Esiste, nel mondo, una categoria immateriale per cui la regola Warholiana dei quindici minuti di celebrità si dilata, trasformando l’unità temporale dei minuti in giorni: è quella delle canzoni di Natale.
Mi piace immaginarle in uno di quei container per database nelle lande sperdute dell’Arizona, mentre tra spintoni, sgambetti e gomitate Last Christmas cerca di emergere su Let It Snow per accaparrarsi il passaggio radiofonico nell’ora di punta, in queste ultime ore di festività natalizie, prima che la malvagia Epifania tutte le feste si porti via.
https://www.youtube.com/watch?v=QDQoWT7W5xg
Questa allegoria, oltre ad essere la conseguenza di una ormai perpetua ed incalcolabile assunzione di grassi e zuccheri che mi hanno irreparabilmente danneggiato i neuroni, mi è saltata in testa con la lettura di un’intervista a Darren Davis, presidente di network di iHeartMedia, una compagnia di broadcasting con sede in Texas che possiede più di 850 stazioni AM e FM in tutti gli Stati Uniti.
Agli occhi di una ferma sostenitrice della radiofonia indipendente, quindi, il male.
Ma nessuno meglio di una enorme compagnia di radio commerciale può rendere l’idea di come funzioni la mediatizzazione del Natale, una roba che farebbe sfregare le mani ad Adorno e tutti gli amici della Scuola di Francoforte.
I programmatori delle stazioni radiofoniche, così come quelli dei servizi di ascolto in streaming come Spotify, hanno ben presente un concetto: la forza ordinatrice della tradizione affascina tutti. Chi più chi meno, ha alcuni rituali, gesti e date che lo aiutano a districarsi in quella selva crudele che è l’esistenza.
Nel periodo festivo più comunicato dalla cultura pop di tutti gli altri (esistono forse i “film di Pasqua”? Le canzoni di Ferragosto?), vuoi anche per lo strettissimo rapporto tra Natale e commercio, i programmatori sanno bene che devono fare in modo di sposare l’esigenza della tradizione e dell’atmosfera con l’offerta mediatica, creando un meccanismo domanda e offerta degno delle migliori transazioni finanziarie.
Insomma: i programmatori sono i veri folletti del Natale. Chi più di loro, armati di dati, statistiche di ascolto, algoritmi e sondaggi di gradimento sa come accontentare milioni di utenti e ascoltatori desiderosi dei grandi classici natalizi, e soprattutto sa quando farlo?
Il trucco, infatti, non è solo sapere mescolare sapientemente vecchie e nuove canzoni (quella con cui siamo cresciuti, magari, insieme ad un grande classico cantato da Sinatra e all’ultima hit in classifica quest’anno che parla di neve soffice e fiocchetti); ma anche sapere esattamente quando iniziare ad irradiarle, magari stravolgendo la normale programmazione dell’emittente radiofonica. O, per quanto riguarda Spotify, farle spuntare nei risultati di ricerca per artista, tenendole nascoste o in fondo alla lista per il resto dell’anno.
Sempre per vederla con quel pessimista di Adorno, è come se i folletti programmatori ci dicessero: «Ok, da oggi in poi inizia il Natale».
Nel farlo, però, devono leggere gli umori del pubblico che, non me ne voglia Adorno, così tanto passivo non è: a stabilire il momento giusto per iniziare ad irradiare, secondo i programmatori, possono essere eventi climatici (una bella nevicata) o qualcosa di drammatico avvenuto nel mondo che metta gli ascoltatori in condizione di aver bisogno di un po’ di campanellini e nasi rossi. Lo so, questo barlume di “pubblico attivo” non è per niente consolante per la una presunta dignità dell’umano.
Se siete però tra quelle pochissime persone che veramente non sopportano neanche una nota natalizia – cinici crudeli, se non lo volete fare per il Natale fatelo almeno per quei poveri programmatori che da luglio ascoltano All I Want for Christmas is You solo per rendervi felici a Dicembre – non preoccupatevi: è tutto finito, improvvisamente le povere canzoni batteranno in ritirata sul fondo di qualche disco rigido, aspettando mogie il prossimo Dicembre. Sempre che non arrivi una grande nevicata a metà del prossimo Novembre, è chiaro.
E sì, questo vale anche per voi che fate gli alternativi con i Ramones. Del resto, quest’anno a “fare il Natale” ci ha provato anche Grimes.