“Vedevi”, il nuovo lavoro di Luca Di Giovanni e Zero
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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“Vedevi”, il nuovo lavoro di Luca Di Giovanni e Zero

il 10 giugno 1981 Alfredino Rampi cadeva nel pozzo. Attraverso quella caduta Luca Di Giovanni racconta gli ultimi trent’anni di storia.

Qualche tempo fa abbiamo intervistato Luca Di Giovanni, un attore formidabile con un passato da rapper.

Qualche tempo fa, come altri sessanta milioni di italiani, ci siamo divertiti con #coglioneNO, mini serie prodotta da ZERO ed interpretata dallo stesso Di Giovanni.

ZERO e l’attore velletrano tornano assieme per Vedevi, il political rap che potete ascoltare qui sopra.

Luca Di Giovanni ci racconta come nasce : «Il pezzo ha una lunga genesi. Tutto parte da un monologo di tre minuti che avevo scritto per The show must go off di Serena Dandini due anni e mezzo or sono. La serie del proletario con la canotta, che trovi sul mio canale YouTube. Si chiamava 1981, all’epoca, lo approvarono e me lo fecero anche registrare ma poi ovviamente non me l’hanno mandato in onda (così come accadde per La rabbia giovane). Poi dopo due anni in cui è rimasto nel cassetto mi è tornata la voglia di raccontare quella storia (la mia e quella dell’Italia attraverso gli occhi di un bambino che cade in un pozzo).

Non mi piaceva più però, era troppo poco incisivo e impattante. Nel rimetterci mano mi è venuta fuori l’idea di riscriverlo daccapo, ma in rima. Il rap che talvolta torna, come sai, come un rigurgito. Complice anche lo stimolo datomi da Sospè (Davide Tantulli di Treviso), strepitoso beatmaker reduce dall’esaltante esperienza coi Disturbati Dalla CUiete, che dopo aver scoperto La rabbia giovane mi propone una collaborazione. Colgo la palla al balzo. Mi esce fuori qualcosa di più di un semplice rap, una specie di spoken poetry in rima, la metrica mi sta stretta perché ho troppe cose da dire, ma la gabbia di una canzone mi porta a fare economia di parole per stare sul beat, mi costringe a selezionare e pesare ogni singola sillaba, cosa che di solito non si fa con un monologo. Così nasce il pezzo.

Vedevi è la (auto)biografia scarnificata di un Paese raccontata attraverso lo sguardo sanguinante di un bambino che cerca di vedere nel buio.

Parla di quanto faccia male vedere, di quanto sia necessario e inevitabile continuare a tenere gli occhi aperti, di quanto tutto sia doloroso per chi ha uno sguardo puro, del fatto che più si tengono spalancati gli occhi e più il buio si prende tutto.

Parafrasando PPP, fonte di ispirazione primordiale:

Io vedo. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io vedo perché sono uno che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere”

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