Musica: Intervista con Anomalie
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Intervista con Anomalie

Abbiamo intervistato Anomalie, producer canadese che in questa calda ottobrata romana toccherà per la prima volta le sponde del Tevere. Impegnato in un tour mondiale, sarà in scena sabato 27 ottobre all’Alcazar, nella sua unica data italiana. Da Montréal porterà a Roma quello che lui stesso definisce un misto tra «hip-hop, elettronica e jazz». Il […]

27 Ott
2018
Musica

Abbiamo intervistato Anomalie, producer canadese che in questa calda ottobrata romana toccherà per la prima volta le sponde del Tevere. Impegnato in un tour mondiale, sarà in scena sabato 27 ottobre all’Alcazar, nella sua unica data italiana. Da Montréal porterà a Roma quello che lui stesso definisce un misto tra «hip-hop, elettronica e jazz».

Il suo ultimo lavoro, interamente strumentale, Métropole, si può definire sostanzialmente come un doppio album, strutturato nelle sue Part I & II.

La Part I di Métropole ci da una chiara prospettiva degli orizzonti musicali di Anomalie. L’apertura con Ouverture fa subito chiare le due influenze principali dell’artista canadese, la sua educazione classica e l’influenza del jazz che sfocia in Métropole innestando su un beat funk un pianoforte jazz con sezioni dreamy, a ricordare il ritmo incessante e comunque variegato di una metropoli quale è Montréal.

 

 

Daybreak riprende il tema portato avanti da Métropole, una componente hip hop si aggiunge alla commistione di generi, creando una traccia che vive di momenti alternati di assoluta calma, quasi vaporwave, e ritmi sincopati.

New Space è dominata dal basso e da una batteria selvaggia, il groove è insistito ed avvolgente, le tastiere si sfidano in un duello tra voci e il brano ricorda certi soundscapes presenti in Discovery dei Daft Punk. Rompe la continuità Interlude, simile concettualmente ad un chiaro di luna con un beat ossessivo di batteria sotto.

Velours apre una nuova “stagione” all’interno dell’album. Le sue forti venature funk e l’andamento simile ad una camminata sono coerenti con il titolo (“velluto”) e una continua tensione tra le tastiere che si intrecciano come chitarre durante un assolo anima il brano.

 

 

Le Bleury, che è un locale di Montréal, è esplosione di suoni che culmina in sezioni di pace assoluta a richiamare momenti di calore casalingo, con una sfumatura di French Touch a creare un suono urbano come le atmosfere dell’album intero.

Epilogue chiude il cerchio con l’inizio, suonando come un Notturno di Chopin.

Il discorso continua nella Part II. Canal inizia con un jazz à là The Long Goodbye e un beat di batteria hip hop assai calmo; le varie sezioni di archi creano un’atmosfera quasi trip hop.

 

 

Madison ha una sfumatura di suono diversa dalla Part I, più notturna. Un beat incalzante dal gusto anni ‘90 viene rinforzato da inserti di sassofono, un pianoforte jazz crea una cascata di note che chiude la traccia. Notre-Dame Est inizia con una tastiera sincopata, un beat rap serve da base ai virtuosismi del pianoforte, fermato solo dal riff ossessivo del beat stesso. Un ritmo esotico e lento introduce Crescent, una traccia allegra, che si chiude con un pianoforte più “classico”.

 

 

Notre-Dame Ouest riprende il discorso di Crescent, iniziando praticamente a ritmo di samba. Una traccia indubbiamente più astratta rispetto alle altre, grazie soprattutto ai virtuosismi di Anomalie che la caratterizzano, dipingendo l’immagine di una camminata tranquilla, ma felice, di sera.

 

 

L’inizio sincopato di Parc, che come abbiamo potuto vedere è un classico di Anomalie, fa da base ad un pianoforte calmo, per una traccia che è meno hip-hop delle altre. È in tracce come questa che è più chiara la differenza di Part I, decisamente più funk rispetto a Part II.

Fin chiude quello che a tutti gli effetti è un doppio album, e anche qui Anomalie ripete se stesso, riprendendo l’inizio di Canal e creando un brano che è concettualmente identico al finale della Part I. Un pianoforte si erge tra i lievi archi, ed è smaccatamente “classico”, ma potrebbe benissimo stare nella colonna sonora di un fumoso film di Bogart. Un testamento della capacità di Anomalie nel fondere influenze diverse e solo apparentemente non mescolabili. Una testimonianza soprattutto della capacità di questo artista di fare una musica perfettamente dentro la nostra epoca ma che riesce a citare e rendere sua anche quella di epoche lontane.

 

Come descrivi te stesso e il tuo stile?

Sono un tastierista e producer da Montréal, Canada, e faccio musica elettronica con influenze jazz.

Com’è iniziata la tua carriera?

Il progetto Anomalie è partito con il mio EP Métropole, uscito nel giugno 2017. Da quel momento è diventato il mio lavoro full-time: comporre, produrre e fare concerti.

La tua musica ha dentro di sé molte influenze. Ne sento altre, al di là del jazz e dell’hip hop, come la musica classica e addirittura un po’ del French Touch dei Daft Punk. Quali sono state le tue prime influenze musicali, e quali le maggiori, durante la tua carriera?

È vero, sono cresciuto in un ambiente ricco di musica classica: mia madre è un insegnante di pianoforte e mio padre aveva un programma di musica classica in radio. È una grande parte della mia vita e del mio suono, dato che ho imparato a suonare il pianoforte in quel contesto e ancora oggi sento regolarmente musicisti come Brahms, Ravel e Stravinsky. Riguardo l’elettronica, sostanzialmente tutto quello che sentivo quando ero alle superiori: Daft Punk, Deadmau5, Wolfgang Gartner, Skrillex etc.

Métropole può essere considerato un concept album? Quali temi ti hanno ispirato nella sua composizione?

Direi che entrambi gli EP sono concept album. In realtà i brani in sé per sé non hanno particolari messaggi dietro, ma la maggiore influenza e il tema principale è Montréal, la mia città. Ogni traccia si riferisce a un posto della città che mi è caro.

Ci consiglieresti qualche musicista canadese non ancora famoso?

Assolutamente sì, solo per nominarne alcuni vi consiglio The Count and Falcxne, specialmente quando lavorano assieme. Consiglio anche Alaclair Ensemble, un supergruppo hip hop di Montréal che rappa in Franglais, un dialetto di Montréal che mescola inglese e francese. Fantastici.

Qual è il processo di composizione delle tue canzoni?

Generalmente tutto comincia da un improvvisazione di pianoforte, che sia giocare con i suoni durante le prove o registrare qualcosa sopra un loop di batteria. In certi casi ho in mente un suono specifico sin dall’inizio, e quindi sviluppo quello. Da lì do una struttura alle idee e inizio ad aggiungere degli strati di suono, concentrandomi sull’arrangiamento e sul suono, modificando le melodie e gli accordi e mischiando il tutto.

Conosci qualcuno o qualcosa della scena musicale italiana più recente?

Sfortunatamente non posso dire di conoscere molto della scena italiana, ma sono un grande fan delle tastiere di Marco Parisi e del basso di Federico Malaman!

Quali sono i tuoi progetti futuri?

L’anno che viene è tutto dedicato a collaborazioni e concerti: abbiamo pianificato molti singoli con tanti cantanti e musicisti diversi, e in programma abbiamo un bel numero di concerti con la live band.

 

Anomalie e la sua musica sono sicuramente da tenere d’occhio per il futuro, e il concerto del 27 ottobre è un’ottima occasione per ascoltare, o per chi non l’ha già fatto, scoprire, l’artista canadese.

 

Giorgio Di Maio
Giorgio Di Maio
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