I gruppi che un bravo salettaro deve saper affrontare
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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I gruppi che un bravo salettaro deve saper affrontare

Continuano ad arrivarmi inviti telematici a votare degli sconosciuti per consentire loro di salire sul palco del Concertone del Primo Major.

Continuano ad arrivarmi inviti telematici a votare degli sconosciuti per consentire loro di salire sul palco del Concertone del Primo Major. La risposta più adeguata credo sia una full immersion nel mondo della musica raccontata da uno che nel settore ha lavorato non solo come musicista, ma anche come salettaro – cioè io.

L’eloquenza del punto di vista del salettaro, osservatore privilegiato, credo sia garantita. Il principio sarebbe un po’ questo: «Quando vuoi sapere se l’elefante dello zoo ha il mal di pancia, non chiederlo al veterinario, ma a chi pulisce la gabbia».

Fra le innumerevoli notizie incredibili sul mio conto non c’è soltanto che piscio nel lavandino tutti i giorni senza che a casa nessuno ne sappia niente. Non si tratta neanche di quella volta che mi sono mangiato le pecore del presepe pensando che fosse Pasqua.

Mi riferisco infatti a quella volta che ho lavorato.

Ho svolto diverse mansioni tutte pressoché sovrastrutturali per la comunità – a parte quando ho fatto lo scrutatore alle elezioni, senza però riuscire a far convalidare quella scheda tutta scarabocchiata con svastiche e insulti ai rumeni. Inoltre, approfitto dell’occasione per ricordare al presidente del seggio che quella preferenza indicata alle comunali per Antonio Carlos Zago continuo a considerarla buona, e se è stata annullata è certamente perché lo vogliono i poteri forti.

Dicevamo: ho fatto, per qualche tempo, il salettaro, quello che apre e chiude la saletta al gruppo garantendogli due ore di gloria con cadenza approssimativamente settimanale.

Non meno di altri, è un lavoro che presenta una serie di ricorrenze delle quali mi sono permesso, negli anni, di raccogliere testimonianza.

Ogni quartiere ha i suoi miti, i suoi eroi, le sue leggende, i suoi tossici, i suoi criminali, e i suoi musicisti, che puntualmente rispondono alle grossolane descrizioni stereotipate di chi li osserva e apprezza.

Per completare il suo addestramento e superare la settimana, il salettaro dovrà prepararsi a gestire la personalità complesse che veniamo qui enumerando:

Lunedì – I babbioni. Negli anni settanta andavano fortissimo. Poi si sono trovati le donne e hanno messo su famiglia – i loro figli, sciagurati, vanno in discoteca e scaciottano con l’MD invece di andare a Manziana col 126, piantare la tenda e vedere i draghi col peyote – poi dici che i Grateful Dead non vanno più di moda.

Strumentazione rigorosamente Fender e in ottime condizioni, generalmente sono dei musicisti precisi e poco pretenziosi, con un buon groove e, essendo amici sin dalla gioventù, sono una band affiatata e equilibrata.

Sono il gruppo che ogni salettaro vorrebbe avere in sala: puntualissimi sia ad arrivare che a smontare, gentili e disponibili, suonano per rilassarsi e se ne vanno con il sorriso. Avendo un’età non più tenera, il loro sudore è di poco più tossico rispetto a quello dei più giovani.

Ricordarsi di arieggiare la stanza subito dopo.

Brano preferito: Cocaine

Martedì – Elettronica. Si tratta di una band composta da tre o quattro anonimi nel ruolo strumentisti-fantocci che supportano i deliri di onnipotenza del loro leader: abbigliamento eccentrico, vocabolario irritante, occhiali, definisce il suo progetto come all’avanguardia, fra l’alternative-rock, la new wave, il numetal, l’elettronica, l’acid jazz e la dubstep (per i gruppi nati nel 2012).

Il leader si presenta quaranta minuti prima dell’appuntamento apposta per poter rimbeccare i suoi adepti in caso di ritardo (questo risulterà essere un particolare piuttosto seccante quando il salettaro ce li ha al primo turno della sua giornata). Il suo equipaggiamento essenziale è composto da 3 tastiere a 10 ottave, una batteria elettronica, un microKorg, un effetto per voci, un microfono personale (o anche quattro scocciati insieme), un mixer a 72 canali da collegare a quello della saletta (4 canali), un Mac con 19000 plugin da attaccare alle tastiere che però poi esce stereo con un’uscita che sicuramente richiederà un cavo prodotto solo in Danimarca.

I primi 40 minuti della prova servono per montare questa specie di astronave – naturalmente dovrà fare da solo. Provano sempre le due canzoni che il leader ha scritto in tutta la sua vita, che tra l’altro sono uguali e ricordano la produzione meno interessante di Scialpi. Questo per quanto riguarda gli arrangiamenti strumentali.

I testi, metà italiano, metà inglese e metà ostrogoto (per un totale di 150%), sono trascritti alla lettera da un manuale di ingegneria biochimica.

Il suono finale dell’astronave è grossomodo uiuiuiuiuiu, che volendo si potrebbe riprodurre con un kazoo oppure chiudendo le mani in posizione clap e soffiando fra i pollici.

Staccano gli strumenti mediamente dopo la sesta volta che gli hai bussato per farli scrostare dal cazzo, dopodiché il leader dovrà smontare l’astronave.

Ricordarsi di chiamare il leader con il suo soprannome anglofono.

Espressioni ricorrenti nei testi: transazioni microcosmiche; sinapsi infette; molecole protoniche.

Mercoledì – I Nerd. Un bravo salettaro, negli anni in cui la Roma giocava la Champions League, sapeva bene di doversi scollare i turni del mercoledì, perché la prima cosa che si impara quando si gestisce una sala prove è che c’è sempre qualcuno che vuole fare le prove quando c’è una partita della Roma, fosse anche il derby. Il gruppo di Nerd, composto da tre trentenni con carriera accademica avviata, non segue il calcio.

Piuttosto, essi sono in cerca di un nuovo linguaggio musicale, che esplora persino il mondo della musica atonale senza però dimenticare il jazzcore e il doo-wap.

Ne viene fuori un’atmosfera che può essere resa solo insieme con un gioco grafico di ologrammi, evocando una prospettiva che ricorda un po’ Philip Glass, un po’ William Burroughs e un po’ i comizi di Gianfranco Fini.

Tutto questo con un giro di do suonato fuori tempo col metalzone e la batteria che inverte cassa e rullante sui pari e i dispari – ma non apposta: solo perché non è bono.

Ricordarsi 1. di non piazzarli mai al turno 22-24 a costo di mentire, perché dopo la prova si trattengono tre quarti d’ora a a disquisire di massimi sistemi. 2. di leggersi l’opera completa di Deleuze altrimenti la settimana prossima non sai che dirgli – i salettari devono garantire un livello di preparazione in cultura generale molto più ampio di quello dei baristi.

Giovedì – Il professionista. Lui è quello che ce l’ha fatta. Può vantare ingaggi con case di produzione ai massimi livelli, elemento che si rivela un’arma potentissima per suggestionare i membri della sua band e all’occorrenza ricattarli. Essi sono degli strumentisti impeccabili, spesso anche insegnanti, con diplomi e controdiplomi di cui si fregiano per fare a spallate con la concorrenza e ottenere il posto nella band delprofessionista.

Puntuali e professionali, accordano gli strumenti (corde sempre nuove) ogni brano, fanno pausa con il cronometro, hanno un leggìo ciascuno, curano il suono meticolosamente e fanno persino domande (quasi sempre) pertinenti.
Si riscaldano con Giant Steps rivista in versione fusion a 280 di metronomo suonando 4 soli a testa fuori tonalità, inserendovi poliritmie dove possibile.

Poi però è ora di quagliare, e allora il salettaro deve stare attento a spiegare tempestivamente a chi è lì di passaggio che no, non sono la cover band dei Modà.

Ricordarsi di dare un’accordata approssimativa alla batteria prima che arrivino, se non si vuole veder sbuffare il batterista che poi smonterà tutto per usare la sua strumentazione professionale: tre rullanti da alternare a seconda del sound del brano, 4 crash, 2 ride, 3 splash (compreso quello con tutti buchetti), 1 china, l’immancabile cow-bell. Nei brani che suona userà soltanto cassa rullo e charlie e gli è concesso un fill e mezzo ogni dieci prove.

Titolo del pezzo su cui puntano tutto: Questo nostro amore pallido

Venerdì – La cagna. Alla faccia di chi credeva che le donne non avessero vocazione musicale: in ogni quartiere di Roma ci sono almeno 14 gnocche mondiali con una voce incantevole che sembra di sentire una sirena.

L’occhio attento ma distaccato del bravo salettaro conosce l’incantesimo e anche l’amuleto che lo scongiura: si tratta di una ragazza di bellezza media con una voce media. Il proliferare di questo genere di band ruota attorno al fatto che il resto dei componenti suona nel gruppo solo perché vuole farsi la cantante. Non è importante quello che si suona, ma l’atmosfera di empatia che solo la musica suonata insieme riesce a creare, così che il legame sia ogni volta più intimo. Non è un caso che questa band rovini il venerdì sera al salettaro che vorrebbe uscire con i suoi amici: per loro si tratta proprio dell’uscita del venerdì sera, e infatti alla prova segue la chiacchierata fin quando il più resistente al sonno non si aggiudica il premio-autista per riportare a casa la cantante.

Non sono progetti longevi, poiché quando gli affari di cuore diventeranno ingestibili il gruppo si scioglierà – generalmente si mischiano le carte quando lei cornifica il fortunato con un altro membro della band.

Ricordarsi di non provarci con la cantante, altrimenti accampando qualche scusa il gruppo cambierà sala prove.
Repertorio: Janis Joplin; Cranberries; Tina Turner; Nada Malanima.

Sabato (pomeriggio) – Gli adolescenti. Ci siamo passati tutti. I primi esperimenti di ribellione: il rock’n’roll, il glam, il garage punk. La prima chitarra/il primo basso/i pattern di batteria sui cuscini. Il concerto di fine anno al liceo – l’unica modalità con la quale vale la pena di prendere parte ad un concerto.

Arrivano con 40 minuti di ritardo – ammesso che si presentino dopo aver prenotato – e chiedono di recuperare se non c’è il gruppo dopo. Chitarrista e bassista hanno dimenticato il jack. Il batterista ha dimenticato le bacchette. Regolano il master dei rispettivi amplificatori come se stessero sul palco dello Sziget, poi capiscono che è troppo alto, così si mettono d’accordo per abbassare. Dopo 10 minuti, di nascosto, cominciano ad alzare nuovamente, finché dopo altri 10 minuti non sono nuovamente in modalità Sziget – va detto che questo è un vizio che i musicisti acquisiscono da piccoli e non perdono mai. Dopo mezz’ora di Ramones, inizieranno a litigare per chi si mette a suonare la batteria.

Ricordarsi di chiamarli dieci minuti prima del turno per accertarsi che vengono.

Brano preferito: Blitzkrieg Pop

Sabato (prima serata) – Quelli col cappello. «Se Mannarino vende dischi, perché l’idraulico lo devo fa proprio io?» si sono chiesti un po’ tutti ultimamente. A ridosso delle scadenze di Primo Maggio tutto l’anno, circa 400 maschi fra i 25 e i 40 anni si fanno crescere i baffi, si comprano un’acustica da Your Music, si mettono una bombetta e riaprono il cassetto. Quando avevano 16 anni avevano scritto una canzone d’amore.

Basta riadattarla in romanaccio e si potrà condividere il palco di Piazza san Giovanni con la Cortellesi, Vinicio Capossela, Daniele Silvestri e Claudio Santamaria vestito da Rino Gaetano.

Qui viene il bello: bisogna mettere su una band. Ma non una band normale, anche se la canzone è una canzone pop normale, con due accordi: La minore e Mi maggiore. La facciamo acustica. Sostituiamo, nell’ordine: stratocaster con chitarra classica amplificata; basso con contrabbasso; tastiere con fisarmonica. Aggiungiamo un violino e un djembé.

Il set della batteria sarà cassa, timpano, rullante e charlie, ma bisognerà suonarla solo con le spazzole. Prima di iniziare il pezzo, qualcuno dovrà leggere una poesia – nel profondo, il cantautore spera che il reading possa farlo Ascanio Celestini.

Risultato finale per la sala prove: occorreranno 23 microfoni per la band composta da una quindicina di elementi – ciascuno dei quali non fa praticamente un cazzo. Porteranno dentro la sala: una tanica da 5 litri di primitivo di Manduria (che naturalmente si catafotterà tutta sul pavimento e il salettaro, chino sul pavimento a pulire cercando di sbrigarsi per non far perdere troppo tempo ai musicisti, sentirà questi ultimi lamentarsi perché non c’è più da bere); due cani (uno piscerà e uno cacherà, e il salettaro, chino sul pavimento a pulire cercando di sbrigarsi per non far perdere troppo tempo ai musicisti, sentirà questi ultimi dire con voce tenera che povero piccolo cucciolo si è spaventato).

Ricordarsi 1. di arieggiare, perché suonano tutti scalzi 2. di far presente che non si può fumare dentro.

Somiglianza del brano che il cantautore negherà vita natural durante: Sognami di Biagio Antonacci

Domenica – i Metallari. Il Metallo, come le delusioni d’amore, è una tappa della vita. Ineludibile e irrinunciabile. Fra tutti coloro che attraversano il periodo Metallo, ce ne sono alcuni che rimangono invorticati nel mood e conseguentemente rimangono fedeli alla causa per il resto dei loro giorni. Non tardano, costoro, a formare ciascuno il suo gruppo Metallo.

Anche loro, come i nerd, non seguono il calcio, così la domenica sera, Roma o non Roma, irrompono in sala prove pronti a inondarla di oscurità, terrore e morte.

Il salettaro diligente sarà attento a distinguere se il gruppo in questione suona black Metallo o brutal Metallo o gothic Metallo o trash Metallo o death Metallo – in caso di errore verrebbe crocifisso a testa in giù e successivamente sacrificato a Thor.

Una volta cablata tutta la strumentazione, il cantante procede alla prova-volume del microfono, sostituendo l’usuale sa-sa-sa-prova-prova con delle bestemmie (qualcuno preferisce declamarle in growl). Provano alternatamente classici del Metallo e brani scritti e arrangiati da loro: il savio salettaro dovrà saper riconoscere le due categorie.

Non è raro che abbiano le loro fidanzate al seguito, situazione che suscita una serie di riflessioni escatologiche – come quando la squadra di calcetto avversaria ha le fidanzate in panchina.

Ricordarsi di sostituire i piatti della batteria con piatti meno buoni, per salvarli dai colpi assassini del batterista.

Numero di morti di Peroni raccolti in sala a fine turno: 56.

 E poi ci sono Sergio&Peppe, che le prove, per scelta, non le fanno.

Sergio and Peppe
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