
Il primo ascolto pubblico del disco così come lo ascolteremo noi è stato fatto ad Eau Claire, Wisconsin, nella sala ristorante del non ancora aperto Owbox Hotel, di proprietà dello stesso Vernon. Erano presenti ventisette giornalisti.

La tracklist e le canzoni invece erano già note; i Bon Iver hanno suonato per intero il nuovo album al festival Eaux Claires (ideato indovinate da chi? Vernon). Sull’app del festival, durante la performance, continuavano ad arrivare strani messaggi, come “22 (OVER S∞∞N)”, “10 d E A T h b R E a s T ⚄ ⚄”, “715 – CR∑∑KS”; si è capito dopo che questi erano gli effettivi nomi delle tracce del disco.

“10 d E A T h b R E a s T ⊠ ⊠.” contiene un campionamento non citato sul libretto che accompagna il disco; si tratta del campione di un video che è finito su youtube grazie all’utente materson63, che ha postato nella sua carriera di youtuber solo due video, entrambi di Stevie Nicks, entrambi più di otto anni fa. Tra di essi c’è un video raro della cantante: lei è seduta e sta venendo truccata, perché è in attesa del servizio fotografico di Rolling Stone; mentre viene pettinata intona Wild Heart, completamente a cappella mentre qualcuno, fuori campo, le canta sopra gli armonici. Un momento completamente aleatorio, campionato da Vernon e pitchato altissimo nell’urlo «wild heart».
Qualcuno si è già fatto un tatuaggio con dei simboli provenienti dal nuovo disco che magari sono io però sembra una svastica.
Il mood che ha generato 22, a Million è opposto a quelli dei precedenti For Emma, Forever Ago e Bon Iver, Bon Iver; anziché concentrarsi sulla parte triste dell’ispirazione, Vernon ha deciso di far sprigionare energia creativa dai contrasti e dalle rotture tra gli elementi, come in una formula chimica. Da qui la derivazione elettronica weird e qualche accenno di noise, giustapposizioni gospel e pure un assolino di banjo, da aggiungere al solito ottimo cantautorato.
La vocina pitchata in Do diesis che si sente all’inizio del disco in 22 (OVER S∞∞N) è stata registrata da Vernon in un’isola greca non meglio specificata. C’è andato in vacanza fuori stagione, quando stava malissimo e pensava che andare lì lo avrebbe aiutato a meditare o a dare una svolta alla sua vita.
Esiste un “saggetto”, scritto da Trever Hagen, pubblicato il primo agosto 2016 qui. In questo testo Hagen, amico di lunga data di Vernon, analizza la nuova poetica dei Bon Iver in una chiave personale e metamusicale – che poi è la chiave di lettura principale del disco.
Dobbiamo ancora una volta ringraziare Kanye? Sembra di sì; a gennaio Justinone nostro stava per cedere e buttare via tutto e non si divertiva più; invitato da Mr. YEEZY alle Hawaii a registrare con lui ha ritrovato la gioia di fare il musicista. Hai visto Kanye oh?

Per gran parte della sua composizione Vernon ha utilizzato il sintetizzatore/workstation/coso della Teenage Engineering, l’OP-1; uno strumento più piccolo di un foglio A4 che in sé ha un sampler, una decina di motori di sintesi, multieffetti, mastering di base, un mixer, un tape recorder virtuale a quattro tracce, una radio FM, un disegnetto di Marx che funge da sequencer. Ha detto che è stato lo strumento musicale per lui più importante da quando, a 12 anni, ha preso in mano una chitarra. Potete vedere l’OP-1 nel video della performance dall’emozionato Fallon, suonato da Vernon e dal suo compare.

Il brano 33 “GOD” è uno dei pezzi centrali della svolta musicale e autoriale di Vernon. Ha in sé numerosi riferimenti alla Bibbia e alla sua numerologia: il video del singolo inizia con una citazione del Salmo 22 («Why are you so far from saving me»); 22 è anche il titolo del disco, mentre 33 sono i famosi “annidicristo”; Vernon di anni ne ha 35, ma non è da escludere che la gestazione del brano sia avvenuta un paio d’anni fa. Questo collegamento del Salmo 22 al titolo del disco e al pezzo non è casuale: secondo il comunicato stampa del disco 22, a Million è sia una lettera d’amore sia la risoluzione finale della ricerca di sé stesso da parte del cantautore.
33 “GOD”, nel racchiudere l’intento del disco, è perfetta, perché è interpretabile sia come canzone d’amore che come canzone di elevazione spirituale, con un continuo scambiarsi della prima persona dal singolare al plurale (I, we) e versi come «This is how we grow now, woman» che implicano una crescita, in questo caso umana e artistica. Altro riferimento all’intento del disco è quello ai luoghi fisici, limitanti (pensate a Bon Iver, Bon Iver: le tracce sono letteralmente nomi di luoghi fisici), che invece si distruggono nel piglio metafisico di 22, a Million: «These will just be places to me now», è il primo sample che si incontra, da Morning di Jim Ed Brown, dice «When we leave this room, it’s gone».
Il sample centrale invece viene da Paolo Nutini, Iron Sky, 2014; la canzone originale dice «We find God and religion to», ma viene pesantemente effettato da Vernon, tanto che pare dica «I find God» – un altro scambio tra singolare e plurale (uno e trino, se volete).
L’immedesimazione semi-blasfema prosegue anche più avanti, quando Vernon canta «I didn’t need you that night / Not gonna need you anytime / Was gonna take it as it goes / I could go forward in the light / Well I better fold my clothes»; questo può essere visto come un riassunto dell’idea di Vernon di smettere con la musica dopo Bon Iver, Bon Iver e poi la decisione di continuare con 22, a Million, ma contiene quel riferimento ai vestiti piegati: chi piegò i suoi vestiti prima di uscire dal sepolcro? Tanto per gradire poi, il pezzo è stato rilasciato 33 giorni prima dell’uscita del disco, e dura 3 minuti e 33 secondi.
Se volete farvi invece illuminare da un santone sulla presenza massonica, satanica, illuminatistica, ecc, nella nuova musica dei Bon Iver, allora non vi resta che guardare questo video tranquillo tranquillo dal titolo YOU GOTTA SEE THIS! BON IVER 33 “GOD” ILLUMINATI EXPOSED!