Musica: «Siamo innamorati. E siamo tutti amanti.»
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«Siamo innamorati. E siamo tutti amanti.»

Holiday Inn festeggia i 10 anni di Avant! Records a Bologna con Veil of light, QUAL e Phase Fatale.

Holiday Inn festeggia i 10 anni di Avant! Records a Bologna con Veil of light, QUAL e Phase Fatale.

 

Era il lontano 2007 quando Bologna vide i natali di Avant! Records, creatura partorita da Andrea Napoli, che questo sabato 2 dicembre festeggia il suo decimo compleanno ad Ateliersi con un mini festival (di Avant! ne avevamo parlato qui proprio un anno fa). Dieci anni di post punk, passando per l’industrial, l’ebm, la synthwave e il punk diy, l’elettronica e il neofolk, una cinquantina di uscite e il vanto di aver scovato alcuni di quei nomi che oggi si fanno largo nelle line-up di festival e club internazionali. Dieci anni di un percorso in grado di andare oltre il concetto di genere e i confini geografici, disegnando con la qualità delle scelte un orizzonte musicale nel quale trova posto quanto di più scuro offra la scena internazionale.

A cantare Happy birthday to you a suon di synth e ritmi del male saranno Holiday Inn, Veil of light, QUAL e Phase Fatale, protagonisti delle passate uscite gli ultimi tre e della prossima in arrivo a gennaio 2018, i primi.

Ad aprire la serata il “punk synthetico schizoide e coinvolgente” del duo che arriva da Roma Est, composto da Manu e Gabor, entrambi a passeggio da tempo tra progetti musicali diversi (Trans Upper Egypt, My own private records, Bobsleigh Baby, Aktion) e animatori di quella Roma weirdo e underground che non trova casa se non al Fanfulla 5/a.

Seguono il live degli svizzeri Veil of light, progetto nato in un bunker di Zurigo nel 2012 ed uscito per Avant! nel 2017 con l’LP Fronth Teeth, che propongono un misto decisamente goth di shoegaze e cold wave; e quello di QUAL, progetto solista di William Maybelline, già bassista dei Lebanon Hanover, con la sua elettronica cupa, fatta di synth labirintici e battiti martellanti.

A chiudere, il dj set di Phase Fatale, il producer e dj newyorkese basato a Berlino che, dopo aver debuttato nel 2014 proprio con Avant!, quest’anno ha rilasciato il suo primo LP Redeemer. Toccherà alla sua techno-industrial dalle sfumature minimal wave dar modo al pubblico di Ateliersi di lasciar esplodere tutta la paranoia accumulata nelle gambe.

Per prepararci alla serata del 2 dicembre, ci siamo tolti qualche curiosità con Manu e Gabor di Holiday Inn, tipo ad esempio cosa ascoltano in questo periodo.

 

 

A sentirvi suonare insieme sembrate fatti l’uno per l’altro: come e quando nasce Holiday Inn?

M.: Holiday Inn nasce circa 3 anni fa, dopo un po’ di tempo passato in sala prove, cercando un suono che staccasse dai riverberi e echo/delay che andavano molto di tendenza all’epoca: tutta l’onda psichedelica che oggi ancora ci assale ed è diventata abbastanza nauseabonda. Nasce da un suono, frontale, acido, compresso, schiacciato dentro un amplificatore. Anche il cantato lo cercavo molto corto, punk, martellato e abbiamo provato così una volta con Gabrio, che conoscevo già da un po’ di tempo, lui e i suoi diversi progetti dell’epoca.

G.: È iniziato tutto con la mia risposta positiva a una richiesta di Manu: «Ho cinque giri di tastiera super acidi e cerco un cantante punk. Niente psichedelia, niente riverberi, niente delay, strumentazione minimale e sporca, facciamo uscire tutto da un unico ampli.» Ho portato cinque testi scritti al volo, minimali e lamentosi, e la cosa ha funzionato dalla prima prova.

 

 

La vostra è una qualità musicale ed estetica particolarmente unica e poco definibile, cucita in modo preciso sulle vostre due figure e dall’attitudine, per così dire, “fluida”. Questo da un lato vi permette di insinuarvi in ambiti anche molto diversi tra loro, nonostante la vostra cifra resti estremamente precisa: quali sono i vostri principali riferimenti musicali ed estetici?

M.: Musicale, è tutto molto vario; il genere non basta più secondo me ed ha anche stufato parecchio. Si stanno sviluppando progetti che sono un incrocio di tantissimi ascolti, e sono soprattutto i risultati delle esperienze e dei percorsi di singole persone. La musica è come la fai, lo stesso per l’estetica. Capire se sei in grado di aiutare a sparecchiare il tavolo a fine cena. E là diventa in effetti tutto più fluido, più minimale e generoso.

G.: Probabilmente il punto forte di Holiday Inn è da sempre stato il fatto di non avere riferimenti musicali o estetici precisi. Sostanzialmente non ci siamo mai messi d’accordo su niente, dalla composizione dei pezzi fino al look sul palco è sempre uscito tutto in modo punk, casuale e dada, e ci piace così. Poi io adoro la musica minimale, semplice, punk appunto, e adoro i Throbbing Gristle. Ci hanno spesso accumunato ai Suicide ma ho sempre pensato sia un’associazione facile e per certi versi riduttiva: non ho mai avuto un disco dei Suicide.

 

 

Vi ho visto in almeno una decina di contesti live: il bagno del Fanfulla, mangiati dalle zanzare della bassa nel baretto di Musica nelle valli, sul palco dell’Here I Stay nel quel dell’entroterra sardo, ma anche contesti più arty come la tettoria de La Pelanda durante il festival romano Short Theatre o la Piazzetta delle Monache per Santarcangelo Festival. Qual è stata la situazione più improbabile in cui vi è capitato di esibirvi? E quale quella che più vi ha esaltato?

G.: Sì, siamo magri e facilmente trasportabili: tutti i suoni, voce compresa, escono da un unico amplificatore che ci portiamo in giro e quindi abbiamo la possibilità di suonare in palchi ordinari ma anche in sottoscala, cessi, terrazzi, soggiorni, bar, matrimoni, funerali. Ci serve solo una presa per la corrente.

M.: Improbabili, ce ne sono tante… La più esaltante per me è stata a Milano, a Casa Gorizia, in uno scantinato di 12 mq, e gente e strumenti e vestiti sotto sopra, tutti lanciati in aria! Era densissimo, molto giocoso, semplicissimo e totalmente diretto e frontale.

G.: Per me la situazione più improbabile fu sicuramente quella sul terrazzo di un amico per la festa di No Hope Fanzine, la nostra prima volta a Bologna. Il terrazzo era pieno di gente, c’erano tre band, un carrello della spesa pieno di birre. Avevo fatto un frontale in motorino una settimana prima ma nessuno lo sapeva. Arrivarono le guardie mentre suonavamo gli ultimi pezzi, non ci fermammo ma semplicemente mettemmo l’amplificatore al minimo e cantai senza microfono. Fu sicuramente anche la situazione che mi esaltò di più.

Come dicevamo prima, questa indefinibile holidayinness vi rende desiderabili agli occhi di mondi vicini, seppur eterogenei tra loro. È il caso, ad esempio, delle etichette bolognesi Avant! e Maple Death Records, per le quali è in uscita a breve il vostro disco. Per dire, sabato 2 dicembre per i dieci anni di Avant! vi ritroverete a condividere il parquet di Ateliersi con Qual e Phase Fatale…

M.: Il prossimo disco, che si intitola Torbido e uscirà a gennaio/febbraio 2018, è nato da incontri, come giusto che sia! Con Andrea della Avant! ci conosciamo da un po’ di tempo. Con Jonathan della Maple Death, forse da solo 2/3 anni. Ci siamo trovati bene a suonare, a parlare, a fare i matti durante le serate o i festival… Insomma, ci divertiamo tanto insieme, e di testa, approccio e modi andiamo assai d’accordo. Niente di più complesso o intrigante! È solo condivisione.

Non conosco bene i gruppi che suoneranno per i 10 anni della Avant!, ne sono solo felice, perché la cosa più interessante dei festival è sentire suonare e conoscere gli altri.

G.: Abbiamo girato molto da quando ci siamo formati, questo ci ha dato la possibilità di conoscere un sacco di gente che oggi si è trasformato in un mucchio di amici, sostenitori, collaboratori. Avant! e Maple Death Records sono da subito entrati in questo circolo. Per la Maple è già uscito uno split Holiday Inn/Hallelujah! nel 2016, mentre con Andrea di Avant! ci eravamo da subito accordati a voce che avremmo fatto qualcosa insieme. Così si sono infilati in questa storia di co-produrre Torbido: il nostro primo long play a tutti gli effetti, 9 pezzi inediti.

Il 2 dicembre apriremo la serata e saremo insieme ad altre band dell’etichetta a festeggiare con Andrea, che ritrovo puntualmente sottopalco a muovere la testa ad ogni nostro concerto bolognese, e quindi credo che Holiday Inn gli piaccia un po’.

Nonostante si tratti di contesti politici e culturali molto diversi, sembra esserci un filo che collega inevitabilmente la scena di Roma e quella di Bologna. Un filo fatto di synth, suoni distorti, atmosfere punk dalle tinte un po’ oniriche, tracciato tra realtà underground che si rispondono per affinità e simpatie. Voi che le state attraversando da un po’, che odore vi sembra che abbiano l’una rispetto all’altra?

M.: I ponti si costruiscono così, con la voglia di raggiungersi. Ci invitiamo a vicenda, ci influenziamo a vicenda. È andata così anche con la scena di Torino (Movie Star Junkies, Gianni Giublena Rosacroce, Krano, oAxAcA,  Futeisha, Heart of Snake) e con gli Hallelujah!, con cui abbiamo condiviso 10 giorni di tour assolutamente devastante da tutti punti di vista. Siamo innamorati. E siamo tutti amanti.

G.: Bologna è molto figa e da quando ci siamo capitati la prima volta appunto su quel terrazzo in via Mazzini, a luglio 2015, è nato uno stretto legame con la città e la gente ultracarica che la abita. Ci abbiamo suonato un sacco di volte sia per serate che per festival, c’è sempre più gente ogni volta che veniamo e ad ogni fine concerto provocatoriamente dico che è l’ultima volta che ci vedranno a Bologna. Ma sostanzialmente è sempre una cazzata e ci torniamo qualche mese dopo.

Roma è una realtà particolarmente complessa per la sopravvivenza di situazioni al di fuori di certi schemi commerciali e, brr, mainstream. Voi due, tanto nella veste di Holiday Inn che nelle vostre individuali di Manu e Gabor, siete sicuramente dei pilastri di certi percorsi romani “altri”: basta buttare un occhio alla programmazione e a tutti i personaggi che ruotano intorno al Fanfulla. In quello strano spazio cosmico che si apre tra cose come l’Ex Dogana e l’ultima campagna Gucci, che sfumature assume per voi un’etichetta come “underground”? Come vi ci trovate dentro?

G.: Mi piace parlare di underground, non è una parola a caso secondo me, la vedo come qualcosa di alternativo agli standard che abbiamo intorno e mi piace trovarmici dentro, o sotto. Non mi piace l’esibizionismo, il divismo, il commercio e la convenzione, tutto ciò ha davvero poco a che fare con quello che faccio e alla mia idea di processo artistico, per questo ci distacchiamo volontariamente e direi naturalmente da tutto quello che invece è definito mainstream. Al massimo lo scimmiottiamo un po’.  Cerchiamo di creare una proposta diversa, inaspettata, punk (non nel senso di genere ma di attitudine!), sia come Holiday Inn che come Fanfulla.

M.: L’underground è già un’etichetta, e si trova sicuramente al supermercato. Non voglio affrontare qui il discorso del consumo e del divertimento. A me non interessa, semplicemente. Lotto contro, quotidianamente e prendo i rischi che sono i miei, non facendo “business plan”, non avendo un ufficio comunicazione ed essendo poco attento a chi potrebbe interessare un gruppo che invitiamo a suonare al Fanfulla. Desideriamo essere sorpresi, e speriamo di sorprendere chi entra al Fanfulla. Se un giorno smetterà di capitare, faremo altro e/o lo faremo da un’altra parte.

Non vi pare ora di aprire una succursale del Fanfulla a Bologna?

G.: Eh, ci aveva pensato qualcuno, Dario e Claudia, superamici bolognesi. Ma magari! Per qualsiasi consiglio su come non guadagnare soldi e ubriacarsi sanno che possono riferirsi a noi.

M.: Assolutamente no! Al Fanfulla ci lavoro e quando vado a Bologna mi voglio solo divertire!

 

Blak Saagan, Oltre il Portale di Bowman

 

Rainbow Island, Jiāng

 

Cacao, High Hitler

 

Scorpion Violente, The Wound

 

Delacave, The way of nothing

 

Dan Melchior, Atomizer

 

Chrome, Nova Feedback

 

Théorème, Moyen-âge

 

The Beatles, Tomorrow Never Knows


 

Country Teasers, Mos E17ley

 

In copertina: foto di Margherita Mercatali.

Lorenza Accardo
Divisa tra Roma e Bologna, sogna di fare la popstar. Reduce dalla vertigine semiotica, collabora con alcuni festival di arti performative e scrive qua e là. @LouSophia7
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