Siamo tutti rimasti piacevolmente sorpresi dalla performance di una giovane cantautrice che in poche ore ha conquistato vette di visualizzazioni insperate, classificandosi come la cantante più simpatica ed autoironica della rete. L’inevitabile riflessione che il clippino (per dirla alla gianni Morandi) porta con se è né più né meno di quello che vado affermando da lungo tempo – e che indico come causa dell’arresto della mia velleitaria carriera artistica: per diventare un cantautore di successo devi essere una fregna, oppure Nek.
Di recente ho avuto il privilegio di ascoltare per radio un’intervista a Roby Facchineti – chi di voi non ha mai pianto con Uomini soli? Chi? Cuori di pietra! – il quale dichiara di aver ingaggiato un autore allo scopo di fare un restyling della sua opera e di uscire con un nuovo album cantautoriale. Ero intento a farmi la barba quando ho rischiato di tagliarmi il collo: avevo una fretta bastarda di andare su wikipedia e cercare il significato dicantautore.
Ovviamente ci sono degli elementi di fantasia in questo ultimo aneddoto – io non mi taglio la barba con la lametta dall’età di 16 anni, e non sono in grado di capire quello che leggo su wikipedia – ma sono strumentali al caricare il racconto di una certa enfasi. La domanda sottesa è: da quando cantautoriale è diventato un aggettivo? E soprattutto, perché non viene più usato per riferirsi a cantanti che sono al contempo autori delle proprie immondizie?
Come al solito, la causa di questo malinteso è Mannarino, e sempre come al solito la risposta può fornircela soltanti Gigi:
Lasciando stare la musica – irresistibile, groovata, nera, complessa ma semplice, ITALIANA – il M° D’Alessio si accolla l’onere di svelare i trucchi del mestiere:
Al pianoforte nasce un nanananana
“Quel tuo maglione lungo sulle mani”
Poi cerca un ritornello che ti arriva dritto al cuore
Così fa il suo mestiere il cantautore
A volte la tonalità
Può essere sbagliata
La scende un tono ed è una passeggiata
Se la fa maggiore è nato un nuovo amore
In La minore diventano più tristi le sue storie
Fanno piangere di più
Se il bemolle scende giù
Il diesis sale su!
È il prestigiatore che ingabbia il pubblico con i propri trucchi, poi apre in due il cappello e mostra il doppio fondo. L’incantesimo non si scioglie, perché abbiamo avuto sia il coniglio che il segreto, ma lui torna a casa con il nostro cuore. Con la nostra anima.
“Così fa il suo mestiere il cantautore“. O almeno così dovrebbe.