Musica: Sfera Ebbasta piace a tutti
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Sfera Ebbasta piace a tutti

«Sfera Ebbasta ha ucciso il rap con la Sprite e l’autotune» è l’autocelebrazione che racchiude l’essenza e la realtà del percorso artistico di Sfera Ebbasta. Il rapper milanese ha, di nuovo, stravolto le regole del rap game piazzando due tracce nella Top 100 della classifica globale di Spotify, una cosa che non era ancora successa a nessun […]

«Sfera Ebbasta ha ucciso il rap con la Sprite e l’autotune» è l’autocelebrazione che racchiude l’essenza e la realtà del percorso artistico di Sfera Ebbasta. Il rapper milanese ha, di nuovo, stravolto le regole del rap game piazzando due tracce nella Top 100 della classifica globale di Spotify, una cosa che non era ancora successa a nessun artista italiano.

 

 

Il titolo del nuovo disco toglie sin da subito linfa agli scettici circa il prodotto realizzato, spiegandone il concept e l’attitudine con una sola parola: Rockstar, per l’appunto, come il look, i testi, il lifestyle e gli eccessi di un artista che sta discostandosi sempre di più dalla figura del rapper tradizionale.

«I rapper per i ragazzi sono le nuove rockstar» ha dichiarato Sfera, in un periodo storico in cui i due generi percorrono le strade opposte dell’ascesa e del tramonto; per l’ennesima volta, il rapper di Cinisello si ritrova a indossare le vesti dell’antesignano di un intero movimento che segue ormai da tempo le sue orme, da quando nel 2015 imbracciò elmo e scudo per affrontare un’Italia ancora acerba per questo tipo di suoni, oggi al traino del mercato discografico mondiale. Sfera ha sgomitato nella scena rap italiana, stravolgendone i canoni, per poi trainare gli emergenti. Nel giro di due anni sono emerse decine di nuove leve che, volenti o nolenti, sono debitori al percorso e ai suoni di Sfera Ebbasta: da Rkomi a Tedua, dalla Dark Polo Gang — che esordì proprio con un suo featuring — a Izi fino all’ultimo arrivato DrefGold, presente anche nel disco e figliol prodigo per eccellenza.

Il rap italiano è da sempre luogo di dissidi, screzi, dissing e tensioni. La nuova scena trap ha portato una ventata di freschezza, spazzando via qualsiasi tipo di preconcetto e conflitto. In questo percorso Sfera, come Ghali, ha indossato la fascia da capitano fino al traguardo, mostrando la “nuova pelle” del rap.  «Apro porte a tutti perchè ho la chiave» dice Sfera in quest’ultimo disco, confermando la sua posizione di trendsetter, forse anche più dello stesso Ghali che, concentrato sul suo percorso da solista e sulla sua etichetta, ha finito per allontanarsi dalla street che tanto ispira i poeti urbani. Sfera ha imposto le regole del gioco, travolgendo tutti e trasformando la sua vita privata in uno spettacolo seguito da migliaia di persone: dal look stravagante in equilibrio tra l’alta moda e lo streetwear, dai grillz di diamanti alla purple drank.

 

 

Le sonorità e le liriche di Rockstsar mostrano un repertorio decisamente più ampio. Le produzioni del solito Charlie Charles affiancano suoni leggeri e spumosi — Bancomat, Rockstar —, a melodie cupe e crude — 20 Collane, XNX. Sfera è cangiante in ogni traccia e alterna leggerezza e profondità con sempre maggiore sapienza.

Rockstsar è disco pieno di nomi altisonanti del pop — da Quavo dei Migos a Tinie Tempah, da Rich The Kid a Miami Yacine fino all’astro nascente DrefGold — e punta ad ampliare il proprio pubblico internazionale. È questa forse la ricetta del successo di Sfera Ebbasta: avere sempre la fame del “giorno uno”, cambiare e palleggiare liriche e sounds per stupire continuamente gli ascoltatori, con la testa proiettata al mercato internazionale — una novità per il rap italiano, che oggi ha finalmente la sua Rockstar.

Riccardo Rochira
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