto fine alle stigmatizzazioni.

All’indomani di Thunder perfect mind avverrà la staffetta tra Douglas P., che abbandonerà il progetto, sostituito da Cashmore alla chitarra. Staffetta celebrata da A song for Douglas after he’s dead con tanto di requiem strimpellato con l’ukulele. Questo disco è il perno centrale della nuova fase dei Current 93, oltre a essere uno dei più rilevanti dell’intera produzione. Il titolo si riferisce all’omonima poesia gnostica ritrovata in Egitto nel 1945, all’interno dei Codici di Nag Hammâdi, risalenti al I o II secolo a.C.

Si tratta di una specie di “album-siamese”, perché i Nurse With Wound, registrarono e pubblicarono nello stesso periodo un disco dallo stesso titolo.

Accompagnato da musicisti d’eccezione tra cui spicca la voce Rose McDowall, oltre al ritorno di Balance e Stapleton, Tibet dà il meglio di sé facendo convivere alla perfezione incubi e vicende personali, dediche ad amici e amanti, con le solite nozioni storico-religiose, immerse nelle sonorità fiabesche, di cui maggiore espressione è la cover dei Sand When the may rain comes.

Da segnalare anche la controversa Hitler as Kalki, dedicata al padre, soldato britannico «che sconfisse Hitler», un lungo brano sperimentale dove Tibet vaneggia la teoria secondo cui Hitler fosse la decima incarnazione di Vishnu, venuto con un cavallo bianco per distruggere e porre fine a un’era dell’umanità.

 

 

All the pretty little horses (1996)

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Se tutti i dischi firmati Current 93 possono ritenersi in un certo senso dei concept, questo è il tentativo più eclatante, ricco e maturo. Un disco dedicato alla nascita e alla morte, fatto di ballate romantiche (le più belle Bloodbells chime e Calling for vanished II) e intermezzi funerei, come la caliginosa The immost night con il pianoforte tremendamente scordato e la voce di Tibet posseduta come un tempo, che minaccia «We shall be judged».

I contenuti sono infiniti: monarchianismo (il movimento teologico che nega la Trinità e la natura divina di Cristo), testi di Thomas Ligotti, citazioni di Carlo Gesualdo e la celebre ninna nanna che dà il titolo al disco, interpretata da un Nick Cave indimenticabile.

 

Soft black stars (1998)

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Con questo disco inizia la fase del “minimalismo sonoro”. Esce Soft black star uno dei lavori più toccanti, intimi ed ermetici di Tibet, che affida l’accompagnamento della voce solamente al pianoforte, suonato da Maya Elliott.

 

 

Black ships ate the sky (2006)

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Il primo album degno di nota del nuovo millennio arriva nel 2006, è un ritorno al folk apocalittico, ed è un’opera mastodontica intitolata Black ships ate the sky, pubblicato in differenti edizioni e contenente un libretto di 56 pagine ricco di foto, disegni, testi e note varie. A sorreggere le 21 tracce c’è la spina dorsale Idumea, un inno metodista del Settecento, interpretato in varie versioni dai tanti musicisti che partecipano al disco, tra cui Ben Chasney (Six Organs of Admittance), Anthony (di Anthony and the Johnsons, band lanciata da Tibet), Marc Almond (Soft Cell), Cosey Fanni Tutti.

 

Arrivando ai giorni nostri e schivando il turbinio di ristampe, raccolte, ep, live, che farciscono gli spazi tra ogni nuovo disco dei Current 93, esce nel 2011 Honeysuckle Æons forse il disco che più ricorda l’essenzialismo del più fortunato Soft Black Star, con l’aggiunta di alcuni strumenti tra cui il therhemin, ma anche carillon, violoncello e organo che creano – assieme ai testi – un viadotto tra Occidente e Oriente, fatto di vicende personali, quasi mai comprensibili, vicende mitologiche o mistiche. Anche l’ultimo disco ufficiale prosegue su questa scia: I Am the Last of All the Field That Fell: A Channel, con una formazione ampliata nella quale figurano Nick Cave, Andrew Liles, John Zorn, Jack Barnett dei These New Puritans, che hanno contribuito a rendere la qualità del suono di questo disco il suo cavallo di battaglia.

 

In conclusione, è difficile assegnare un ruolo specifico al progetto Current 93, delimitare le influenze che ha esercitato e soprattutto stabilire quale sia stato il momento di maggiore ispirazione o l’apoteosi musicale di Tibet e i suoi in tutti questi anni e in tutti questi cambi di registro. Si tratta senz’altro di una realtà dalla doppia faccia, di indubbia importanza per i generi musicali su cui ha agito, e al tempo stesso di difficile fruizione per arrivare a un pubblico esteso. Un percorso ostico come si diceva, non privo di passi falsi e fallimenti, che rispecchiano perfettamente il carattere incerto e insicuro di Tibet, l’unico punto di continuità tra quel ventenne esagitato e strafatto di speed che invocava Lucifero, e il cinquantenne che oggi si commuove sul palco, dipinge e prega circondato dai suoi gatti, in attesa dell’Apocalisse.

 

Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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