Tutto quello che non sapevamo su David Bowie (in una mostra)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Tutto quello che non sapevamo su David Bowie (in una mostra)

Museum of Contemporary Art di Chicago ci regala l’immagine di una rock star entrata nell’immaginario collettivo per il suo stile provocatorio, attenta ad ogni dettaglio.

Una mostra dedicata all’artista del Museum of Contemporary Art di Chicago ci regala l’immagine di una rock star entrata nell’immaginario collettivo per il suo stile provocatorio, attenta ad ogni dettaglio e costantemente all’avanguardia 

La caratteristica principale di David Bowie è sempre stata quella di un sano trasformismo, non certo per accomodarsi il favore del pubblico, più che altro per muoversi costantemente verso le forme più nuove della musica contemporanea. 

Negli anni settanta, tolto il caschetto da piccolo lord della brughiera inglese, Bowie era sempre pronto a stupire, in un mondo musicale dove eccessi e ostentazione erano considerati la norma, qualcosa per destabilizzare le coscienze in un’Inghilterra ingessata in rigidissime classi sociali. Tutto ciò piaceva ai giovani, e moltissimo anche ai suoi manager e ai media d’oltremanica. Era tutta una questione di profitti in fondo, in un industria musicale più florida che mai. 

David Bowie si diverte con due suoi amici, Iggy Pop e Lou Reed

Oltre l’immagine di rock star androgina, dalle frequentazioni poco rassicuranti, tossica e maledetta, e di icona sessuale quale era, David Bowie nascondeva anche ben altre qualità; qualità che vengono finalmente alla luce grazie alla mostra David Bowie Is, una gigantesca retrospettiva dedicata all’artista dal Museum of Contemporary Art di Chicago.  

Insieme ad una serie immensa di cimeli — i regali di Andy Warhol, rossetti e altri oggetti stupefacenti — dalla mostra esce un ritratto inedito del Duca Bianco, come testimoniato dalla collezione di illustrazioni e dipinti firmati dallo stesso Bowie che comprende schizzi per locandine e per l’allestimento del palco per il tour di Ziggy Stardust, oltre ad alcuni disegni della sua infanzia che prendevano spunto da temi fantascientifici. 

Impressionante è la collezione di costumi di scena, e non solo, tra i quali spiccano i kimono disegnati da Konsai Tamamoto per il tour di Aladdin Sane e il soprabito con particolari dorati di Alexander McQueen dell’Earthling tour del 1997. 

Un altro celebre costume di Konsai Tamamoto per il tour di Aladdin Sane

Sarà possibile ammirare anche gli strumenti usati durante le realizzazioni della famosa trilogia berlinese, come il sintetizzatore SYNTHI regalatogli da Brian Eno o il Verbasizer, complesso software creato per modulare la sua stessa voce.

La mostra sarà a Chicago fino al 4 dicembre, se siete nei paraggi fateci un salto.

Dario Chimenti
Romano, classe 1989. Giornalista pubblicista occasionale, mi piacciono la musica suonata con attitudine rock e i film, non mi piace chi parla al cinema. Dicono di me: «Non dà alcun valore ai soldi, usa la sua proprietà e quella del governo con negligenza». Sono una persona interessante, ho tante cose da dire e faccio molto ridere. Un giorno mio cugino ha detto che sono immorale.
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