Musica: Intervista a Clementino
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Intervista a Clementino

«Mado’ fra’ ma lo sai chi erano quelli???» «No» «Erano i Neri per caso che volevano farmi i complimenti!!! Quelli sono mostri fanno tutto con la bocca… »

Sono passati sei anni dalla finale del 2the beat 2006: Clementino vs Ensi. Il rapper napoletano mi aveva sconvolto per la sua tecnica nel freestyle. Lo incontro al Dinamofest, in questa prima edizione svoltasi nella Città dell’altra economia. Concluso il suo live, massiccio come al solito, lo raggiungo dietro il palco: mi saluta e, finito di parlare con dei ragazzi, mi raggiunge con un sorriso a trentadue denti dicendomi: «mado’ fra’ ma lo sai chi erano quelli???» «No» «Erano i Neri per caso che volevano farmi i complimenti!!! Quelli sono mostri fanno tutto con la bocca!!! Mo’ che glielo dico a mia mamma…». Sempre più convinto dello spessore e dell’umiltà della iena, ci spostiamo in uno stand della palestra popolare Spartaco. DUDE: Da dove vieni, come hai cominciato e quanto hanno influito le radici musicali della tua terra, da Caruso a Napolicentrale passando per 99 posse, senza dimenticare Pino Daniele… CLEMENTINO: Vengo da Nola provincia di Napoli. Ho iniziato nel ’96 per gioco come tutti, sicuramente ascoltando quello che mi poteva dare la radio, e tutti gli artisti che mi hai nominato. Hanno influito moltissimo sul mio modo di fare rap, perché oltre alla musica, che comunque era quella che ascoltavano i miei genitori, mi ha aiutato molto sul palco dal vivo seguendo quelle radici li, molto teatrali. Perché Carosone, Pino Daniele e gli stessi 99 sono prima di tutto molto teatrali. D: Ho letto che ti sei laureato in recitazione. Il rapporto con il teatro è un’altra componente massiccia della tua terra. Quanto incide l’essere attore sulle tue performance live? C: Il teatro mi ha molto aiutato dal vivo perché comunque esistono tanti rapper piuttosto bravi su disco che però lasciano molto a desiderare dal vivo. A me forse è veramente l’opposto, anzi, me lo dicono quasi tutti che rendo molto più sul palco che in sala di registrazione. D: Una volta cantavi la mia dimora è: mattina colazione Chekhov e Pirandello, la sera rap a martello. È ancora così che va? C: Guarda, eliminiamo la colazione perché mi sveglio più tardi. Chekhov si ma qualche volta, sai prima leggevo molto di più, ora preferisco scrivere, ma il rap a martello sempre, in tutti gli stili e generi. D: Come nasce il nome Iena White? C: In realtà mi dovevo chiamare Iena. Una volta mi iscrissi ad una gara di freestyle e mi dissero: «guarda, già c’è uno che si chiama Iena» allora gli dissi metti Clementino che è il mio nome proprio. Mio nonno si chiamava Clemente e tutti in paese mi hanno sempre chiamato Clementino fin da quando ero piccolo. Poi ho collegato Clementino con Iena White proprio perché mi piaceva il nome Iena già come tag per scrivere le firme in giro. La iena è un bell’animale cattivone e, per il freestyle, poteva essere un nome da infame che tira colpi bassi… White perché sono più bianco del latte fra’!, è normale. D: Il tuo rapporto con la street art. Dipingi ancora? C: Ho dipinto per un po’ ma poca roba, veramente pochissimo. Poi mi sono un po fermato. Anzi, se solo mi ci fai pensare vomito. D: 3 artisti americani e 3 italiani senza i quali non saresti quello che sei come uomo e come artista. C: Italiani: Sangue Misto, Colle Der Fomento, Speaker Cenzoo e Dj Gruff. Americani: Notorious b.i.g., Ill Bill ,con cui ho fatto anche un pezzo insieme, Mf Doom e Pharohae Monch. D: Il disco perfetto, se c’è, come deve essere? C: Il disco perfetto deve essere quello con significato, palleggio, flow, superflow, supermetrica voce adatta e super base: deve fa’ palleggià fra’. Purtroppo ci sono tanti che sanno dire tante belle cose che però non suonano come dovrebbero sulla base, perché comunque guaio’ è rap; tanti si possono mettere a scrivere libri, se sono bravi a scrivere, ma fare rap è diverso. Prendi un americano, chiunque ascolti, si sente proprio che lo sa fare il rap altrimenti non diventerebbe famoso nell’underground. Secondo me è da curare molto proprio la voce, l’attitudine e il palleggio su una base perché stai facendo musica D: Parliamo un po’ del tuo secondo disco in uscita a settembre: vanti collaborazioni con Ill Bill (Non Phixion-La Koka Nostra) e R.A. The Rugged Man (che ha collaborato con notorious b.i.g., wu tang clan e altri): com’è stato lavorare con loro? C: Ehehhe… Guarda il mio nuovo disco è proprio la mia esperienza nell’ultimo anno e mezzo di vita dall’uscita del disco di Videomind ad ora, e lavorare con loro è veramente indescrivibile perché comunque mi sono ritrovato a collaborare con personaggi che ascoltavo quando ero piccolo capito. Per me è stata una soddisfazione. Ora il mio disco potrà vendere anche 3 copie, facendo le corna, ma sarei comunque soddisfatto. D: Oltre a loro in I.E.N.A. troviamo anche Mama Marjas, Videomind e tuo fratello Paolo Therivati, il tutto sotto l’ abile supervisione di dj Tayone e dj snatch… che sonorità troveremo? C: Troverete una sonorità molto e completamente hardcore, hardcore proprio, il disco di Clementino solista, molto in dialetto, molto in napoletano. Le produzioni oltre a Tayone e Snatch sono state affidate anche a Shablo e Nightskinni. D: Parliamo un po’ dell’ altro progetto Videomind che porti avanti con Paura King Curci e Tayone. Come nasce e dove vuole arrivare Videomind? C: Videomind nasce prima di tutto dall’amicizia, perché io, Paura e Tayone siamo prima di tutto amici. Paura è il mio vicino di casa e con Tayone ci conosciamo già da un po di tempo. È un progetto che vuole arrivare a tutti i tipi di ascoltatori, non per forza fanatici dell’hip hop. Basta pensare che a Catania c’erano 1500 persone di cui al massimo trenta saranno stati B-boy. Per quanto mi riguarda è come Mf Doom quando oltre a fare cose da solo magari fa il pezzo con i Gorillaz (novembre has come n.d.r.) o canta con Mary J. Blige (la i need n.d.r.). D: Gran bel progetto anche quello di tuo fratello Paolo therivati. Volevi dire qualcosa? C: Eh fra’ spaccano proprio i culi! Poi loro sono malati per soul jazz, funk e blues, napoletano e non. Sono veramente molto bravi, ascoltateli! D: Torniamo a te: vincitore di tecniche perfette 2004, dabomb 2005, 2the beat 2006 e primo classificato al Valvarap. Sei il numero 1 dell’improvvisazione in dialetto e non. Il tuo rapporto con il freestyle e come vedi la scena in italia. C’è ancora qualcuno che sta ad alti livelli? C: Ce ne sono molti ad alti livelli, il problema è che bisogna mantenere sempre un minimo di umiltà. Sai, tutti hanno dovuto fare la gavetta per arrivare li e non esiste che magari un giorno uno si alza e già si crede Dio. La scena in Italia io la vedo buona per molte cose però bisogna continuare a fare perché siamo veramente in dietro rispetto ad altre nazioni Europee come la Francia. Dobbiamo continuare a fare video, fare live, cercare di non smerdarci l’uno con l’altro e spingersi di più fra noi. D: Cosa ascolti in macchina? E cosa quando non ascolti rap? C: Tantissimi artisti come Lauryn Hill, Erykha Badu. Poi sai io sono un po’ nostalgico, mi sento pure Battisti e comunque ascolto di tutto: dalla musica classica napoletana ai Nirvana. D: In vista anche una collaborazione con fibra. Vuoi anticiparci qualcosa? C: Ma, non solo un pezzo qualcosa di più. Prepariamo un mixtape che dovrà uscire tra 9 mesi dopo l’uscita del mio disco, stiamo lavorando, e già due pezzi sono pronti. D: Com’è Fibra, lo conoscevi già? C: Non di persona. Ci siamo conosciuti, abbiamo lavorato e ti garantisco che è la persona più umile del mondo nonostante i 3 dischi di platino. Da fan ho ascoltato Turbe giovanili e Uomini di mare. Secondo me fibra è uno che c’ha due coglioni così! Considerando che adesso lo riesce a sentire anche mio nonno quando va dal barbiere vuol dire che le cose se le merita. D: Cosa consigli a chi si avvicina ora al mondo dell’hip hop e vuole fare rap? C: Fra’ se uno ci crede tutto è possibile. Devi pensare che quel giorno se vai la può succedere qualcosa. Magari dici non lo so e ti perdi delle occasioni. Cioè per dirti, a me un amico mi fa: andiamo a prenderci una birra? Io ho detto ok andiamo, siamo entrati in questo locale e facevano una gara chiamata tecniche perfette, quindi ti ho detto tutto… Capito che ti voglio dire? Magari se quel giorno quel mio amico non mi avesse proposto di andare a prendere la birra, forse non sarei qui a fare quest’intervista. D: Magari saresti a fare teatro… C: Sicuro! D: Ma pensavi veramente di vincere lo scudetto? C: Lascia fa!! Ci accontentiamo dai. D: Cavani o Lavezzi? C: Lavezzi, ma non per niente. Cavani è quello che ci fa andare avanti, Lavezzi è il simbolo della mia città. Poi vediamo quest’anno… almeno un secondo posto.

Lorenzo Koene
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