Domande stronze per Michele Montagano di V4V Records
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
6532
https://www.dudemag.it/musica/domande-stronze-per-michele-montagano-di-v4v-records/

Domande stronze per Michele Montagano di V4V Records

V4V Records è un’etichetta discografica indipendente nata meno di due anni fa a Vasto. Abbiamo parlato con Michele Montagano, l’uomo dietro la fucina.

V4V Records è un’etichetta discografica indipendente nata meno di due anni fa a Vasto, in Abruzzo. In media, da allora, ha prodotto più di una band al mese e non ha alcuna intenzione di rallentare. Abbiamo parlato con Michele Montagano, l’uomo dietro la fucina.

 

Uno dei tuoi primi contributi alla melma magmatica del mondo musicale indipendente è stato il tributo italiano alla band di culto dei Codeine. Ambizioso, come primo progetto: come è nata la volontà di realizzarlo e, soprattutto, hai mai usato codeina ascoltando i Codeine?

No dai, la codeina fa un casino se mescolata all’alcol. Fui contattato dalla White Birch Records degli amici Ka Mate Ka Ora, simpatici toscani col gomito del tennista. Il nome dell’etichetta è già di per sé un omaggio ai Codeine [White Birch è il titolo del loro secondo album, NdR]. Dopo oltre 15 anni dallo scioglimento della band, e col pretesto della reunion, era giusto omaggiare il gruppo più bello del mondo dopo i God Machine e gli Hanson. Fu un tributo sincero senza tante pretese: non cercavamo grandi nomi ma solo persone in completa sintonia con l’ascolto di una band che poteva significare molto per molti. Io mi occupai della promo attraverso la webzine Stordisco e la cosa andò molto bene. Da lì comunque iniziò tutto. Per fortuna o sfortuna.

La tua etichetta si chiama V4V. C’è del simbolismo dietro; ci spieghi di che cosa è acronimo oppure parto con le battute a cazzo?

Ci sono tre pazzi che cercano di fuggire dal manicomio: uno propone di scappare dalla scala antincendio e muoversi sui tetti, ma c’è il problema della distanza tra un tetto e l’altro. Il secondo pazzo dice: «Non preoccupatevi, basterà che accenda la torcia e cammineremo sul fascio di luce come su un ponte». Al che il terzo pazzo, stizzito, esclama: «E certo! Che siamo, pazzi?! Lo sappiamo che a metà strada tu spegni la torcia e noi cadiamo!» Più o meno, V4V-Records nasce così. Al posto di una stanza reale ce n’era una digitale. Il nome ha tanti significati e mi piace che sia ambiguo e aperto all’interpretazione, anche perché io stesso non ne ho ancora trovato il significato reale. (Ma sento di essere molto vicino.) Una cosa che posso dirti è che se nomini V4V tre volte davanti allo specchio (si pronuncia Viforvì) ti appare Moana Pozzi vestita da Courtney Love.

La prima band che avete prodotto rimane il vostro gruppo di punta, quello con cui avete avuto più riscontri, gli ALBEDO. Com’è nata la collaborazione, e cosa bolle in pentola per quanto riguarda il loro prossimo album?

Con gli Albedo siamo grandi amici dal loro primo album ufficiale, Il Male. Sono indiscutibilmente tra i migliori, se non i migliori, in quel che fanno. Ci conoscemmo durante un gay pride. Gilli [Raniero Neri, il cantante] aveva un bellissimo tutù di borchie e mi colpì molto sentirgli cantare strofe come «Se fossimo parole saremmo dentifricio e Camel». Aspetta che prendo i farmaci. Ok, ci sono.

Dopo il tributo ai Codeine avevo tirato su un piccolo ufficio stampa, Vavavuma, assieme all’amico musicista Nicholas Joseph Roncea (Fuh, Io Monade Stanca), un tipo troppo ok a cui voglio un gran bene perché, come me, è anche lui un caso a parte e quindi non andrà da nessuna parte. Fatto sta che avevo preso accordi per promuovere gli Albedo con Vavavuma. In quel periodo avevo messo su l’etichetta con Vincenzo e Fabio (i due pazzi di cui sopra) e quindi pensai di esordire proprio con gli Albedo. Ascoltammo il disco e finita Cuore dicemmo di si. Vincenzo disse: “Ma stai scherzando?!?” Fabio è muto. 

Sul nuovo disco posso solo dirti che è bellissimo. Di gran lunga il più bello che hanno fatto. Personalmente credo sarà un disco che rimarrà. È una produzione abbastanza grande e ben fatta. Presto ne saprete tutti di più, ora ho una pistola puntata alla testa e non credo di poter aggiungere altro. 

Per quanto riguarda il roster della tua etichetta, quali sono gli altri nomi su cui puntate? Per ogni band illustraci brevemente perché li hai scelti, e perché dovremmo ascoltarli.

Ecco, ora probabilmente so perché ho messo su l’etichetta: per una domanda come questa.

Albedo: Il cantante è il sosia di Natalino Balasso, e uno dei migliori scrittori di canzoni qui in Jamaica. Il chitarrista è un signore. Nel senso che è vecchio. Il bassista sforna un sacco di figli e ha una tavola da skate come pedaliera. Il batterista è juventino però è di Milano. Immagino che dopo aver detto che sono i migliori del mondo, sta roba possa bastare.

Nient’Altro Che Macerie: Io l’etichetta l’ho messa su per questi, se devo essere sincero. Dovevano essere la prima uscita. Il cantante-bassista è un fighetto e passa almeno 23 ore al giorno a specchiarsi. Spesso anche nel water. Il chitarrista è uno dei migliori nel genere ed è una persona molto tormentata e bionda. Il batterista non è pervenuto. 

Gli Ebrei: Che dire: sono i più genuini che esistono. Fosse per me, starei con loro tutti i giorni e morirei giovanissimo. Anche se il loro batterista è una scimmia, che da quando ha scoperto i soldi crede di essere umano.

Nevroshockingiochi: Insistettero davvero tanto per avere il logo V4V, mi sentii quasi in imbarazzo. Sono dei fighi marchigiani e parlano il bestemmiese. 

Marnero: una delle poche band dell’ardcor, se non l’unica, che può permettersi tutte quelle menate dell’ardcor. Coerenti e potenti.

Echo Bench: Da Tel Aviv. Le scelsero i soci. Discone della madonna che serviva a farci capire che anche in un posto dove la sveglia te la danno le autobombe si fanno cose bellissime e la musica è un’ottima valvola di sfogo e catalizzatore del disagio.

Small Giant: L’amico Stefanini. Gli vogliamo bene almeno quanto lui ne vuole a David Lynch. Una volta era un figo. Ora è guarito.

L’Amo: Son dei bravi scugnizzi. A loro basta l’amore e la Peroni. Anche a me. 

Auden: Era un disco mai uscito ufficialmente ed anche uno dei più belli mai usciti ufficialmente. Ti dico in anteprima esclusiva che stanno registrando il nuovo album e personalmente credo che metterà la parola fine a tutta questa stagione di revaivol emo. O per lo meno la metterà all’interno di V4V.

Lantern: È il disco del 2014, assieme ai Ruggine che escono a novembre. Almeno uno di loro è un genio.

Gouton Rouge: Era un nome ricorrente. Me li trovavo sempre davanti. Primo demo recensito per Stordisco, secondo Ep per Rockit poi lo split con Apash 2012 che è tipo uno dei più ganzi che esistono in Italia, e allora all’esordio ho dovuto farli. Li amo un bel po’ nonostante il batterista parli come La Russa. Forse ce l’ho un po’ coi batteristi.

Ecole Du Ciel: Pugliesi bravi che urlano in pugliese. 

HARTAL!: Son pieni di droga; non in tasca, nella musica. Alcuni di loro suonavano con gli AFRAID! e io manco lo sapevo. Cioè lo sapevo ma non me lo ricordavo. Disco bellissimo anche quello e in un paese completamente impazzito e in balia di un’apocalisse zombie lo darebbero in loop in radio e tv ogni giorno. Se esistessero ancora i media, of course.

I MISSILI (qui la nostra intervista n.d.r): La prima uscita abruzzese. Era da fare. Li adoro e sono una delle migliori proposte pop attuali. Non hanno bisogno di parlare di menate hipster; son privi di qualsivoglia citazionismo e/o tematiche autoreferenziali legate a un pubblico indie-snob specifico. Fanno canzoni semplici e orecchiabili. Sono completamente diy, registrano in casa e sono molto più coerenti e genuini della maggior parte delle band che ho visto girare. E poi c’era da tirar dentro un po’ di figa, nel calderone di salsicce V4V.

Majakovich: Mi piace l’accento ternano e sono dei tipi troppissimo a posto e infatti li amano tutti nell’ambiente. Ci sanno fare davvero e hanno lo spirito giusto che fa bene alla musica di questo periodo.

Verily So: Erano la miglior band italiana di quel genere. Pochi cazzi, ora posso dirlo. RIP. 

Die Abete: Quando mi ricapitava una band con due batterie e una cover di «Ragazzo Di Strada»?

And So Your Life Is Ruined: Le chitarre più belle di pizzalandia da un po’ a questa parte. Un disco che per un anno ho consumato e ancora oggi ascolto molto volentieri. Tutta roba di pancia.

Spiega ai meno avvezzi cosa combina una piccola label, qual è la giornata tipo.

Mi sveglio, mi faccio il caffè, rompo le palle alla gente che lavora presso «Farsi rompere le palle da Michele Montagano». Il resto del tempo faccio da assistente sociale alle band e spammo fino a farmi sanguinare il naso. Se volete sapere davvero cosa fa un’etichetta indipendente, mettetene su una o chiedete a Porn Hub.

Tra le molte band che si propongono e il materiale che ti arriva, qual è quello che ti ha maggiormente colpito e di contro, qual è stato il peggiore? Raccontaci qualche cazzata suvvia, senza fare nomi.

La roba che mi colpisce di solito la pubblico. Raramente mi scappa qualcosa. Tipo, gli Storm(O) mi sono scappati. Per quanto riguarda i peggiori, è facile: dal mio punto di vista non esistono peggiori musicalmente parlando, dal momento che mi è arrivata roba che renderebbe Daniel Johnston un virtuoso del cantato. I peggiori per me sono quelli che si pongono senza umiltà e con sfacciataggine, che sciorinano produttori e quant’altro prendendosi così sul serio che mi fanno sentire un giudice di X Factor, per poi parlare di “influssi alternative” e altre stronzate fuori di testa.

Altrettanto importante è la tua attività di ufficio stampa: come ci si districa nella giunga di materiale da promuovere?

Bisogna crearsi una certa credibilità e mandare in giro materiale che tu stesso recensiresti, ascolteresti. Il senso critico deve esser mosso dalla curiosità e la contestualizzazione socio-culturale di un qualcosa. Cerco di fare del mio meglio e di essere professionale come tutte quelle persone che lo sono pur non percependo un euro da tutto questo. Sono molto sereno e ho zero senso degli affari. Il mio più grande difetto probabilmente.

Cosa pensi dell’attuale scena musicale italiana e nello specifico della “new wave abruzzese”?

Sono la persona più sbagliata alla quale chiedere queste cose. Penso che in Abruzzo qualcosa si muova, a Lanciano, ma semplicemente perché le band non fanno cover, ma provano a scrivere pezzi propri, e chi suona si supporta a vicenda, andando ai concerti e collaborando. Effettivamente non è poco. D’altro canto odio la parola “scena”, che così tanto si usa con leggerezza. In Italia non esiste mezza scena, te lo dico io. La maggior parte delle band, spesso facenti parte anche dello stesso roster, si insultano alle spalle.

«Prima o Mai» sembra la risposta di una prostituta ad una precisa richiesta e invece no, parliamo semplicemente di t-shirt, giusto? Di cosa si tratta?

È un metodo di produzione molto interessante inventato dal fumettista Ratigher, nostro caro amico che lotta qui, assieme a noi, a Vasto. Consiste nel vendere qualcosa che ancora esiste solo in un determinato lasso di tempo. Metto in vendita il mio prodotto e chi lo ha acquistato nel periodo in cui lo vendo ce l’ha, gli altri no. Non è un crowdfunding né un pre-order; è semplicemente un metodo che vuol saggiare il vero interesse del fan e dare un senso concreto al supporto di un progetto diy. Trovi tutte le info al riguardo qui e .

Il catalogo dell’etichetta è completamente in download gratuito qui e i nostri dischi stampati sono bellissimi e spesso in edizione limitatissima. Quindi scarica, ascolta, se non ti piace cestina pure, ma se ti piace corri a farci ricchi qui in modo che io possa fare altri dischi per inquinare il mondo e riporre nell’armadio quel bellissimo fucile che ho comprato al mercato.

Mirko Di Nella
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude