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Listone 2016 | Musica

In fin dei conti ogni anno è un buon anno per la musica.

23 Dic
2016

In questo listone troverete: Altrisuoni — 5 dischi italiani e 5 stranieri; i 20 migliori dischi su bandcamp; i 3 migliori esordi del 2016.

 

Altrisuoni — 5 dischi italiani e 5 stranieri
A cura di Matteo Moca

 

In un 2016 che ha portato soprattutto alla scomparsa di grandi interpreti della musica del ‘900, sono uscite anche molte cose che fanno, come si dice in questi casi, ben sperare per i prossimi anni. Non si tratta solo di opere prime, anzi quasi mai, questo forse è preoccupante, ma di diversi artisti che pian piano stanno facendo quadrare il cerchio della loro opera.

Per quanto riguarda l’Italia, il premio della giuria va a Paolo Conte, che con Amazing Games si diverte come un ragazzino, con il suo jazz, stavolta e forse soprattutto per questo, strumentale.

Di seguito altri 10 dischi, non in ordine di preferenza assai belli e da recuperare in caso di mancanza:

 

L.U.C.A., I semi del futuro (Edizioni Mondo) — Il compimento della parabola Edizioni Mondo, l’etichetta diretta dallo stesso Francesco De Bellis, la persona dietro l’acronimo L.U.C.A. Un suono eclettico sempre a cavallo tra pop e ricerca, tra ritmi e stasi, figlio tanto di una fantasia infantile, quanto delle colonne sonore di Umiliani e Piccioni.

 

 

Not Waving, Animals (Diagonal) — Alessio Natalizia è, o è stato, oltre che Not Waving, anche Disco Drive (!) e Walls. Con questo nuovo album a nome Not Waving imprime una svolta decisa al suo suono, che si fa EBM allo stato puro: minimalismo, synth e un tocco di percussioni industrial.

 

 

Alfio Antico, Antico (Origine Records) — Alfio Antico è un percussionista siciliano, fortemente ancorato alla tradizione dell’isola. Antico è un tour de force tamburellistico dove la musica non ha requie, sempre sanguigna, feroce e appassionata, immersa in un brodo psichedelico che è richiamo primordiale.

 

 

Fuzz Orchestra , Uccideteli Tutti! Dio Riconoscerà I Suoi (Woodworm) — Uno degli esempi di revisionisti pronti a scandagliare il cinema italiano del passato per trarne campionamenti e atmosfere da unire con la propria musica, in questo caso angolosa e vicina al math-rock. Meglio dei Calibro 35, troppo cervellotici, più diretti e divertenti.

 

 

Lorenzo Senni, Persona (Warp) — Uscire con Warp segna, probabilmente, il coronamento di una vita. Persona di Lorenzo Senni è un disco spartiacque, che grazie alla potenza di Warp farà scuola, con il suo personale e ben amalgamato mix di trance e minimalismo. Forse non ai livelli di Superimposition, più allucinato, ma comunque un grande disco.

 

 

***

 

Fuori dallo stivale si muove, ovviamente di tutto. Ecco perché una classifica generale non ha molto senso, e perché la scelta di questa cinquina è all’insegna della ricerca sonora, mai però troppo accademica e cervellotica.

 

Oren Ambarchi, Hubrys (Editions Mego) — Il musicista australiano ha una produzione spropositata, ma si sente subito quando il lavoro è architettato sin nei minimi dettagli e decisivo all’interno di un percorso personale. È il caso di Hubrys, dove la stasi e i silenzi si mescolano con battiti krauti e infatuazioni di scuola minimalista.

 

 

Anne-James Chaton, Andy Moor, Thurston Moore, Heretics (Unsounds) — La scelta del poeta Chaton di indagare alcune figure di eretici si è rivelata vincente da un punto di vista dei testi, così come la scelta di coinvolgere oltre che il fido Moor, la chitarra tentennante di Moore. Si parla di Caravaggio, T.S. Eliot, Johnny Rotten e Rimbaud; dovrebbe bastare.

 

 

Strings And Timpani, Hyphen (Hubro) — Øyvind Hegg-Lunde (batteria e percussioni) e Stephan Meidell (chitarra), formano questo duo dedito ad una scrittura libera che, con l’aiuto dei synth, crea un suono in bilico tra jazz, musica etnica, kraut-rock e pura imprrovvisazione.

 

 

Hieroglyphic Being, The Disco’s of Imhotep (Technicolour) — Dopo il capolavoro dell’anno scorso We are Not The First, la creatura di Jamal Moss si anima ancora di quello spirito da lui stesso definito synth expressionism o rhythmic cubism. Un complicato, ma assai appagante, martellamento continuo di ritmi futuristici.

 

 

Horse Lords, Interventions (Northern Spy) — Decomporre e ricomporre con forma nuova gli ultimi scampoli rimasti della musica rock, con una formazione che rappresenta la norma. È questo lo scopo, perfettamente raggiunto, dagli Horse Lords: di scuola classica, il loro suono diviene indescrivibile, perso tra poliritmie, silenzi, tempi spezzati e ripetitività.

 

I 20 migliori dischi su bandcamp
A cura di Gilles Nicoli

 

Bandcamp è la piattaforma perfetta per chi non ha più spazio in casa per i dischi ma non si vuole nemmeno arrendere a un modello economico che sostituisce il possesso con l’accesso, come quello di Spotify: qui il catalogo è vastissimo, si ascolta in streaming ma è anche disponibile per il download sia in formato mp3 che flac; spesso l’edizione digitale non è l’unica, e ci sono anche vinili e cd e persino cassette, perchè con le pulizie di fine anno un po’ di spazio potrebbe pure venire fuori dove meno te lo aspetti.

Intanto qui ci sono i 20 album imperdibili del 2016. Anche Fact Magazine ha stilato una top 20 dedicata a Bandcamp, e ho controllato, non c’è neanche un titolo in comune. Bandcamp poi ha messo insieme una lista di ben 100 album, e di nuovo, non c’è neanche un titolo in comune. Quindi ci sono subito due buone notizie: la prima è che i dischi migliori in assoluto sono finalmente venuti fuori e li trovate qui sotto; la seconda è che sapete dove trovarne altri 120 che comunque sono mediamente niente male.

 

20. Orlando Voorn, In My World

L’etichetta olandese Rush Hours pubblica solo materiale che va dal buono all’ottimo. A fine 2015 Hunch Music di Hunee figurava nei piani alti di ogni classifica degna di essere presa in considerazione, questa volta è Orlando Voorn la punta di diamante dell’annata.

 

 

19. Logan Takahashi, NoGeo

Primo album solista per metà del duo Teengirl Fantasy: uscito per Ghostly International, sorprende in senso positivo, mescolando suggestioni anni ‘80, elettronica giapponese, l’occidente visto da oriente. Mi piace pensarlo come la versione pop del discone di Meishi Smile di un anno fa.

 

 

18. Body-san, Shining The Money Ball

La migliore digital label canadese degli ultimi anni, 1080p, tira fuori un gioiello dopo l’altro: Body-san propone dieci tracce ambient house influenzate dal jazz funk degli anni ‘70 e dalla library music, ricche di campionamenti di suoni naturali, voci umane e versi animali.

 

 

17. Dorisburg, Irrbloss

Questo è un vero long distance runner: uscito a marzo, non si schioda dalle mie playlist. Disco house con quel riconoscibile e gustoso tocco svedese che ci fa tanto amare gente tipo Axel Boman, è stato pubblicato dalla Hivern Discs di John Talabot.

 

 

16. Four Tet, Randoms

Non è davvero un nuovo album di Four Tet: è una raccolta di nove brani registrati tra il 1996 e il 2003, alcuni dei quali finora abbastanza difficili da reperire, messi qui insieme, come suggerisce il titolo, senza alcun particolare criterio. Meritavano di essere riportati alla luce.

 

 

15. Tycho, Epoch

Uscito senza alcun preavviso, è disponibile per adesso solo in versione digitale, mentre la sua pubblicazione in cd e vinile avverrà a gennaio. Tutto strumentale, trascinante e come sempre un po’ shoegaze, non si discosta molto dai precedenti Dive e Awake: è il solito buonissimo album di Tycho.

 

 

14. Machinedrum, Human Energy

Non c’è molta gente in giro che sappia maneggiare ritmi drum’n’bass, breakbeat e jungle e tirare fuori un lavoro così fresco. Dieci passi dopo la noia e uno prima della cafonaggine. Forse non è un album superiore a Vapor City, il precedente, ma cresce molto con gli ascolti.

 

 

13. Jessy Lanza, Oh No

Lei in sostanza prende tutto quello che c’era di buono nel suo primo disco Pull My Hair Back e lo moltiplica per cento. Ogni volta che ascolto il singolo It Means I Love You spero che duri venti minuti e invece sono sempre quattro. Oh No.

 

 

12. Marquis Hawkes, Social Housing

Il titolo è una trovata incredibilmente felice che celebra sia il genere musicale che il contesto abitativo che più hanno influenzato lo stile e la vita di Marquis Hawkes, producer inglese trapiantato a Berlino. Disco bellissimo, e persino più giusto che bello.

 

 

11. NV, Binasu

Ogni lista che si rispetti deve avere almeno un album impossibile da definire: NV è un progetto dell’artista russa Kate Shilonosov e Binasu è il suo primo lavoro, pubblicato da Orange Milk Records. L’unica cosa che riesce a rappresentarlo bene è la sua copertina.

 

 

10. Saaros, Tardis

Diventate malinconici quando sentite parlare dei Lali Puna, quest’anno è uscita una raccolta dei Notwist che contiene una versione di Pilot che dura quasi un quarto d’ora ma ancora non vi basta: provate questo disco, il migliore del trio formato da Florian Zimmer (Driftmachine) Christoph Brandner (Lali Puna, Console) e Max Punktezahl (the Notwist, Contriva).

 

 

09. Elusive, Headspace ex aequo Max Graef & Glenn Astro, The Yard Work Simulator

Anche in un anno in cui non esce niente di Flying Lotus è possibile trovare qualcosa per chi ama il blend tra jazz ed elettronica, e da anni Alpha Pup Records, da Los Angeles, insieme a Brainfeeder e Cosmonostro è uno dei migliori spacci a cui rivolgersi. La combinazione perfetta 2016 vede accanto al disco di Elusive l’album nato dalla collaborazione tra Max Graef e Glenn Astro, uscito su Ninja Tune.

 

 

 

08. Gold Panda, Good Luck and Do Your Best

Vale l’opposto di quanto detto su Logan Takahashi: qui è l’oriente ad essere guardato da occidente, un po’ come in tutti i lavori di Gold Panda, che alla terza prova mette insieme quello che è forse il suo album migliore; non è ancora il momento del salto di qualità definitivo, ma ad avercene di dischi così.

 

 

07. Meeting by Chance, Inside Out

Meeting by Chance è il progetto solista di Marcin Cichy, del duo polacco Skalpel. Chi li conosce sa già cosa aspettarsi, perché le coordinate sonore non sono troppo diverse: trip-hop, downtempo e jazz, miscelati in quello che è uno dei dischi più eleganti di questa classifica.

 

 

06. Parra for Cuva & Senoy, Darwīš

Chi sono costoro? Le migliori classifiche riservano sempre qualche sorpresa e questa non fa eccezione, per cui ci sono anche questi due giovani spagnoli che si conoscono all’università, realizzano il disco più ipnotico dell’anno e lo intitolano ai dervisci. Ci si può svagare a tempo indeterminato nei 66 minuti di questo album. A Project Mooncircle va il merito di averlo pubblicato.

 

 

05. Tortoise, The Catastrophist ex aequo Jeff Parker, The New Breed

Non credo che in un anno in cui esce un disco dei Tortoise sia possibile non avere un disco dei Tortoise in classifica. Loro tornano a farsi sentire a intervalli di tempo sempre più distanti (mancavano dal 2009), ma restano sempre su livelli altissimi. Quello che non mi sarei aspettato è che ancora meglio dei Tortoise potesse fare un membro del gruppo, ma Jeff Parker se n’è uscito con uno dei migliori dischi jazz dell’anno, così, come se fosse perfettamente normale.

 

 

 

04. FaltyDL, Heaven Is For Quitters

Avevo quasi smesso di sperarci: FaltyDL è in giro da diverso tempo, ha prodotto finora quattro album tutti senza dubbio validi ma per qualche motivo anche facilmente trascurabili nei momenti che contano, quelli in cui ti chiedi ad esempio che disco vuoi ascoltare o che titoli vuoi mettere in una classifica musicale di fine anno; tutto il contrario qui, perché con il suo quinto lavoro, Heaven Is For Quitters, due anni di lavorazione prima di farlo uscire, ha trovato la sua personale e definitiva quadratura del cerchio.

 

 

03. Sad City, Shapes in Formation

Un esordio a lungo atteso, coprodotto da Meda Fury ed Emotional Response, che mette in mostra tutte le qualità di Gary Caruth aka Sad City, da Glasgow, capace qui di costruire non semplici atmosfere, ma interi mondi sonori che potrebbero continuare a perpetuarsi per sempre. L’unico termine di paragone che mi viene in mente per un disco così è Space Is Only Noise di Nicolas Jaar, per cui il gradino più basso del podio mi sembra davvero il minimo.

 

 

02. Romare, Love Songs: Part Two

A questo disco avevo già dedicato un articolo qui su Dude Mag, raccontando quanto fosse bravo Romare e quanto meritasse attenzione la sua operazione di recupero, attraverso il sampling, di registrazioni di musicisti neri spesso dimenticati, che fa rivivere nell’elettronica contemporanea il gospel, il jazz, il blues, la spiritual music.

 

 

01. Jay Daniel, Broken Knowz

Jay Daniel ha 25 anni e in una città dalle solide e importanti tradizioni house e techno come Detroit è già considerato un nome di punta. Ha fondato una piccola etichetta, Watusi High, ma questo suo nuovo album, Broken Knowz, è stato pubblicato dalla Technicolour di Ninja Tune: lo potete considerare un classico fin da subito.

 

 

I migliori esordi del 2016
A cura di Laura Marongiu

 

Babyfather, BBF Hosted by DJ Escrow (Hyperdub) — Più che un debutto, Babyfather è il ritorno sotto nuovo moniker di Dean Blunt, musicista e artista concettuale di Hackney, Londra.

Tra il flusso di coscienza e lo spoken word e collaborazioni con nomi come il sodale Arca, BFF è una combinazione perturbante di cantilene profonde e sonorità dub che riescono ad essere una fotografia del sottosuolo londinese contemporaneo e una buona guida sui nuovi suoni dell’hip hop avanguardista d’oltre manica.

 

 

Gaika, Security (Warp) —Anche qui, un debutto a metà. Il rapper di Brixton si è fatto conoscere nelle scene già lo scorso anno, con un mixtape autoprodotto chiamato MACHINE.

C’è da dire che rapper per Gaika è una definizione non proprio corretta, perché il musicista londinese è riuscito a piazzarsi nelle zone grigie che stanno tra il grime e la techno, tra la dub e l’industrial.

Un mix che viene direttamente dal futuro e che lo ha portato sui palchi dei festival europei più all’avanguardia come l’Unsound di Cracovia.

Tutto sotto l’ombra dei palazzi gentrificati di Brixton, sotto i vessilli del consumismo indossati sotto forma di maschere Nike e orpelli dorati.

 

 

The comet is coming, Channel The Spirit (Leaf) — Che a Londra qualcosa nel campo del free jazz psichedelico intrecciato con (p-)funk, elettronica, afro-beat e krautrock si stesse muovendo in direzioni interessanti ce l’avevano già annunciato i Melt Yourself Down con il loro esordio di tre anni fa per Leaf Records.

Nella primavera di quest’anno, per la stessa etichetta, è arrivato a confermarcelo Channel The Spiritg, il debutto di The Comet is Coming, che con il magma Melt Yourself Down condivide anche il sassofonista.

Un razzo incandescente della durata di quaranta minuti per un totale di 12 brani interstellari – di nome e di fatto – che fanno entrare di diritto il trio composto da Danalogue the Conqueror (sintetizzatori, tastiere), Betamax Killer (batteria), e King Shabaka (sax) nel tempio afrofuturista di Sun Ra e della sua Arkestra.

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini e gentildonne, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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