Roma Music Club: Gianmarco Dottori
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Gianmarco Dottori

Gianmarco Dottori live per DUDE venerdì 24 ottobre @Magazzino 33. Qui una breve intervista.

22 Ott
2014
Roma Music Club

Gianmarco Dottori live per DUDE venerdì 24 ottobre @Magazzino 33. Qui tutte le info. Qui sotto una breve intervista.

 

Presentaci il tuo progetto.

Sono un cantautore, un musicista e un ragazzo come tanti. Cerco di mettere in musica il mio quotidiano e le mie esperienze. Scrivo da tantissimi anni e vivo sul palco da ancor di più.

Qual è il ruolo del cantautore/musicista nella società attuale?

Dovremmo riappropriarci del nostro ruolo che ormai è più vicino all’intrattenimento che ad altro. La musica raramente è messaggio e arte, critico me stesso in primis a volte proprio per questo.

Lavorando in televisione si ha la visione distorta di ciò che è fuori ed è sempre più dura scrivere un canzone “vera”, spogliata da ogni logica commerciale. 

Qual è la  musica  che ispira la tua  musica?

Do peso alle parole soprattutto quando le canto quindi amo gli artisti capaci di risultare veri e credibili ai miei occhi a prescindere dal genere.

In particolar modo amo la canzone d’autore italiana dagli anni ’60 agli anni ’80. Sono cresciuto ascoltando De Gregori, Dalla, Battisti, Gaetano, Tenco, Endrigo perché ho sempre trovato verità nelle loro parole e vita fra le loro note 

Cosa più ti infastidisce della scena musicale attuale?

Bisognerebbe continuare a creare e non aver più “modelli” ma punti di riferimento. Prendere ispirazione e trasformare questo andrebbe fatto.

Però in un momento storico come questo dove la controtendenza diventa “tendenza” è davvero difficile creare qualcosa di innovativo.

Prendo ad esempio la scena Rap, che apprezzo moltissimo, dove però la maggior parte degli artisti trova nel modello gangsta americano il modello di riferimento: sono tutti cattivoni e pericolosissimi ma alla fine della fiera risultano essere “pecorecci”

Quale concerto nella storia della  musica  avreste voluto aprire?

Avessi la macchina del tempo vorrei tornare all’11 e al 12 luglio del 1986 al Wembley stadium. I Queen. Il concerto perfetto.

E l’avvenimento più strano che ti è capitato come artista?

Alla fine di un concerto in un “quartieraccio” di Roma, mi si avvicinò un gruppo di persone e mi accorsi che tra loro ce n’erano un paio che conoscevo per la loro brutta fama.

Terrorizzato cominciai a fare marcia indietro quando mi sentii chiamare «Cappelletto aooooh vie’ qua». E lì pensai eccola là, dai ok Gianmarco durerà poco ti metti a terra ti chiudi a riccio 2 minuti di calci e andrà tutto bene.

Una volta arresomi all’idea del pestaggio, il piu grosso mi si avvicina e mi fa «fame ‘n pezzo del Lando Fiorini» e io comincio a cantare «la società dei magnaccioni» e l’energumeno mi rispose «nun è de Lando» fu li che cominciai a stornellare a caso cose improbabili e riuscii a cavarmela. Capii l’importanza della tradizione della canzone romana: a volte può salvarti la vita :)

Per i tuoi testi ti capita mai di trovare ispirazione nella letteratura?

Leggo molto e cose differenti, dal fantasy al romanzo impegnato al mattone minimalista. Non credo di essere mai stato influenzato da alcun libro però chissà, magari tra le pagine del Trono di spade potrebbe succedere.

In quale scena di un film vorresti fare un piccolo concerto abusivo?

Sarebbe stupendo farne uno ne I soliti ignoti con Capannelle e Ferribotte come special guest.

Progetti futuri?

Sto per pubblicare un singolo ed un video e riproverò con il festival di Sanremo perché credo sia davvero l’ultima vetrina rimasta e poi Sanremo è Sanremo con tutta la sua storia e le sue contraddizioni.

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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