Musica: L’odiatissimo 6ix9ine
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L’odiatissimo 6ix9ine

  Prologo La scuderia di rapper americani che impongono le tendenze, facendo il bello e il cattivo tempo del mercato discografico mondiale, è sempre più folta: Migos, Future, A$AP Mob, 21 Savage, Post Malone, Travis Scott, e chi più ne ha più ne metta. Eppure sembra che, nell’omologazione generale della wave a stelle e strisce, […]

13 Mar
2018
Musica

 

Prologo

La scuderia di rapper americani che impongono le tendenze, facendo il bello e il cattivo tempo del mercato discografico mondiale, è sempre più folta: Migos, Future, A$AP Mob, 21 Savage, Post Malone, Travis Scott, e chi più ne ha più ne metta.

Eppure sembra che, nell’omologazione generale della wave a stelle e strisce, c’è chi ha scelto di rimanere fuori dal coro, perchè “posseduto” da quella rabbia e da quegli occhi della tigre — ormai in via di estinzione — che nel 1988 hanno spinto gli N.W.A. a incidere Straight Outta Compton. Il persistente odio verso le istituzioni, i perenni soprusi subiti perché nati al momento sbagliato nel posto sbagliatissimo, la presunzione di realizzarsi in un contesto disastroso, hanno trovato sfogo nelle rime di centinaia di rapper che, armati di carta e penna, hanno prevalso sulle paure, sui pregiudizi e sulle difficoltà imposte da una vita scomoda.

 

 

Tra questi l’ultimo arrivato è 6ix9ine, alias Tekashi69 o TKS69, insomma chiamatelo come vi pare: stravagante, eccessivo, incazzato e terribilmente autentico nelle storie che narra. 6ix9ine è sbocciato negli ultimi mesi e ha scalato le classifiche globali, pur mantenendo un’immagine estremamente “volgare”. Pochi giorni fa è stato pubblicato il suo primo mixtape ufficiale, Day69, e 6ix9ine sembra essere il personaggio giusto per riportare al top quel gangsta rap che ha dominato e influenzato generazioni di artisti a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

 

 

Senza chiederlo

Indubbiamente condizionato dal suo quartiere, Bushwick, ritenuto il più stravagante d’America a causa dell’elevato numero di comunità punk e anarchiche, Daniel Hernandez nasce nel 1996 a New York da padre portoricano e madre messicana. Il prototipo della famiglia mulino bianco, però, ha vita breve in posti come questi. L’equilibrio salta e il ghetto in cui il giovane si è rintanato lo accoglie, trasformando un ragazzino innocente in un uomo privo di sentimenti; l’assassinio del padre, poi, spezza qualsiasi freno inibitorio che fino ad allora aveva contenuto l’irrequieto 6ix9ine.

 

 

Ed ecco che tempestivamente un gruppo di ragazzi con situazioni analoghe lo accoglie come in una seconda famiglia, protettiva e vendicativa, che produce soldi facili e risolve i problemi a suon di AK-47: la SCUM GANG, acronimo di Society Can’t Understand Me. Questo gruppo ridà all’impaurito e immaturo Tekashi69 un’identità forte e sfrontata, fondata sull’unione e sul rifiuto verso tutto ciò che non appartiene alla gang.

Come ogni banda criminale, questa è costruita sugli introiti sporchi e sui cadaveri dei nemici o di qualsiasi ostacolo che intralcia l’inesorabile e sanguinolento cammino della SCUM. Tekashi69 inizia a spacciare eroina e marijuana, commette numerosi reati, tra cui rapine, sparatorie, pestaggi ed estorsioni, finendo diverse volte in riformatorio. Accumula centinaia di migliaia di dollari e matura l’ambizione di reinvestirli in qualcosa di pulito, legale, artistico.

 

 

Diamante grezzo

Il rap pare sia la strada più semplice da imboccare, specialmente in un momento storico-musicale in cui i testi delle canzoni trattano di soldi, droga e bella vita. 6ix9ine ha qualcosa da raccontare, soldi da investire, una voce inconfondibile e un look più unico che raro: capelli color arcobaleno matchati ai grillz, il ricorrente numero 69, logo della SCUM GANG, tatuato oltre 200 volte su tutto il corpo, e uno stile di vita che si sposa perfettamente con la trap contemporanea.

A spronare e incanalare il rainbow rapper sulla via prediletta sarà RondoNumbaNine, esponente della drill di Chicago, che dopo numerose pressioni riesce a convincere l’acerbo Daniel a registrare nel 2016 il suo primo singolo: Yokai; la traccia delinea chiaramente le sonorità e l’approccio musicale prediletti dal giovane newyorkese, caratterizzati da un immaginario violento, dalla ricchezza ostentata, fatta di auto di lusso, dollari e armi, e da una rabbia interiore che tenta di esternare attraverso le rime.

Proprio riguardo il suo singolare stile si espresse il rapper Bodega Bamz, che dichiarò: «My Nigga is insane. He’s like a mixture of Danny Brown and Odd Future», lasciando intendere le enormi potenzialità di Tekashi69, un diamante grezzo da rifinire e da non farsi sfuggire. La sua voce sporca, l’aspetto sinistro, il solido background, fatto di hardcore rap e heavy metal, e la street credibility potranno far brillare un elemento così ambiguo, trasformando le difficoltà in punti di svolta.

 

 

Il banco di prova per 6ix9ine è Hellsing Station, in cui il rapper spinge il piede sull’acceleratore. Risultato? Una traccia destabilizzante e terrificante, che spazza via qualsiasi concorrenza e che può servire da monito anche ai rapper più affermati della scena musicale statunitense.

 

Fin troppo “real”

La vera natura di TKS69, però, non si placa. Nonostante i discreti risultati ottenuti, il rapper non accenna a lasciarsi alle spalle un lato oscuro, fatto di violenza e crimini, per dedicarsi invece esclusivamente alla musica. Ormai non è più lui a far parte della gang, è la gang a far parte di lui. E 6ix9ine tiene fede alle promesse: porta in alto il nome della SCUM, non ne rinnega l’appartenenza e cerca di glorificarla il più possibile.

Tra i tanti volti anonimi coinvolti in qualche screzio con la gang ne spiccano alcuni che poi tanto sconosciuti non sono. Primo fra tutti Trippie Redd, il quale, dopo aver collaborato con TKS69 nel pezzo POLES1469, prende le distanze da quest’ultimo accusandolo pubblicamente di pedofilia.

E qui bisogna un attimo rimembrare uno scomodo quanto squallido avvenimento.

 

 

Nel 2015 6ix9ine compare in una foto sul profilo Instagram del rapper Zillakami, poi prontamente rimossa, in cui veniva ripreso in atteggiamenti intimi con una presunta tredicenne. 6ix9ine si difende pubblicamente sottolineando che all’epoca anche lui era minorenne, smontando dunque le accuse.

Privatamente però le reazioni sono state ben poco diplomatiche, anteponendo la violenza a qualsiasi forma di dialogo; a New York, infatti, Trippie Redd viene fisicamente aggredito dalla SCUM GANG, che rischia di spingersi oltre il pestaggio. La notizia gira tra gli addetti ai lavori e l’immaginario costruito intorno a Tekashi diventa sempre più oscuro.

 

 

Ma Trippie Redd non è certo il solo. Recentemente anche il rapper Casanova ha provocato la gang delle bandane rosse, dissando 6ix9ine nella traccia SetTrippin, che pare abbia risposto con l’unico vocabolo conosciuto: la violenza.

Tutto ciò non fa che alimentare la paura e il timore di confrontarsi anche lavorativamente con la cricca di 6ix9ine, correndo il rischio di ritrovarsi nel bagagliaio di una station wagon ai piedi di una discarica abbandonata.

Eppure nel mondo hip hop d’oltreoceano, paradossalmente, individui del genere vengono idolatrati e osannati proprio per gli atti illegali commessi: da Gucci Mane, divenuto un santone della trap americana solo in seguito alla scarcerazione, a Kodak Black, arrestato diverse volte nel giro di pochi mesi, arrivando a Lil Pump, arrestato recentemente e rilasciato dopo pochi giorni.

Insomma, veri e propri delinquenti che acquisiscono fama grazie ai propri reati. Cosa c’è di peggio?

 

Day69

Il tutto trova conferma nel primo e unico lavoro di Tekashi69, rilasciato il 23 febbraio: Day69. Nulla di nuovo sostanzialmente, in quanto i singoli pubblicati precedentemente (Gummo, Kooda, Keke) preannunciavano la cruda natura del concept del mixtape.

 

 

Ma per compiere il grande salto, ogni artista ha bisogno di un angelo custode che vegli e finanzi le idee, seppur malsane, dell’attore principale; fino ad allora nessuno aveva investito un solo dollaro sulla musica e sul talento di 6ix9ine, eccetto l’etichetta discografica slovacca F*CK THEM.

Nei mesi successivi all’uscita di Gummo, invece, 6ix9ine ha attirato l’attenzione della Interscope Records. Per chi avesse vissuto gli ultimi 25 anni di storia dell’hip hop sulla luna, la Interscope Records è una delle etichette discografiche più celebri e rinomate al mondo; questa etichetta, in accordo con la Death Raw Records, ha distribuito The Chronic di Dr.Dre (1992) e Doggystyle di Snoop Dogg (1993) e attualmente ha sotto contratto artisti come Lady Gaga, Madonna, Maroon 5, Eminem e incredibilmente proprio 6ix9ine.

Il giovane rapper, con un contratto esorbitante da 7,5 milioni di dollari, si guadagna una sedia nel teatro delle popstar mondiali, smentendo le malelingue che davano 69 per spacciato in seguito alle spiacevoli vicende private.

 

 

Just signed to Birdman RICHGANG 🔥🙌🏻 15 million 💰 February 23rd ‼️

Un post condiviso da DAY69 IS OUT NOW !!!!!!! (@6ix9ine_) in data:

 

Nel disco troviamo alcuni dei pesi massimi della trap americana, come Young Thug e Offset dei Migos, etichettati platonicamente come l’alta borghesia che ha diffuso a macchia d’olio questa evoluzione del rap tradizionale, dimostrando per l’appunto che più si è dei criminali, più si acquisisce successo.

D’altronde il rap è nato con le gang e con esse morirà. In principio, infatti, le prime forme di rap nacquero da membri di bande locali che, stremati dai perenni e insensati conflitti, iniziarono a sfidarsi a colpi di rime piuttosto che di pistola.

Da qualche anno, però, sono sorte nuove leve che si rifanno alla genesi dei testi sacri scritti in quei periodi ormai lontani, riportando in voga il concetto di gang e con esso tutto quel lato oscuro del rap, fatto di violenze e vite ai limiti, utilizzando questo genere come mezzo per profitti concreti e accantonando il concetto di arte. Tra queste ora c’è anche Tekashi69 con la sua familia, pronti a sbaragliare qualsiasi concorrenza con le buone o con le cattive maniere.

 

Riccardo Rochira
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