Nautilus
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Nautilus

Questa inusuale wunderkammer si apre per mostrare tutti i suoi tesori. / This unusual Wunderkammer shows us its treasures.

Le pareti rosse del Nautilus sono assordanti. Una miriade di oggetti, ammassati l’uno accanto all’altro, si dispone davanti agli occhi di chi entra in questa bottega delle meraviglie.
Molto più simile a un museo che a un negozio, di cui rifugge le logiche troppo pressanti,
Nautilus mostra un’inconfondibile cura nella disposizione degli oggetti, segno di un’attenzione raramente riscontrabile. Quando lo visitai la prima volta era ancora un piccolo angolo di Torino, nascosto dalle vie principali, mentre oggi si sta spostando a Modena. Ad un mese dalla prossima apertura, questa inusuale wunderkammer si apre per mostrare tutti i tesori accumulati da due collezionisti, Alessandro e Fausto, che hanno fatto della loro passione un lavoro. Come il famoso sottomarino del Capitano Nemo, Nautilus è insieme una collezione e un rifugio dal mondo, quando si vuole allontanarsene per ventimila leghe.
Alessandro, uno dei due proprietari, ha risposto ad alcune mie domande.

Silent objects are setted neatly along the shelves and hide the Nautilus‘ red walls. A stifling feeling surround you as your eyes try to find some empty spaces. This little room contains objects coming from all over the world and from every past era, each thing could tells us endless, possible, past , dreamed stories.  An entire world is here preserved.
Just like Nemo’s submarine,
Nautilus is both a collection and a refuge. This small corner in Turin hides itself from the crowded streets of the city centre and opens its doors only to a few braves who can’t resist to stay in front of its dark windows.
This is what Alessandro, one of the owners, answered to my questions.

DUDE: Per fare un lavoro di questo tipo si deve avere prima di tutto una passione per queste cose: quando hai capito che collezionare oggetti antichi e strani sarebbe stato il tuo lavoro? Come è nato Nautilus?
Il Nautilus nasce dal sogno di due collezionisti, io ed il mio socio Fausto, quando nel 2005 decidiamo di creare la nostra personale wunderkammer, dove poter godere delle nostre collezioni in modo più compiuto e allo stesso tempo potendole condividere con altri appassionati.
Fausto potrebbe raccontarti un percorso simile, anche se lui è sempre stato più avanti: già a 10 anni nel garage di casa aveva la sua stanza delle meraviglie piena di residuati bellici, con cui stupiva gli amichetti a cui vendeva il biglietto di ingresso dopo aver mandato in giro il fratellino in triciclo con appeso un cartello che pubblicizzava la sua mirabolante collezione. Per quanto mi riguarda il tarlo del collezionismo l’ho avuto da sempre: da piccolo collezionavo figurine, i tappi delle bottiglie, gli adesivi, saccheggiavo regolarmente un mercatino dell’usato di qualsiasi carabattola, fino a quando iniziai a collezionare antichi ferri da stiro (eh sì, le vie dell’inconscio sono infinite!). Fu poi il ritrovamento fortuito ad un mercatino di un vecchio stetoscopio di legno a far scattare la scintilla della passione per la storia della medicina e per gli antichi strumenti chirurgici, estendendo poi l’interesse alla storia dell’antica scienza tout court.
DUDE: Nautilus is not a common antique shop, it requires a particularly predilection for some kind of objects. How it was it born and why?
Nautilus is a museum-shop run by me and my business partner Fausto.
It’s story began in 2005 when we decided to make our dream comes true and we opened our own private wunderkammer where we could enjoy our collections and sharing them with others wunderkammer lovers.
I always love collecting and since I was a child I started collecting cards, bottle tops, stickers and every kind of bric à brac I was able to find in any flee market, including irons (how strange unconscious ways are!). One day I found a wooden stereoscope and I discovered myself loving medicine and old surgical instruments, a love later grew to include all aspects of science’s history.
Fausto’s story is almost like mine, even thought he was a step further: he was just ten years old when he used to exhibit, in his garage, a cabinet of curiosities made up of military surplus and invited friends to see it, paying a ticket of course.


Definisci Nautilus un negozio-museo, quindi la parte commerciale è presente ma non preponderante, anzi sembra quasi marginale. Prima ancora di essere un venditore sei un collezionista: cosa ti spinge a collezionare? Come definiresti il Collezionista?
In effetti il Nautilus non è mai stato un negozio nel senso classico del termine, anzi è un compendio di tutto quello che NON si dovrebbe fare per avere un minimo di successo commerciale: come sai la bottega è sempre chiusa, abbiamo una tensione alla vendita bassissima (davanti ad un cliente titubante siamo i primi a scoraggiarlo dal fare acquisti sconsiderati), i prezzi sono diversi a seconda del giorno, del numero di bollette da pagare sul tavolo, della simpatia del cliente, delle nostre infatuazioni del momento che ci portano di volta in volta a difendere maggiormente un oggetto piuttosto che un altro… insomma, un disastro. Direi quindi che sì, la dimensione commerciale è parecchio marginale, per usare un eufemismo. Ma non potrebbe essere diversamente, un collezionista per ovvi motivi, non venderebbe mai nulla.
Sulla psicologia del collezionista si potrebbe parlare per ore, ma senza voler rubare il mestiere agli psico-qualchecosa posso dire che sento molto “mia” la definizione del collezionista come senex puerilis, un ‘anziano fanciullo’. Forse chi l’ha formulata pensava di darle una connotazione leggermente spregiativa, io la trovo invece assolutamente azzeccata e gratificante. È come se contenesse la possibilità di godere allo stesso tempo di due dimensioni incompatibili, la saggezza spesso cinica dell’età matura e la capacità di stupirsi propria dell’infanzia. E in fondo il collezionista vive costantemente questa lotta contro il tempo che passa, a cui tenta di sottrarre i pezzi della sua collezione garantendo loro nuova vita, cercando forse di conquistare anche per sé una certa sensazione di eternità…
You called Nautilus a museum-shop so the business part is important but not the prevalent one yet it seems quite a marginal issue. Before being a dealer you are a first of all a collector: have you ever though about the reason why you collect? How would you describe the Collector?
Nautilus has never been a real shop, we may say it’s a summary of everything a shop shouldn’t be, to have some commercial appeal: as you know the shop is always closed, our sales are basically low (if someone is doubtful about buying something, we are the first to dissuade him). Prices change from day to day and depend on bills to pay, customer’s liking and our love for some particular object… in short: a disaster. So I can say the business issue is very marginal, but how could it be any different? A collector would never sell anything.
About the collector’s behavior there’s a lot to say but let’s leave the hard question to some psycho-something. I do find very exhaustive and perfectly fitting a definition of the collector as a senex puerilis, an “elderly boy”. In fact the collector unites two opposite dimensions: the cynical wisdom typical of adulthood mixed with the ability of being amazed, typical of childhood. Actually the collector feels and fights against the process of time trying to steal old objects from Time’s curse and giving them a new life, maybe thinking he could reach a kind of eternity.


C’è un perché nella scelta del nome Nautilus? È solo un riferimento alla conchiglia o c’è qualche allusione al sottomarino del capitano Nemo? Hai mai pensato che in entrambi i casi Nautilus indicherebbe una sorta di guscio, un rifugio dal mondo esterno?
Direi che hai colto perfettamente le due anime che si celano dietro il nome che alla fine abbiamo scelto, dopo le nomination del caso. Essendo cresciuti entrambi divorando le avventure di Jules Verne, l’omaggio alla fine era più che doveroso, ma in più si presta bene a rappresentare le due anime del negozio, Antica Natura & Scienza: la conchiglia copre la storia della Natura, mentre il mitico sottomarino garantisce la copertura alla storia della Scienza.
E sì, decisamente il Nautilus rappresenta un ottimo buen retiro, la possibilità di sottrarsi, almeno temporaneamente, all’esperienza del quotidiano, allontanandosene per ventimila leghe grazie alla continua ri-scoperta del senso della meraviglia.
Why did you choose the name Nautilus? Is there any reference to the shellfish or it’s a tribute to the fabulous Nemo’s submarine in “20000 Leagues under the sea”? Have you ever thought that, in either case, Nautilus should imply a kind of protection, a shelter from the outside world?
I think you perfectly got the point of Nautilus’soul. We both grew up reading Jules Verne’s novels and the name Nautilus is clearly a tribute to his most famous book, but it also hides the two directions of the shop: Science and Ancient Nature, the first  represented by the submarine and the latter represented by the shell. Nautilus can also be an ivory tower, an opportunity to escape, at least for a few times, from everyday life and go away for 20000 leagues.


È impossibile non notare l’estrema cura con cui gli oggetti sono disposti nel negozio. Non c’è disordine né ordinato accumulo, ma una vera e propria composizione e questo non è facile da trovare in negozi di questo tipo. Si nota una paradossale capacità nel trovare l’ordine nel disordine e nel dare al difforme un’armonia, cosa che potrebbe rivelare una certa sensibilità estetica. Avete mai fatto studi artistici?
Mi fa piacere che tu abbia colto l’ordine del caos. Anche se a prima vista la bottega si presenta come un ammasso indistinto di cianfrusaglie, in realtà ogni singolo pezzo ha trovato la sua collocazione in modo non casuale. No, non abbiamo studi artistici alle spalle (io ero ingegnere elettronico, Fausto un affermato progettista di yacht), anche se naturalmente siamo appassionati di arte in tutte le sue espressioni. L’impostazione di base del negozio è opera di Fausto che, sfruttando le sue precedenti competenze, gli ha dato un’impronta marinara in alcuni dettagli degli arredi. Io seguo invece l’accumulo degli oggetti e la loro collocazione, e come hai giustamente notato ho parecchi paranoie per la simmetria.
Contrariamente alle wunderkammer storiche invece non amo la classificazione (mi sarei sentito in un supermercato se avessi allineato su una mensola tutti i modelli anatomici, su di uno scaffale tutti gli animali imbalsamati etc…), e quindi gli oggetti (a parte l’angolo etnico, la famigliola dei bimbi e qualche altra eccezione) si mescolano fra loro, perché mi diverte trovare interazioni tra oggetti che nulla hanno a che fare tra loro. E proprio da questo mix e da questi accostamenti trovo che nascano dialoghi che restituiscono nuova vita ad oggetti che in altri contesti apparirebbero probabilmente anonimi.
Your shop really impressed me for the accuracy of the objects disposition. I noticed a paradoxi way of putting things together in order to find a way such as to find an order out of disorder and to create an harmony made of ugly things. Does your education include art history studies?
We never attended any kind of art course (I’m an electronic engineer) even thought we like every kind of art expressions. As you noticed, none of these objects are accidentally put together: the basic arrangement is due to Fausto’s previous activity (he was a yacht designer) while the objects disposition it’s my work and as you noticed I’m quite obsessed with symmetry. I couldn’t stand the classification typical of historical wunderkammer and I like to combine different things together just to create impossible and unusual connections which could give a new life to these objects and reveal their unknown beauty.

Vedendo Nautilus viene da sé domandarsi che cos’è che rende bella una cosa. Tanti oggetti che sono presenti nel tuo negozio potrebbero essere comunemente definiti non solo brutti, ma anche orribili, disgustosi, macabri. Cosa ti piace di questi oggetti, cos’è per te il Bello e il Brutto?
Ho un concetto di bellezza molto classico e tradizionale e non ho difficoltà a classificare come brutti molti dei nostri oggetti, non voglio certo piegare il dizionario ai nostri gusti. Semplicemente non sono queste, secondo me, le categorie con cui porsi davanti ad una wunderkammer, il cui unico imperativo è generare stupore e mirabilia. E molto spesso sono proprio gli oggetti brutti a stupirci maggiormente e ad emozionare qualche nostro antro inconscio.
Poi certo, quando bellezza e mirabilia s’incontrano (e mi vengono in mente, per esempio, le Veneri delle cere anatomiche) allora lì si raggiunge il sublime!
Visiting Nautilus, someone could be wondering about what Beauty really is as your shop is full of not only ugly, but also horrible, disgusting and macabre things. What do you like the most about these things? What is Beauty and Ugliness for you?
My idea of Beauty is very classical and traditional and I can’t deny that some objects of our collection are “ugly” but when you’re in a wunderkammer Beauty and Ugliness are not values to be considered. The only principle a wunderkammer should be based on is to marvel (mirabilia) and often ugly or horrible things are what amaze us the most. Sometimes it can happens that Beauty and mirabilia mix up together (like in the case of anatomical wax Venus) and then we must talk about Sublime!

Immagino che molte persone rimangano abbastanza scettiche sui tuoi gusti, sicuramente molti troveranno difficile capire cosa possa piacerti in questi oggetti. Cosa rispondi a chi ti dice che hai un gusto macabro? Ci sono persone che ti considerano un po’ strano per questa tua passione?
Beh sì, come puoi immaginare la domanda è parecchio ricorrente. Io, esagerando un po’, dico che il mondo si divide tra quelli che entrano dentro il Nautilus, e quelli che invece rimangono appiccicati con il naso davanti alla vetrina, ma poi alla fine se ne vanno con espressioni più o meno perplesse. Ma un pochino è proprio così…
Sicuramente un debole per il bizzarro è presente, ma d’altronde la mirabilia nasce sempre dall’incontro con l’inaspettato, l’inconsueto, lo sconosciuto. Quello che invece non avverto è l’attrazione per il macabro, che non intravvedo nemmeno nei pezzi più “estremi” (come ad esempio i reperti anatomici in formalina, di cui naturalmente ben comprendo il potenziale macabro o morboso). Trovo ben più macabre molte altre espressioni della nostra società più diffusamente accettate. Ma questo è naturalmente un tema personale, e posso ben comprendere che ogni sensibilità risponde in modo differente alla medesima sollecitazione. Potremmo quindi dire che semplicemente «il macabro è presente negli occhi di chi guarda».
Mi chiedono poi spesso se non ho paura a stare in bottega, in mezzo a tutte quelle presenze inquietanti, ma me la cavo sempre molto facilmente dicendo che in realtà io ho paura quando esco fuori dalla bottega! Per cui, al solito, chi sono i veri mostri ed i veri strani?
I think a lot of people could criticize your taste as it could be difficult to understand why you like things like these. Has anybody ever asked you about your macabre taste or called you weird because of this passion?
For sure. As you can imagine, I get a lot of questions like this. I say that the world is divided into two kind of people: the one who enter inside Nautilus and the one who doesn’t. I may be exaggerating a bit but, actually, this is what really happens.
Sincerely I’ve always been fascinated by bizarre things, but this is what mirabilia is all about. A thing needs to be unknown, abnormal, unexpected to be wonderful. The macabre is certainly an aspect of some objects we have, but I can’t see any macabre attraction even with our most dreadful objects like anatomical preparations or fetus preserved in formaldehyde. Personally I find more macabre and ugly some expressions commonly accepted by our society. Anyway I think this is a strictly personal issue.
Some people asked me if I’m afraid of staying here, but I always answer that I’m afraid when I get out of here! So who’s the real weird?

Annalisa Proietti Cignitti
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