Musica: Intervista a Rupert Huber
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Intervista a Rupert Huber

Ho sempre avuto una relazione molto profonda con il suono. Il mio rapporto con la musica si basa prevalentemente sull’improvvisazione e sulla composizione. Iniziai improvvisando al pianoforte.

DUDE: Quando e come nasce il tuo rapporto con il suono? Come hai mosso i primi passi nel mondo della composizione? HUBER: Ho sempre avuto una relazione molto profonda con il suono. Il mio rapporto con la musica si basa prevalentemente sull’improvvisazione e sulla composizione. Iniziai improvvisando al pianoforte all’età di undici anni e scrivo pezzi originali da allora. Il mio è un viaggio personale nel suono, un rapporto totalmente spontaneo. Come molti altri sono stato fortemente influenzato da numerosi musicisti : Hydn, Shoenberg, Debussy, Cage, Ravel e anche da realtà molto più pop come Beatles, Frank Zappa, Neue Deutsche Welle, Muddy Waters e Stockhausen anche se non sono mai stato minimamente tentato dal voler eseguire un brano composto da terzi. Oltre agli ascolti un grande stimolo me lo diede una installazione sonora di Bill Fontana, una performance live che vidi una notte dei miei tardi vent’anni. Oltre cinquanta altoparlanti che dal Danubio sparavano suoni su Vienna. Un momento magico in cui capii che che installazioni sonore sarebbero diventate uno dei miei obiettivi. Un campo in cui si possono sviluppare idee musicali in grado di fare immergere totalmente lo spettatore nel suono. I primi passi nel mondo della musica li mossi con Richard Dorfmeister mio compagno di scuola con cui ho condiviso la maggior parte di questo mio viaggio. La nostra prima band risale agli anni del liceo, i “Dehli 9”, da cui è tratto il nome anche dell’omonimo disco del progetto “Tosca” pubblicato nel 2003 . Imparammo a suonare assieme prendendo fin da subito confidenza con quasi tutti gli strumenti, o meglio, quelli tradizionali: basso, chitarra, batteria. Poi io continuai a studiare composizione e musicologia mentre Richard intraprese la carriera del dj. Il nostro incontro ha comunque influenzato e contaminato notevolmente la vita di entrambi. All’età di 20 anni con i primi soldi guadagnati potei permettermi di comprare il mio primo piccolo studio di registrazione 8 tracce e nel 1994 assieme a Richard demmo vita al progetto “TOSCA”. D: C’è un concept molto forte dietro i lavori che produci. Come si sviluppa tutto ciò? È la musica che nasce da un’idea o viceversa? H: Generalmente il tutto parte con un “falso piano”, da un’idea astratta. Spesse volte capita che la musica vada oltre delle idee puramente astratte e sia in grado di generare dei veri e propri concetti su cui si possono sviluppare delle idee piuttosto precise. Questo è quello che succede nei dischi che realizziamo con “Tosca”. D: Parliamo del tuo ultimo progetto con Chirs Eichman uscito proprio in queste settimane L/O/N/G. Com’ è nata la collaborazione con Chris? H: È nata tra le alpi a 2500 km sul livello del mare. Otto anni fa un mio amico organizzò un week end in montagna, una sorta di think tank culturale e Chris era tra gli invitati. Nella casa avevamo un pianoforte e lui aveva con se la chitarra. Iniziammo ad improvvisare e la cosa ci piacque molto. All’inizio non avevamo le idee molto chiare su dove volessimo andare, poi un giorno ascoltando tutto il materiale accumulato negli anni abbiamo deciso di mettere un punto al tutto decidendo di realizzare un album. D: Quanto avete lavorato al progetto ? H: Abbiamo registrato delle sessioni qui e li e ci siamo mandati dei file per oltre 3 anni. Si può percepire una forte coesione e un modo molto “Jam” di lavorare che dimostra la forte empatia creatasi durante le sessioni. Molte parti del disco provengono da delle sessioni che furono registrate con Chris e un batterista a Ljubljana. Suonammo per circa sei ore e poi distillammo alcuni loop che abbiamo utilizzato successivamente come tappeto su cui costruire le varie parti vocali ed elettroniche. Preparare il disco passo dopo passo è stato come tirare su una casa. Strato su strato, linea dopo linea. Il tutto è nato in modo acustico per poi finire in una veste elettronica. Oggigiorno con l’avvento dei software musicali si è in grado di immergere gli strumenti acustici nel mondo dell’elettronica senza il rischio di denaturare il tutto. D: Se paragonato ai tuoi precedenti lavori L/O/N/G risulta un progetto molto più tradizionale. Com’è stato confrontarsi con la forma canzone? come si ottiene un album come “L/O/N/G” e come uno come “Tosca”? H: Io amo le canzoni, amo Johnny Cash. Non scrivo canzoni tradizionali e difficilmente si può assistere ad una mia performance cantata. Nel lavoro fatto con Chirs ho voluto costruire il tutto attorno ad un ingrediente fondamentale: la sua voce. Ho sempre mirato a cercare nuove vie, nuovi stimoli e nuove aree da esplorare. Mi sento come un avventuriero nel suono. Come Magellano o Colombo. Salgo a bordo e sto li a vedere dove il vento mi porterà! Nella musica strumentale devi relazionarti con una posizione che rifletta la storia della musica, Il tuo bagaglio musicale, l’eredità che ci portiamo dietro da diversi secoli di musica: dal barocco alla classica passando al jazz fino alla musica concreta/elettronica. Un percorso che parte da Monteverdi fino ad arrivare a realtà appunto come “Tosca”. Il tutto può prendere forma in modo democratico o profondamente anarchico. Gli strumenti, i suoni, hanno bisogno di convivere assieme in modo spontaneo facendo da cassa di risonanza dello spazio e del tempo in cui respirano. Per produrre canzoni non si ha bisogno di tutto questo. Hai bisogno solo di un testo e di un cantante, per molti versi è molto più semplice, è come servire un re: si signore, no signore. Molto divertente in effetti. C’è da dire che comunque Long non è soltanto il risultato dell’incontro tra un piano forte e una chitarra ma più che altro e l’incontro tra la soundart e il soundwriting. D: Cosa significa L/O/N/G? H: L slash O slash N slash G slash Message: none Rupert Huber, Chris Eckman, Chris Eckman, Rupert Huber this is LONG. D: Avete pianificato qualche concerto? H: Abbiamo deciso di portare in giro una versione acustica dell’album proprio per rendere l’idea della natura del progetto. Le mie composizioni sono sempre il risultato di un rapporto piuttosto vivo e autentico di ciò che faccio e di con chi lavoro e questo tipo di situazione live penso che possa rendere bene l’idea dell’intimità creatasi durante la realizzazione del disco. Solo chitarra, pianoforte e voce. Forse alcuni visual che sono stati prodotti per le tracce. Comunque si parla dell’inverno prossimo. D: Hai qualche nuovo progetto in cantiere? H: Sto iniziando proprio in questo periodo a collaborare con AGF aka ANTYE GREIE. Una combinazione basata su delle mie composizioni per pianoforte e dalle sua bellissima voce/poesie… Sono molto eccitato dai primi passi che sta muovendo il progetto. Staremo a vedere quello che succede! Ho appena finito di produrre tre tracce per Armando Mazanero, una leggenda vivente. Il più famoso musicista e cantante messicano di sempre. Ho diversi progetti in cantiere anche se Tosca comunque rimane il mio “Lifetime Project”. D: Quale è il tuo rapporto con i musicisti contemporanei? Cosa ne pensi della nuova scena elettronica Berlinese? H: Domanda difficile.apprezzo molti musicisti. Amo profondamente Ihasa de Sella, una cantautrice canadese venuta a mancare qualche anno fa. Mi sono trasferito a Berlino nel 1997 e ho vissuto li fino al 2003, comunque vado molto spesso. Amo l’aria e la forza evocativa della città. Probabilmente al momento è la città europea più prolifica artisticamente parlando. D: Quale è il ruolo del musicista freelance nel 2011? Cosa è cambiato? H: Haydn non aveva la tv.. Il mondo è cambiato molto, non in meglio negli ultimi dieci anni. Il 9/11, fame, frustrazioni, crisi economica. Il mercato discografico è crollato a pezzi. Essere un compositore freelance significa semplicemente creare musica risentendo di tutto ciò di cui i media ci riportano quotidianamente. Mettersi nelle condizioni di farlo. Spero che le miei creazioni possano essere un segno che la speranza c’è. È possibile solo creare musica senza il bisogno di sparare a nessuno e di colpire nessuno… non si ha bisogno di armi e droghe… il mondo non ha bisogno di tutto questo.

Federico Bisozzi e Nicolo Movizzo
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