Signorine: quanto siamo emancipate (e quanto ci dichiariamo tali, maschi compresi)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Signorine: quanto siamo emancipate (e quanto ci dichiariamo tali, maschi compresi)

Non siamo le nostre nonne, ma lo stereotipo di genere è sempre lì.

A giudicare dalle home dei nostri social network nei giorni precedenti e successivi alla festa della donna, sembrerebbe che l’emancipazione femminile e la parità di genere passino attraverso un privé in qualche discoteca munita di spogliarellisti e vagonate di mimose. Con l’8 marzo alle spalle ritornano a galla tante questioni socio-antropologiche che sollevano una domanda fondamentale: quanto sono diverse, e di conseguenza emancipate, le donne del XXI secolo da quei ritratti scintillanti e perfetti di manichini con la vita strettissima che sfornano polpettoni, ovvero dal prototipo femminile occidentale del dopoguerra? 

Una scrittrice inglese, Virginia Nicholson, ha di recente pubblicato un libro dal titolo Perfect Wives in Ideal Homes, The story of Women in the 1950s in cui raccoglie diverse storie di giovani donne nell’Inghilterra degli anni ’50. Il risultato è ovviamente un insieme di racconti che alle nostre orecchie moderne appaiono divertenti per la loro assurdità. Eppure, cronologicamente parlando, queste donne non sono tanto lontane da noi e ciò che rappresentano non è poi detto che sia effettivamente così obsoleto. L’immaginario della donna casalinga e angelicata, che non ci pensa due volte a rinunciare alla carriera per la famiglia, la cui massima ambizione è prolificare e rassettare, è sì qualcosa di appartenente ad un’altra epoca, ma allo stesso tempo risulta affascinante per la sicurezza che infonde, per lo meno sul genere maschile. Perché comunque, nonostante sia passato mezzo secolo da quelle raffigurazioni vintage, la mano che pulisce i fornelli nella pubblicità dello sgrassatore universale sfoggia una manicure perfetta, molto poco paritaria.

casalinga_anni_50

Nel libro troviamo storie di donne confinate in mestieri prettamente femminili, unici sfoghi concessi all’indole lavoratrice in rosa, o di donne sottomesse al volere del marito, come quella di Liz, costretta a dover rinunciare al suo filo di perle come punizione per essersi fatta sfuggire un’imprecazione, «bloody», tanto volgare da renderla indegna di indossare una collana, a detta dell’uomo di casa. Di queste storie, al di là del libro di Virginia Nicholson, se ne trovano tante anche più vicine come scenario dell’Inghilterra negli anni ’50. Basta chiedere alla nonna, che magari ti racconta di quella volta in cui pensava di rimanere incinta baciando un ragazzo o di quell’altra in cui è stata messa in punizione per aver indossato degli scabrosi pantaloni o di quella in cui le veniva consigliato di non mostrare nessun gradimento sotto le lenzuola, perché ciò non si addice ad una signora.

Il punto è che, nonostante non siamo le nostre nonne, e non siamo nemmeno quelle signorine con le gonne a sbuffo e le unghie smaltate, il pericolo di dover far fronte a ciò che potremmo definire “stereotipo di genere”, e a tutto ciò che ne consegue, è piuttosto consistente. Proprio di recente, alla notte degli Oscar 2015, Patricia Arquette, vincitrice del Best Supporting Actress per il suo ruolo in Boyhood, ha suscitato tanto scalpore per aver pronunciato le parole «wage equality» nel suo breve discorso di ringraziamento.

Dunque, se un’attrice che vince un Oscar nel 2015 ha bisogno di inserire nel suo discorso il tema della parità di retribuzione, o se una figura così influente come Emma Watson si dedica così tanto alla sua campagna per l’eguaglianza di genere #HeForShe , forse dovremmo riflettere sul fatto che è vero che non è più diventare una moglie perfetta la massima ambizione di una donna, ma è vero pure che non viviamo una condizione di parità totale come crediamo quando leggendo queste storie ci sentiamo così distanti da quella realtà.

Sì, gli anni bui in cui la donna era solo un altro accessorio per la cucina e per la camera da letto sono passati, e grazie al cielo i pantaloni se li possono mettere tutte oggi. Tuttavia, il fatto stesso che esista una festa della donna, che esista una campagna di sensibilizzazione come quella di Emma Watson (insieme a tantissime altre), dimostra che effettivamente, non è ancora stato raggiunto uno stadio di vera e propria emancipazione tale che non ci sia nemmeno bisogno di parlare di femminismo.

Ce lo siamo mai chiesto, poi, se siamo veramente così femministe come pensiamo? Per questa domanda così piena di sfumature, grazie al cielo esistono mezzi potenti come internet e i suoi quiz. Eccone uno, ad esempio.

O, nel caso non apparteneste al gentil sesso, l’Huffington Post si è premurato di metterne a disposizione uno anche per maschi indecisi.

 

Alice Oliveri
Nata a Catania nel 1992, studentessa a Roma dal 2011. Scrivere, leggere, suonare tanti strumenti e guardare molti film sono le sue passioni.
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