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Annalisa Proietti Cignitti
3 Aprile 2014

Tegumenta, un dizionario emozionale

Tegumenta è un interessante esperimento di grafica. L’autore, Paolo Ferrante, me lo ha presentato come un diario a metà tra il genere degli elenchi medievali e un quaderno surrealista. Sfogliandolo si ha la sensazione di osservare da vicino una wunderkammer anatomica, in cui però ad essere collezionate sono le sensazioni. Tegumenta è infatti un dizionario emozionale, sottotitolo ossimorico del libro che denuncia subito la sua contraddizione: classificare scientificamente qualcosa di impossibile per natura da definire.
Come infatti ci avverte anche Paolo, definire Tegumenta non è semplice perché è un esperimento tout court nel quale ogni cosa è scelta personalmente dall’autore, perfino il colore della carta (giallina come i vecchi dizionari) o il tipo di carattere, simil-tipografico. Le tavole illustrate provengono da suoi dipinti e le parti grafiche da vecchi manuali di medicina. Per questo, forse, la cosa più semplice era intervistarlo per farcelo spiegare direttamente da lui. C’è da dire che Tegumenta fa parte di un progetto più ampio, ovvero è un libro d’artista che inaugura la nuova collana Traffici d’Artista della casa editrice salentina Esperidi. Qui è possibile vedere le prime 20 pagine.
 
Come definiresti il tuo libro Tegumenta e cosa significa questo titolo?
Tegumenta è un libro d’artista. Sono in tutto 250 copie numerate, firmate e personalizzate dall’artista (una immagine colorata a mano per ogni copia). Il titolo deriva da un manuale di anatomia uscito negli anni ‘70  e che in latino significa “coperture”, riferito alla pelle e all’epidermide, che costituiscono il cosiddetto “sistema tegumentario”.
Mi sembra che Tegumenta nasca dall’incompatibilità di due tentativi: quello dell’ordine enciclopedico tipico della wunderkammer e quello dell’impossibilità di classificare il materiale umano. È così? Se si, come si colloca il tuo lavoro all’interno di questa dialettica?
Il concept di questo libro d’artista è il dizionario: tutto l’impianto espressivo si regge sulla fantasiosa idea che si possano documentare e catalogare tutte le emozioni umane, in particolare l’amore e la forza di sopravvivenza. Questo lavoro è il risultato di una mia personale ricerca artistica che mi ha condotto a ibridare il linguaggio poetico con quello visivo ed espressivo. Pertanto l’impianto tecnico del layout da dizionario si sposa perfettamente con entrambi i discorsi.
Noto che, benché il risultato sia di tipo surrealista, sei partito da un tipo di impostazione che mi ricorda i testi enciclopedici medievali. Se è così, come mai questa fascinazione?
Dici bene quando collochi Tegumenta fra ispirazioni surrealiste e testi medievali: non faccio mistero di essere partito proprio dal lavoro di Max Ernst Una settimana di bontà (su cui per altro ho dato la tesi specialistica all’accademia) per poi deragliare su un discorso totalmente mio, che per certi versi in quanto intimo e a tratti mistico, abbraccia i codici delle miniature medievali. Non per nulla lo scrittore Luciano Pagano l’ha definito un “codice contemporaneo” centrando perfettamente il punto.
Lo stesso tipo di sperimentazione eclettica la ritrovo anche nelle tecniche (collage e illustrazione). Non solo sei autore delle illustrazioni, ma anche dei testi. Nella tua concezione testo e immagine sono quindi indissolubilmente legati? 
Proprio perché la struttura stilistica si rifà a queste suggestioni, testi e immagini si amalgamano armoniosamente in un unicum espressivo che vuole superare, trascendere l’intento di definire, inscatolare; per cui se in un termine qualsiasi del libro si inizierà con un approccio tecnico, ben presto si scivolerà nel flusso di pensieri poetici e frasi personali, come se chi lo ha scritto si fosse reso conto che definire le cose non è poi così importante quanto invece lo è viverle, e si fosse ribellato alle categorizzazioni per fare di testa sua.
La scelta dei termini elencati è stata del tutto casuale o hai usato un particolare meccanismo di scelta? È ogni parola in qualche modo collegata ad una diversa parte del corpo? 
La scelta dei termini non è casuale, riguarda episodi personali affrontati con un piglio ermetico che ogni tanto si lascia un po’ spiare, in certi casi sembra di capire qualcosa, ma spesso è solo una immagine sfuggente, o un’impressione ambigua.
 
Sito dell’autore
Sito di Tegumenta

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