Quadraro in Jazz: “Quadraro in jazz”: il jazz in periferia
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“Quadraro in jazz”: il jazz in periferia

Il Village Vanguard è senza ombra di dubbio il club jazzistico più importante del mondo. Ha aperto nel 1935 e da allora tutti i più grandi sono passati per il suo piccolo palco, chi per un concerto, chi per una jam, chi per registrare un disco dal vivo. Una delle tante mitologiche caratteristiche di questo luogo […]

23 Gen
2019
Quadraro in Jazz

Il Village Vanguard è senza ombra di dubbio il club jazzistico più importante del mondo. Ha aperto nel 1935 e da allora tutti i più grandi sono passati per il suo piccolo palco, chi per un concerto, chi per una jam, chi per registrare un disco dal vivo. Una delle tante mitologiche caratteristiche di questo luogo magico che ha dimora sulla settima strada, nella bassa Manhattan, è il suo famoso portone rosso laccato — interamente rosso vivo.

Se vi capita di passeggiare per il Quadraro, dietro a Largo Spartaco, in quel frammento di quartiere in cui Pierpaolo Pasolini ha girato Mamma Roma, potreste imbattervi in un portone rosso di metallo decorato da esotiche figure luminose. Vi trovate davanti all’ingresso del Csoa Spartaco, il centro sociale che da vent’anni (quest’anno) anima culturalmente il territorio in cui è nato.

 

 

È dietro questa portone rosso che da amici già collaboratori in formazioni musicali e nell’organizzazione di eventi, nasce il Quadraro in Jazz nel Febbraio 2017.

La prima edizione della rassegna, risalente a quasi due anni fa, ha superato ogni più rosea aspettativa, indicando che l’intuizione originale era corretta: le persone hanno voglia di cultura.

 

Laura Taglialatela Quintet (foto di Umberto Tati)

 

Nel settimo municipio, il più popoloso di Roma e uno dei più popolosi d’Europa, non esisteva un luogo dove ascoltare musica Jazz dal vivo, e in generale in tutta Roma erano forse un paio i luoghi dove farlo a prezzi popolari. Il Quadraro In Jazz è nato con l’intenzione di colmare questa lacuna e di farlo in un quartiere periferico abitato da moltissimi musicisti, creativi e appassionati.

 

Sopra: Manlio Maresca, Manual For Errors (foto di Chiara Cocchi); sotto: Andrea Molinari e Logan Richardson (foto di Umberto Tati)

 

Al Quadraro in Jazz non si va solo per “subire” l’evento in modo passivo: l’atmosfera vibrante e accogliente del Csoa Spartaco così come lo stretto contatto tra pubblico e musicisti, invitano alla socialità, a recuperare un rapporto tra spettatore e spettatore, spettatore e musica e infine spettatore e musicisti perso nel tempo; questa è la caratteristica distintiva rispetto a qualunque altro evento romano che viene riconosciuta da chiunque partecipi — fin dai primi passi del progetto.

 

Andrea Molinari e Logan Richardson (foto di Chiara Cocchi)

 

Ogni edizione ha permesso una crescita importante e un’ulteriore affermazione all’interno della vivace e ricchissima comunità jazzistica romana: tra gli ospiti dei concerti si annoverano alcuni dei nomi storici del jazz italiano e alcuni tra i più creativi e importanti giovani musicisti come Carlo Conti, Pietro Lussu, Domenico Sanna, Andrea Molinari, Enrico Morello, Matteo Bortone, Enrico Zanisi, Manlio Maresca, Francesco Fratini, Pasquale Innarella, Laura Taglialatela — solo per citarne alcuni. L’anno scorso hanno varcato il portone rosso anche due musicisti d’oltreoceano; il premiato pianista venezuelano-americano Benito Gonzalez e il sassofonista americano Logan Richardson.

Con la maggior parte dei musicisti è nato uno splendido rapporto di fiducia e sostegno reciproci che viene coltivato il più possibile di giorno in giorno e che permette di creare quell’atmosfera unica poi riscontrabile durante l’evento mensile. 

Oltre ai concerti, è sempre stato importante costruire una narrazione, una letteratura e un immaginario intorno al progetto, cosa che cerchiamo di incrementare e sottolineare ad ogni concerto o iniziativa.

Su Dude Mag proveremo ad esplorare ancora di più questa possibilità, attraverso contenuti che veicolino nel miglior modo possibile le intenzioni di Quadraro in Jazz, le aspirazioni e l’atmosfera che si respira ogni volta che delle note vengono emesse dieto quel portone rosso.

 

In copertina: Carlo Conti Quartet, foto di Chiara Cocchi.

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