A Hawk And A Hacksaw, intervista
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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A Hawk And A Hacksaw, intervista

A Hawk and a Hacksaw reinterpreteranno ed interagiranno dal vivo con la colonna sonora e le immagini di Shadows of Forgotten Ancestors, del regista russo Paradzanov.

Non un concerto. Non un cinema d’essai. Non un club, neanche dei più inusuali. Ma ognuna di queste componenti, incastonate come a formare un evento unico nel suo non genere. È il secondo appuntamento di C(H)ORDE – A Hawk And A Hacksaw plays “Shadows of forgotten ancestors” di Sergej Paradzanov – rassegna il cui sottotitolo Suoni tra cielo e terra, nasconde un concept quantomeno ambizioso, se non smaccatamente ricercato. Ovvero, quello di ospitare artisti che abbiano fatto della sperimentazione e dell’elevazione spirituale attraverso la musica il loro marchio di fabbrica. Una sorta di contrapposizione fra tradizione e contemporaneità, ma anche tra sacro e profano, concretizzate musicalmente dagli artisti ospitati e scenograficamente dalla giustapposizione di contenuti visivi – che siano multimediali o filmici – nell’ambito di una location smaccatamente suggestiva come la Chiesa Evangelica Metodista di Roma. Nulla di realmente religioso, s’intende. Solo un input, quello spirituale, che va ad incontrarsi con la proposta artistica offerta, una volta al mese dallo scorso novembre a febbraio 2012, dalla rassegna. Il filo conduttore è la corda, ma soprattutto la sua vibrazione, immaginata come un elemento di connessione che eleva, nobilita l’essere umano, verso qualcosa di molto più astratto, eppure tremendamente profondo.
Dopo il pienone per il live più convenzionale di Fink, con il primo appuntamento di C(H)ORDE avvenuto a novembre, la rassegna si spinge oltre. Rischiando. Con un evento paradossalmente molto popolare nei contenuti – folk nel senso più tradizionale del termine – ma decisamente poco comune nella forma. C’è la contaminazione tra generi musicali. L’ibridazione di suoni e cinema. E poi un caleidoscopio di visioni, spirituali ma anche morbosamente umane. Popular.
Il 10 dicembre, infatti, la Chiesa Evangelica Metodista di Roma si trasformerà in un cinema d’essai molto particolare. Fresco della registrazione di un nuovo album, il duo del New Mexico A Hawk and a Hacksaw – formato dall’ex Neutral Milk Hotel Jeremy Barnes e dalla violinista Heather Trost – reinterpreterà ed interagirà dal vivo con la colonna sonora e le immagini di Shadows of Forgotten Ancestors, capolavoro del regista russo Sergej Paradzanov proiettato, tra l’altro, con i (seppur esigui) sottotitoli in italiano.
Censurata in Unione Sovietica a causa della sua disobbedienza dai dettami del Realismo Socialista sulla rappresentazione artistica, la pellicola del 1964 è un ritratto della cultura popolare delle regioni caucasiche, filtrato attraverso la visione mistica e religiosa del regista. Un tema totalmente calzante con il concept degli A Hawk And A Hacksaw, tanto da incrociare perfettamente la visione surrealista, ma intrisa di verità storica, del cineasta russo con il caleidoscopio di gioia e malinconia della musica del duo americano. È una miscela di Paesi lontani, sfumature inusuali, ardore e curiosità – quelli tipici di chi ha girato il mondo e scoperto tradizioni completamente nuove – a caratterizzare la musica degli A Hawk And A Hacksaw. Una formula estremamente contemporanea, dove Europa orientale, Balcani ma anche Turchia, sono l’influenza geografica e la cultura pop musicale – dai Kinks a Tom Waits attraverso la teatralità di Kurt Weill – la componente atemporale della band. Nell’offrire uno spaccato delle tradizioni popolari delle terre caucasiche attraverso la visione mistica del regista Sergej Paradzanov, Shadows of forgotten ancestors si trasforma naturalmente in una sorta di videoclip perfetto per la musica degli AHAAH.
In attesa di vederli in Italia, venerdì 9 dicembre a Ravenna e sabato 10, per C(H)ORDE, a Roma, ne abbiamo parlato via email con Jeremy Barnes, in questi giorni già impegnato in un minitour con cui, insieme all’altra metà femminile della band, sta portando il progetto in giro per l’Europa.
DUDE: Prima di tutto, come vi è venuta l’idea di ricreare quasi ex novo una colonna sonora e perché proprio Shadows of forgotten ancestors di Sergej Paradzanov.
Jeremy Barnes: Paradzanov è uno dei miei registi preferiti, ed in particolare questo film si addice perfettamente alla musica della band. Inoltre, credo sia un regista molto sottovalutato, quindi abbiamo pensato che valesse la pena portare in giro questo progetto e diffondere la pellicola il più possibile.?
D: Cosa dobbiamo aspettarci per questo – che, in un certo senso, impropriamente definiamo – live?
JB: Il film, ci tengo a sottolinearlo, non è muto, ma ha dei dialoghi ed una propria colonna sonora con cui noi dialogheremo, talvolta commentandola. L’intento è quello di rompere i confini tra l’aspetto filmico e quello musicale, rendendo le immagini una cosa unica con la nostra musica. In questo senso, è come se la pellicola avesse la precedenza e noi fossimo una sorta di accompagnamento… Ma sono convinto che il ruolo di una buona colonna sonora sia anche quello di diventare, quantomeno, un altro personaggio del film.
D: Credi che questo progetto di suonare dal vivo una nuova colonna sonora insieme alla proiezione del film sarà più apprezzato dai musicofili o dagli appassionati di cinema?
JB: L’intento è quello di mantenersi costantemente su un doppio binario, quindi spero il progetto sia apprezzato da entrambe le tipologie di pubblico. Vorrei che chi non conosce la pellicola potesse apprezzarla come un’interessante novità, e che altrettanto valga per chi conosce il film ma non ha mai ascoltato la band.
D: Paradzanov aveva un punto di vista in un certo senso mistico e a Roma, in particolare, suonerete in una chiesa: credi che questa venue inusuale arricchirà la performance? Ed avete lavorato anche sull’aspetto “religioso”, mentre componevate la musica per il film?
JB: Si, certamente la componente mistica/spirituale/religiosa è decisamente rilevante nel film ed ora, che siamo già in tour, il fatto di ripetere ogni sera la performance non sta che intensificando in noi questo sentimento, rendendo il live una sorta di vero e proprio rito. Suonare in una chiesa è sicuramente un aspetto che arricchisce la performance sotto molti aspetti, non ultimo quello del nesso tra il ruolo della chiesa nella cultura popolare ed i riferimenti che proprio in questo senso ci sono nel film.
D: Che tipo di rapporto hai con la musica scritta? Hai una formazione classica?
JB: No, sono un autodidatta. Sono sempre stato molto affascinato dall’improvvisazione, la musica scritta e la composizione vera e propria è qualcosa su cui ho cominciato a lavorare solo dieci anni fa. L’improvvisazione è parte della mia vita, mi piace improvvisare con qualsiasi strumento, il pianoforte o la batteria, ma anche in qualsiasi momento, cantando melodie inventate nella mia testa.
D: Da dove viene questa fascinazione per le culture dell’Est, che musicalmente caratterizzano molto gli A Hawk And A Hacksaw, ma che geograficamente sono sostanzialmente agli antipodi con la band?
JB: Si tratta di un grande amore e rispetto per quelle culture.  Siamo sempre stati attratti dalla Russia e dai Paesi più a sud, dalla Romania fino ai Balcani. Adoro la musica russa, ho molte compilation registrate anche prima della Rivoluzione.
D: A marzo suonerete a Minehead, vicino Bristol, per il festival All Tomorrow’s Parties curato da Jeff Mangum. C’è qualche reunion dei Neutral Milk Hotel in vista?
JB: Non che io sappia!
D: Che c’è nel futuro della band? Un nuovo album in vista?
JB: Si, abbiamo appena finito di registrare un nuovo album, prodotto da John Dieterich dei Deerhoof. È stato registrato nel mese di novembre  ad Albuquerque, fra i due tour. Credo che uscirà in primavera.

A Hawk and a Hacksaw – 10 dicembre, Chiesa Evangelica Metodista di Roma.
Info e biglietti:
http://www.chorde.it/
info@chorde.it

Sally Cinnamon
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