I lavori firmati Chromium Dumb Belle sono completamente avulsi dalla realtà; Joanne Burke, l’artista dietro questo strano nome, li definisce come arte da indossare. Lontana da quelli che sembrano essere i diktat del sistema moda moderno, Joanne si preoccupa di creare cose che siano quanto più possibile vicino alle sue bizzarre immaginazioni, ispirate al passato che considera più interessante del presente. Le sue creazioni, dai costumi e gioielli a strani colletti simbolici, sono sempre pensati per essere al centro di un palcoscenico e non nascondono un senso teatrale. Dall’illustrazione alla danza alla scenografia al ricamo, tutto converge in questo strano mondo colorato, popolato da figurine glitterate, leggere apparizioni di pura decorazione.
Com’è nato Chromium Dumb Belle e chi c’è dietro?
Sono nata in Inghilterra. Ho studiato alla scuola d’arte per un anno prima di abbandonarla per andare seguire dei corsi di ballo a Londra. Non mi sono più interessata all’arte per anni quando ero a Londra, poi mi sono trasferita al sud e allora ho ricominciato a fare cose di nuovo. È in quel momento che iniziò Chromium Dumb Belle, intorno al 2005. In realtà è iniziato come una collaborazione con la mia amica fotografa Moni Haworth (aka Johnnys Bird). Facevo dei vestiti per indossarli perché non riuscivamo a trovare niente che ci piacesse e poi volevamo in qualche modo documentarli, così Moni li avrebbe fotografati. Alla fine si è trasformato in tutt’altra cosa e adesso è solo il nome con cui io firmo le mie creazioni, che sono comunque totalmente differenti da come sono iniziate. Oggi vivo negli Stati Uniti con mio marito.
Che cosa significa Chromium Dumb Bell?
È solo un nome molto stupido, e altrettanto stupidamente è uscito fuori. In realtà mi irrita abbastanza, ma funziona. Mi piace che non significhi nulla, le parole stupide da sole hanno un sacco di infiniti significati dietro e questo mi riassume abbastanza.
I tuoi lavori sembrano essere totalmente distante da qualsiasi moda che oggi vediamo in giro, anzi diciamo che prendono palesemente ispirazione da correnti artistiche del passato come l’Art Nouveau, il Simbolismo, i balletti russi. Che cosa significa la moda per te?
Amo la fantasia che la moda può avere, non mi piace seguire quello che va più di moda al momento. Credo sia noioso, anche se ci sono cose incredibili oggi e questo è da riconoscere. In generale amo l’imperfezione e credo che il passato è sempre più incerto e anche un po’ lontano, quindi tendo sempre a guardare al passato ma con un occhio al futuro. Oggi è tutto così pulito e perfetto che per cercare crepe, imprecisioni, fantasia, preferisco guardare al passato.
Sembri anche essere molto influenzata dalla designer Barbara Hulanicki, ancora una volta un’ispirazione proveniente dal passato. Hai anche pubblicato un libro di illustrazioni Biba dolls che è servito per la collezione primavera/estate del rilancio del brand Biba di Bella Freud nel 2008. Come mai lo stile Biba ti piace così tanto?
Anche se ho pubblicato quel libro circa otto anni fa e cioè quattro anni prima che la collezione uscisse, amerò per sempre Biba. Sono stata attratta da quel misto di anni Settanta e anni Trenta, da quella malinconia un po’ sinistra e da quella velata teatralità che Biba aveva. Tutto lo stile Biba era intriso di cupo romanticismo, ma aveva anche un lato divertente e sembrava comunque molto più affascinante per quel tempo per quell’aura di sfarzosità che lo circondava. E poi Barbara e Fitz sono stati dei geni incredibili, la loro storia è veramente illuminante!
Il tuo tumblr mostra un gusto totalmente eclettico, vai dagli anni Settanta ad Arcimboldo. Sembri preferire cose particolarmente cariche, con echi di una sovra-decorazione dal gusto passato e un po’ simbolico come gli occhi tristi di una Salomé di Beardsley, ma anche forme più dinamiche quasi futuristiche, oppure ricchi ricami barocchi. Qual è la tua idea di bellezza e cosa ti ispira oggi?
Vedo simboli e vedo la bellezza in ogni cosa. Credo che ogni oggetto sia molto di più di quello che appare, che abbia mille facce. Mi piace anche e soprattutto quello che non sopporto. Credo che la bellezza sia in ogni cosa e posso essere ispirata anche dalla più piccola briciola di nulla. Prima ero molto più precisa su cosa mi piaceva ma adesso, col tempo, ho letteralmente aperto gli occhi e mi piace tutto ciò che vedo, o meglio, credo di vedere cose mi piacciono ovunque. So che può sembrare falso, ma è così. Ho troppi interessi da elencare, ma hanno tutti provengono dal teatro, dal surrealismo, dalla danza d’avanguardia, da stranezze della natura, il mare.
Per esempio adesso a cosa stai lavorando?
Il mio ultimo progetto è un video che include fotografia, pittura e grandi sculture ricamate. La parti più nuove sono i dipinti intitolati Worm Screws e Figure Descending Staircase. Ultimamente sto lavorando con il collage e la pittura per creare personaggi e scenografie e disegni per un “teatro metafisico”. Dipingo su tessuto, lo stampo e poi lo taglio in moda da fare un collage, è come dipingere con pezzi di carta, ma usando la stessa tecnica che uso per il ricamo.
Oltre ad accessori e costumi, fai anche dei video, come Machine Dances, che hai presentato a New York pochi anni fa. Questi video visionari che mi ricordano un po’ performance del gruppo The Cockettes. Pensi che i costumi abbiano bisogno di un’altra altre modalità artistiche per essere veicolati? È per questo che sei interessata ad altri mezzi di espressione come i video e la danza?
Sono interessata ai mondi di mezzo, ai mondi tra la linguaggio parlato e i pensieri. Una specie di teatro dei sensi. E questa specie di teatro si può trovare in ogni cosa, credo, anche nelle più mondane incombenze quotidiane. Ma il video e la danza sono un modo molto interessante per presentarli. I performers e i loro costumi in scena, nei video o nei balletti, diventano geroglifici viventi, simboli frammenti di una realtà oscura, simboli di un linguaggio che non si esprime con le parole. Ecco perché mi piacciono i costumi, anche se non penso che abbiano bisogno di essere per forza al centro di una scena per essere compresi. Possiamo sempre ammirare una mosca prima che salti, no?
Hai delle regole particolari nello scegliere i tessuti? Che cosa ti piace del ricamo?
Mi piace molto usare vecchi rasi, sete e velluti e li scelgo in base al colore. I colori dei tessuti vecchi sono molto più belli degli stessi colori industriali che vedi oggi. Devo dire, però, che adesso il ricamo non mi piace più tanto. Ho preso un anno di pausa dal ricamo per lavorare su altre cose. Lo riprenderò un giorno, ma sono stata troppo tempo bloccata a guardare attraverso un ago che avevo dimenticato quante altre cose potessi fare. Adesso sto scoprendo un sacco di altre possibilità e mi sento incredibilmente viva.
Che cosa cerchi mentre crei i tuoi lavori, che cosa vuoi comunicare? C’è un’attenzione alla preziosità del manufatto, un particolare simbolismo?
Sicuramente c’è simbolismo. Mondi nascosti, altri linguaggi, un piccolo mistero. Ho sempre visto questi lavori da indossare come amuleti. Credo che la cosa fondamentale che voglio mostrare è che l’arte è ovunque, non solo appesa alle pareti. Siamo noi a creare i nostri mondi e non dovremmo sempre rendere conto a questo in cui viviamo, siamo noi la nostra unica fonte di ispirazione e vita. Ci sono infinite cose dentro di noi e se lasciassimo solo un po’ la nostra immaginazione libera, saremmo anche un po’ più felici. Sono stanca di sentire quanto è orribile il mondo e il pianeta in cui viviamo perché, onestamente, vedo anche molte cose belle.
Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Sto lavorando a dei nuovi pezzi per un libro dall’anno scorso, sto anche lavorando ad un progetto per dei gioielli e vorrei fare altri video.







