G.B.Husband & the Ungrateful Sons si esibiranno al Roma Folk Fest il 23 maggio.
Buona lettura.
Presentate il vostro progetto.
Il progetto G.B.Husband & the Ungrateful Sons trova origine nelle diverse esperienze musicali dei suoi componenti, il garage dei Funny Dunny (quasi quindici anni di vita, tour in Italia e all’estero, opening di lusso come quelli a Dirbombs e Wooden Tits e dischi prodotti da gente del giro Movie Star Junkies e Mojomatics) e lo stoner dei Tom Bosley (anch’essi sulla breccia da più di due lustri, un disco alle spalle e uno in dirittura d’arrivo), ma la risultante del loro incontro è cosa assai diversa: un sound ben più lieve e intimista che affonda le proprie radici nel folk e attraversa con classe e nonchalance tanto i polverosi scenari americani quanto gli uggiosi paesaggi inglesi.
A dare colore e un certo groove ad una struttura musicale poggiata sulle solide fondamenta di basso batteria, chitarra acustica ed elettrica contribuiscono le percussioni e l’organo.
Con una cifra estetica all’insegna della sottrazione e dell’immediatezza, chiaramente debitrice dei loro trascorsi rock’n’roll, i nostri tessono languide trame e delicate ninne nanne, lasciandosi andare di tanto in tanto ai sogni caleidoscopici dei mid sixties. Ballate nostalgiche e confidenziali suggeriscono la magia di una notte stellata e la quiete di un tramonto; un tramonto irpino, perché no, dove i bastioni di roccia trattengono i profumi dei boschi e certe asperità tipiche dei popoli di montagna, ostinati a raccontare del difficile amore tra il sole e la luna. L’uscita del primo disco di G.B. Husband and The Ungrateful Sons è prevista a maggio 2014 su Ill Sun Records, etichetta salentina molto attiva e trasversale che già annovera nelle proprie fila i Muffx.
Qual è il ruolo del musicista nella società attuale?
Ci riconosciamo in ciò che ha scritto Sironi a proposito del ruolo dell’Artista nella società postmoderna: il suo ruolo «è quello di ricucire una cornice comune attorno ad individui sempre più uguali nei loro destini ma sempre più soli nelle proprie vite».(A. Sironi, Ruolo Critico e Antagonismo Musicale nella società Postmoderna).
Quale musica ispira la vostra musica?
Gli ascolti che ognuno di noi si porta dentro, spaziando dal blues al garage, al folk, passando per l’hard rock e la psichedelica. Per citare alcuni nomi Johm Martyn, Neil Young, Mark Lanegan, Calexico, Jim Croce, Sixto Rodriguez, la scena della psichedelica californiana degli anni ’60, e tutte le sue derivazioni.
Cosa più vi infastidisce della scena musicale attuale?
In estrema sintesi, la percezione è che spesso la cornice risulti più importante del quadro.
Quale concerto nella storia della musica avreste voluto aprire?
Woodstock… (ogni musicista lo ha sognato, ogni sognatore è un bambino, per cui in ogni musicista si nasconde un bambino!)
Raccontateci l’avvenimento più strano che vi è capitato come gruppo.
Di cose strane ne capitano molte stando in giro, alcune si possono raccontare altre meno, quelle davvero esilaranti è bene tacerle, almeno per ora!
Trovate ispirazione letteraria per i vostri testi?
A volte, altre volte sono situazioni di vita quotidiana.
In quale scena di un film vorreste fare un vostro piccolo concerto abusivo?
Anche in questo siamo diversi, il nostro percussionista sogna dal tramonto all’alba… Salma Hayek ed in generale il titty twister!
Progetti futuri?
Stiamo lavorando alla stesura dei pezzi del secondo disco, speriamo di suonare in giro quanto più possibile.
Di dove siete?
Avellino.
Perché ti senti folk?
Beh, forse se folk vuol dire sentirsi più vicini alla gente allora si ci sentiamo folk.