Quando indipendenti e calcio a 5 si incontrano: una storia d’amore lunga 4 anni
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Quando indipendenti e calcio a 5 si incontrano: una storia d’amore lunga 4 anni

Se la Nazionale Italiana Cantanti di Mogoliana memoria è l’unica cosa che vi viene in mente quando provate ad associare musica e calcio, dovreste iniziare a rimpinguare il vostro salvadanaio per una trasferta a Bologna il prossimo settembre che, come un viaggio sabbatico, vi allargherà conoscenze e prospettive. È nel capoluogo emiliano, infatti, che da […]

Se la Nazionale Italiana Cantanti di Mogoliana memoria è l’unica cosa che vi viene in mente quando provate ad associare musica e calcio, dovreste iniziare a rimpinguare il vostro salvadanaio per una trasferta a Bologna il prossimo settembre che, come un viaggio sabbatico, vi allargherà conoscenze e prospettive.

È nel capoluogo emiliano, infatti, che da tre anni a questa parte si incontrano custodie per chitarre e parastinchi, delay e tacchetti, microfoni e calci di punizione. L’occasione è Tutto Molto Bello, il primo torneo di calcetto per etichette indipendenti, ideato nel 2011 dalla Famosa Etichetta Trovarobato – all’indomani della disfatta dell’Italia ai mondiali del Sudafrica. L’evento è stato proposto al MEI di Faenza che, come ci racconta Michele Orvieti di Sfera Cubica (la cooperativa musicale nata dall’unione di Trovarobato con alcuni professionisti del settore) «aveva accolto la proposta, ospitandola nella piazza antistante il Duomo di Faenza, e dato il via a quell’evento calcistico-musicale che dall’anno successivo avrebbe animato la zona del Dopolavoro Ferroviario di Bologna».

Questa, quindi, la genesi del torneo più indie d’Italia, forse l’unico evento della penisola capace di unire sport e musica di qualità, goliardia e sano agonismo, schitarrate acustiche e professionalità dello spettacolo. Grazie anche alla crescita esponenziale di pubblico e di eventi collaterali che hanno portato 3000 persone a partecipare all’edizione 2014, che si è tenuta il 13 e il 14 settembre scorsi. Le squadre, in tutto 24, si sono sfidate in una qualificazione a 6 gironi all’italiana da 4 squadre ciascuno. «Un meccanismo simile – mi dicono dal quartier generale – ai mondiali di Messico 86, Italia 90 e USA 94». Alla fine ha vinto Unhip Records, lasciando secondo e terzo posto a Libellula e Promoter All Stars.

Gli organizzatori nel 2012 hanno saputo sfruttare quella che si presentava loro come «una situazione singolare che avrebbe semplificato moltissimo il lavoro. A Bologna c’è infatti sia un locale molto famoso come il Locomotiv – che negli anni ha ospitato artisti del calibro di Jesus Lizard, Tune Yards, St Vincent e che nel futuro prossimo ospiterà i Liars, Ty Segall e i Cold Cave, tra i tanti (ndr) – sia una serie di campi di calcetto antistanti questo locale, sia un parco che poteva fungere di contorno».

Il Dopolavoro Ferroviario è un’associazione no-profit per il tempo libero che ha sede in un parco poco distante dalla stazione centrale di Bologna. L’area è dotata di campi da tennis e calcetto, una palestra coperta e una polivalente, una bocciofila, un campo polivalente, un campo da calcio e una scuola di musica, il cinema all’aperto Arena Puccini, un ristorante, un bar e un’agenzia viaggi. Il DLF è il posto dove, chi abita dentro le mura, va a giocare a calcetto.

Leggendo così anche una necessità della zona: «una cosa emersa negli ultimi anni, anche da parte del presidente del quartiere Daniele Ara, è che il parco del DLF è una zona degradata, difficile ed estremamente bisognosa di recupero. Il presidente era interessatissimo alla nostra iniziativa perché ci vedeva il modo di poter ravvivare un’area che ha bisogno di essere movimentata».

Si è accolta così anche una necessità degli operatori del settore, ovvero «incontrarsi fuori dai contesti tradizionali, vedersi ai margini di una cosa che non sia il solito incontro professionale tout court. Un’occasione in cui si dimostra una cosa molto diversa dal solito, ovvero come e quanto sai giocare a calcio a 5».

Ovviamente non solo: quest’anno c’è stata la collaborazione con Keep On, una realtà che si prefigge di fare rete nel campo musicale italiano, con una giornata di lavori al Museo della Musica di Bologna. «Il fatto che TMB fosse anticipato da una giornata di lavori organizzata da loro e che molti partecipanti potessero già incontrarsi in ambito professionale nella giornata del venerdì – prosegue – è stata la quadratura perfetta di quello che è l’animo di questo torneo».

Keep On che a sua volta ha saputo intersecarsi con la manifestazione vera e propria curando i live del sabato sera al Locomotiv Club, all’interno di quello che è lo storico Tutto Molto Party e che ha visto passarsi la staffetta sul palco Fuzz Orchestra, Betti Barsantini, Appaloosa, Bologna Violenta e Nicolò Carnesi.

L’edizione appena passata ha veramente dato uno scossone al DLF, ma anche alle diverse anime che popolano la scena artistico/culturale di una città come Bologna. Perché a Tutto Molto Bello c’è proprio tutto: dalla squadra delle radio cittadine – eliminata in un infuocato scontro con la squadra dei promoter – all’area ristoro; dai dog corner (o meglio: il Tutto Molto Dog) dove portare il proprio amico a quattro zampe ad abbeverarsi al mercatino dell’usato e delle autoproduzioni; per finire con la radio cronaca di Radio Città del Kairos, una creatura mitologica nata dalla fusione delle bolognesissime  Radio Città del Capo e Radio Kairos.

L’idea che mi ha dato questa due giorni è quella di una socialità ritrovata, della voglia di passare un pomeriggio a vagare tra una bancarella e l’area live guardando di sbieco marcature e tiri in porta o, al contrario, a soffrire per la propria etichetta preferita consolandosi poi con le patatine fritte innaffiate di curry e paprika (se ci fosse pure la coppa per la miglior leccornia l’avrebbero vinta sicuramente loro).

La conferma arriva anche da Michele e dagli altri organizzatori: «la volontà era proprio questa ed è quella di coinvolgere in futuro ancora più anime della città con una serie di offerte, dal gastronomico al musicale, che possano portare pubblico sempre più vario. Ampliare la parte del contorno delle partite con quello che pensavamo potesse interessare ai partecipanti, ovvero aree svago, acquisto, di ristoro – giocando sul fatto che a Bologna ci sono molte realtà che ti permettono ristoro ma diverso dal solito – e poi concerti è, infatti, una cosa che ci è venuta spontanea sin da subito».

Ma la partecipazione estesa e le novità di quest’anno non riguardano, come dicevo prima, solo la città di Bologna: una delegazione di temerari (o di matti, a seconda dei punti di vista) è partita infatti da Barcellona – dove durante l’anno lavora all’organizzazione del più importante festival europeo di musica indipendente, il Primavera Sound – per raggiungere i campetti di Via Serlio. «Farsi il torneo per poi tornare la sera stessa della fine del torneo e, a margine, sfasciarsi di alcool la notte del sabato, cosa che poi ha pregiudicato anche la loro prestazione agonistica nella giornata di domenica».

Immaginarsi musicisti, promoter e speaker radiofonici alle prese con programmi di allenamento degni di Coverciano è straniante, ma le testimonianze ci dicono che le gare sono prese molto sul serio: «le squadre ci credono tutte molto: anche quelle che erano partite sull’onda del cazzeggio, alla quarta partecipazione sono molto concentrate e arrivano sempre più preparate. La dimensione agonistica ci sembra che sia cresciuta sempre di più.l’impianto agonistico c’è ed è alto, molte squadre si impegnano ad esempio Woodworm è venuta ogni anno con una maglietta differente, in qualche maniera ci tengono anche ad essere individuati sul campo grazie alle divise».

E, a proposito di agonismo, Michele mi specifica che bisogna fare un plauso «agli arbitri portati da AICS, partner del torneo, che hanno capito benissimo il contesto e si sono regolati molto bene in base al contesto in cui erano».

Un esempio concreto di “regolarsi in base al contesto”

Ovviamente, poi, ci sono le sorprese amatoriali come «la squadra Radio All Stars, che si sono visti per la prima volta la mattina stessa però sono arrivati a partecipare alla seconda giornata, scatenando una campagna acquisti forsennata nella notte tra il sabato e la domenica».

E proprio quando ti vien da pensare, di fronte a tanto impegno e sudore, che il mito del musicista godereccio è proprio tramontato, ecco che ne adocchi uno nel post partita, ancora con le palpitazioni, brandire birra e sigaretta come la coppa dei campioni. In questo momento di perfetta quadratura e riequilibrio dell’Universo, allora, puoi benissimo entrare al Locomotiv per godere del concerto finale che, anche qui, chiude perfettamente un cerchio: perché è l’ultima data di una formazione leggendaria per la musica indipendente bolognese ed italiana, ovvero i My Awesome Mixtape, che regalano al pubblico un addio e una chiusura di torneo da brivido.

Concordo con Michele quando dice che «il bilancio è positivo» e che «questa è stata l’edizione da incorniciare perché abbiamo potuto vedere Tutto Molto Bello nella sua forma più completa e più definita che già programmavamo tre anni fa»; e sono felice all’idea che gli organizzatori siano già al lavoro per la prossima edizione.

Laura Marongiu vive e lavora a Bologna, dove conduce Palomar, su Radio Città del Capo.

Laura Marongiu
Laura Marongiu vive e lavora a Bologna. è autrice e conduttrice di Palomar, un programma di approfondimento sulle realtà culturali indipendenti, in onda ogni lunedì su Radio Città del Capo @_HeyJane
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