Con 50 bocca / 100 amore ci ha raccontato la condizione dei transessuali nel nostro paese attraverso lo scandalo Lapo Elkann; con Escort 25 ci ha descritto il mondo delle ragazze di Arcore meglio di un insider; con Che bella la cappella ha anticipato lo scandalo dei preti pedofili prima di qualunque giornale o dossier.
La Factory di Immanuel Casto è all’apice della sua produttività: ha appena presentato Marchettari Sprovveduti, la nuova espansione maschile di Squillo – il gioco di carte sullo sfruttamento della prostituzione che fu oggetto di un’interrogazione parlamentare; è stato ospite al Lucca Comics per Squillo–The Comic e sta girando l’Italia con Romina Falconi, che dopo Crash e l’apparizione sul palco di X Factor, torna ad affiancarlo nel nuovo album Freak & Chic. Romina è anche la protagonista di Sognando Cracovia, altra canzone di denuncia sociale sulle badanti dell’est che sposano gli anziani, da cui prende il titolo il tour.
Immanuel Casto chiude i conti tra le riflessioni amare sulla società che ci circonda e la violenza d’impatto della cultura postmoderna, imponendosi nel panorama cantautoriale in modo sprezzante. Intervistarlo mi fa sentire un po’ come andare in chiesa a sentire la messa.
Intervisto prima Romina Falconi, che intercede nell’incontro tra me e il Casto Divo.
Ciao Romina, come sta andando questo tour in coppia?
Romina Falconi: Molto bene! Siamo piacevolmente sorpresi dall’accoglienza del pubblico, che è entusiasta di questa nuova formula; facciamo tantissima elettronica, dance, arrivando al gotico, partiamo con Je t’aime e arriviamo a Fever.
Diciamo che abbiamo deciso di metterci in gioco sul serio, stavolta, aiutandoci a vicenda durante le esibizioni sul palco.
Le tue canzoni da solista sono piuttosto diverse da quelle che esegui in coppia con Immanuel Casto, come gestisci l’alternanza tra Tu mi vuoi distruggere, resta solo l’eyeliner e Deframmentami il disco e non fermarti mai?
Noi sembriamo molto diversi, ma la verità è che entrambi vogliamo fare qualcosa di nuovo e smuovere un po’ la scena musicale; la cosa che ci unisce è la voglia di teatralità e il fatto di voler raccontare storie.
Lui punta tutto sull’irriverenza e l’umorismo, nonostante in alcuni casi affronti dei temi molto seri, per quanto mi riguarda invece non mi piacciono le sfumature di grigio, quindi o faccio cose molto drammatiche o molto frivole.
A proposito di Eyeliner, com’è stato ribaltare i ruoli e far fare l’ospite a lui?
Molto bello, io avevo bisogno di freschezza, in quella canzone ci avevo messo tante energie e sapevo che il messaggio era criptico, Immanuel mi ha aiutato a fare la voce grossa ed ho potuto giocarci, ma soprattutto è stato bello per una volta essere io a coinvolgere lui, perché è uno dei pochi ad aver capito il mio mondo, sapevo che avrebbe saputo facilmente entrare dentro la canzone.
Spesso si parla di artisti in competizione tra di loro, per me è assurdo, noi ci sproniamo a vicenda per sperimentare insieme.
In Marchettari Sprovveduti il tuo Eyeliner blocca gli attacchi, com’è essere una carta di Squillo?
Bellissimo! Ti premetto che io con i primi due mazzi ci ho giocato un sacco… poi nel terzo mi ci sono ritrovata dentro! È stato bellissimo, mi fa molto onore.
Se ci pensi davvero non è così facile ritrovarsi in un gioco, sei un personaggio, un oggetto, hai un ruolo attivo, la gente gioca con te, ma sono sincera, mi sono tolta uno dei più grandi sfizi della mia vita, non puoi capire che ridere appena l’ho vista.
Sotto i cieli di Roma e Sopra i cieli di Tirana (Il primo verso di Sognando Cracovia ndr), che differenza c’è?
Allora…
Sospira.
Sotto i cieli di Roma c’è un’aria che sembra la stessa aria di secoli fa, ma la cosa bella è che lì puoi vivere anche nella merda, poi guardi il cielo e ti senti la persona più felice del mondo, io vivo nel mio quartiere (Torpignattara ndr) che sarà anche povero e brutto, però è dove ho i miei ricordi più belli, perché le case sono basse e stavo ore a guardare il cielo.
Sopra i cieli di Tirana invece c’è che noi molto umilmente invece di dire Dreaming California abbiamo sognato Cracovia.
Rido, non riesco a trattenermi.
Ride anche lei.
Sul serio! C’è chi dreaming California, chi sogna Parigi e noi sognamo Cracovia… ti rende il senso dell’umiltà.
Al di là del fatto che suona bene, rende anche l’umiltà del progetto, ecco perché dà il titolo al tour, partiamo a piccoli passi cercando di conquistare sempre più gente e fare sempre più concerti.
Considera che alcuni miei pezzi non volevano pubblicarli perché le case discografiche ritenevano il testo un po’ forte, figurati per quelli di Immanuel Casto…
Quando abbatti un muro ti impolveri, però poi quando è lì in terra a pezzi non puoi capire che soddisfazione. Ti senti Icaro ma con le ali giuste.
E dopo questa direi che tocca a Manu…
La semplicità di quel Manu mi spiazza, ridimensiona tutto un universo, anche i grandi hanno i loro momenti di abbandono alla quotidianità.
Avevi aperto uno dei concerti dello scorso tour dicendo «Ho letto la scaletta dell’ultimo tour di Madonna e dovevo assolutamente farne una più lunga della sua», deduco quindi che il Sognando Cracovia Tour sia una risposta al tour appena finito di Beyoncè e Jay Z?
Ride
Immanuel Casto: Certo, esattamente.
Ride ancora
Comunque non vorrei sottolinearlo ma in scaletta abbiamo 25 pezzi, dico solo che Lady Gaga a Milano ne ha fatti 24…
Il problema vero è che il concerto scorre troppo velocemente! Quando arriviamo alla fine io mi sento in colpa verso il pubblico perché mi sembra di aver fatto troppo poco… invece sarà che comunque il genere è brillante, ci sono gag, c’è teatro, a livello musicale è molto variegato, e dinamico, finisce che quest’ora e quaranta scorre via in un attimo. Purtroppo.
Com’è dividere il palco?
Stare sul palco per me è sempre stata, in assoluto, la parte più bella di questo lavoro, questa volta l’emozione è come se fosse raddoppiata perché prendiamo l’uno dall’altra, infatti anche a livello di pubblico questo tour sta andando benissimo, c’è sempre un energia pazzesca, anche perché il pubblico ha sempre partecipato molto ai miei concerti, loro non apprezzano solo la musica, c’è di fondo l’idea di sposare una corrente di pensiero.
Con Escort 25 hai cominciato a raccontarci la storia di Analia, e abbiamo conosciuto il suo lavoro, con le carte ci hai presentato le sue amiche e colleghe e le sue abilità, ora con il fumetto conosciamo la sua storia personale, hai creato un universo narrativo crossmediale di escort, che in Italia è una cosa piuttosto all’avanguardia…
Scoppia a ridere
Avevi in mente il piano completo già dalla scrittura della canzone o hai aggiunto pezzi in corsa?
No, ho aggiunto i pezzi. Tutto è nato, come sempre, basandomi sull’ispirazione ma senza un progetto preciso, poi man mano ha preso forma e seguendo lo stesso filo conduttore si è passati dalla musica, al gioco, al fumetto… e chissà che un giorno le canzoni e la storia di Analia non diventino un musical (!!!)
Sarebbe bellissimo.
Ma sì, una cosa tipo Mamma Mia, con loro che cantano e ballano.
Purtroppo il fumetto inizia pur sempre con una pompa, quindi riesce difficile presentarlo in sedi più istituzionali.
Con Squillo The Comic hai fatto un crossover tra una delle tue ultime canzoni e una delle prime: Analia di Escort 25 nella vita reale è Deborah di Io la Do!
Esattamente, tutto torna.
Quanto è totale l’universo di Immanuel Casto?
A me piace pensare che sia una cosa a 360 gradi, del resto per quanto al livello artistico e produttivo c’è stata una crescita e un’espansione, io continuo a considerarmi il direttore artistico dell’universo Immanuel Casto; quindi passo dalla recitazione, alla musica, alla scrittura in maniera molto naturale, con il proposito di farlo crescere sempre di più.
Non avrei mai immaginato che a capo del Penny Club ci fossero gli Illuminati.
Ti rendi conto? Proprio loro, ho voluto fare un omaggio a tutti i complottisti!—ride
Come si evolverà il fumetto?
Il fumetto lo stiamo sviluppando, spero sia solo il primo di una serie, nel frattempo l’autore sta lavorando ad una mia biografia artistica che uscirà l’anno prossimo; inizialmente ho pensato che fosse troppo presto, insomma, a 31 anni già una biografia? Ma è incentrato sul progetto artistico e secondo lui e anche secondo la casa editrice ci sono molte cose da raccontare… quindi ci stiamo lavorando.
Le tue canzoni al di là dell’ironia e dell’irriverenza aprono squarci sulla realtà delle cose, hai un punto di vista molto preciso…
Chiaramente non tutte hanno questo proposito comunicativo, alcune celebrano solo il divertimento e il sesso, tipo Tropicanal, in altre c’è l’intento di raccontare la società e soprattutto le sue ipocrisie attraverso i miei occhi, difficilmente prendo posizione decidendo se una cosa è giusta o sbagliata, lo faccio solo su cose per cui combatto in maniera trasparente prendendo una posizione precisa, ad esempio quando si parla di diritti per gli omosessuali, ma quando si parla di scelte di vita ognuno deve sentirsi libero di fare quello che preferisce, non sopporto è l’ipocrisia, quindi se c’è onesta e coerenza, finché si rientra nell’ambito della libertà personale, credo si possa fare di tutto, io mi diverto solo a raccontare le situazioni più torbide e grottesche, come in Sognando Cracovia.
Tu sai che prima di Escort 25 non sapevamo neanche cosa fosse «lo sbiancamento anale» e poi ho visto gente impazzire su Internet a cercare di capire cosa fosse e come facesse?
Lo so, hai visto! Le cliniche private un giorno mi ringrazieranno.
Poi ci sono canzoni molto intime come Da quando sono morto, è lì dentro il vero Immanuel Casto?
Quello è un brano a cui tengo molto e di cui vorrei tanto fare un singolo, magari in inverno.
Lì ci sono io ma in realtà è un brano nel quale molte persone possono ritrovarsi, specialmente quando dice: «da quando sono morto non devo più arrivare, non c’è più ansia di fare e me la godo un po»”; senza fare della filosofia spiccia, perché il bello delle canzoni è che sintetizzano dei concetti che se fossero verbalizzati in altro modo rischierebbero di diventare didascalici o stucchevoli, però parla della fatica costante di dover per forza aderire a degli standard, o status, assolutamente presunti, quando invece crescendo impari che il benessere e la felicità personale non dipendono da cose esterne.
Veniamo a Squillo, è stato il gioco più venduto del Lucca Comics, secondo te al Senato se ne sono fatti una ragione?
Se ci pensano ancora beh spero di sì, non sono certo il mio target di pubblico.

In Marchettari Sprovveduti ci sono tante nuove carte, dalla Santa’Anchè (la Santa protettrice delle troie) a Putin, ci sono mai state carte per cui hai pensato «questa è troppo»?
Sì, assolutamente sì, ma mai per dei personaggi, quando stavamo parlando di Marchettari Sprovveduti era uscita l’idea di mettere la carta HIV, ecco di fronte a quella mi sono fermato, perché qualcosa mi ha detto che, come principio morale, non mi andava né di rivangare quell’onta né di trasmettere quel tipo di messaggio.
Ci sono carte a cui sei più affezionato?
Certo! La mia preferita in assoluto è Marchettari Sprovveduti, che infatti dà il titolo al mazzo perché esprime al meglio tutto il concetto; insomma, si vedono questi due frocetti con le braghe calate che aprono la bocca e gemono, ma è chiaro non sanno neanche loro cosa sta succedendo, sono proprio dei culetti allo sbando… a me riempie di gioia guardare quella carta.
C’è anche Il padre di famiglia curioso che sta inginocchiato con dietro questo travone di colore che lo sovrasta, ogni volta rido tantissimo.
Ci vediamo all’Hiroshima Mon Amour a Torino, anche se mi hanno detto che hai tagliato Bondage dalla scaletta…
Capisco il tuo sconforto perché è dispiaciuto molto anche a me, ma ti prometto che tornerà…