Nel parlare di innovazione culturale in Italia si rischia sempre di cadere nella retorica più noiosa. La cultura è ferma da 200 anni, no dagli anni ’60, no dagli anni ’80, siamo un popolo di vecchi eccetera eccetera. Parlare di rinnovamento viene visto da certi come un tentativo di profanazione di questa culla della civiltà mondiale. Ci lamentiamo sempre delle nostre città in ritardo di decenni rispetto alle “capitali europee” (Parigi, Londra, Madrid, BERLINO). E i fondi europei? Eh? No, dico, i fondi europei?! Non ne parliamo, dai. È tutto un magna magna.
Tutto molto vero. E tutto molto noioso. Ma è anche molto vera e molto noiosa la nostra passione per le lamentele, uno degli ostacoli più grandi verso l’innovazione.
Esistono piccole realtà che, silenziosamente, tentano di unire la tradizione e la contemporaneità. Strutture ricettive in grado di accogliere le novità, di sperimentare e di mettersi a disposizione di realtà inclini all’innovazione.

Il Palazzo Velli di Trastevere ne è un buon esempio, ce ne siamo accorti collaborandoci più volte in questi mesi.
È una struttura flessibile e versatile, in grado di essere uno spazio espositivo interdisciplinare e polifunzionale nel cuore di uno dei più antichi ed affascinanti rioni romani.
Al suo interno, nell’ultimo anno, abbiamo visto mostre d’arte contemporanea come il nostro Slow Art Day, eventi di moda e design, dj-set, concerti di musica persiana.
Moving from / live performance excerpt, @Slow Art Day 2015.
I suoi ambienti sono stati progettati e ristrutturati per ospitare uno spettro ampissimo di situazioni: dalle celebrazioni istituzionali agli allestimenti urbani. Iniziative culturali capaci non solo di avere un approccio per nulla austero o inaccessibile, ma anche di produrre ricavi e sostenibilità economica. È questo il “modello europeo”: non aver paura di considerare la cultura un mezzo per produrre profitti.

Novità del 2016? Arriveranno i workshop e gli aperitivi musicali con l’obbiettivo di rendere una location così antica accessibile a tutti, sfruttandola per le molteplici possibilità offerte dai contenuti artistici e culturali. Rinnovando ed attualizzando la bellezza di un palazzo del ‘500, scrollandogli di dosso tutta l’austerità che potrebbe rendere “inavvicinabile” e distante questo patrimonio trasteverino.
Quella del Palazzo Velli è una storia che vi consigliamo di approfondire e che continueremo a seguire da vicino.

Tra grano e formaggi, nel biennio 1573-1575, le entrate della famiglia Velliraggiungono i 9.000 scudi. Suor Nicola Velli*, pochi giorni dopo aver portato in dote cento scudi per essere ammessa alla professione dei sacri voti, cadde inferma a causa de «la malattia dovuta all’aria nociva», e rese l’anima a Dio. Era il 1539.
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