Ultrablu, l’arte e basta
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Ultrablu, l’arte e basta

L’idea è semplice: permettere a ragazzi che hanno manifestato interesse e talento per le arti figurative di esprimersi in un ambiente libero e sereno, confrontandosi con artisti coetanei non affetti da autismo e viceversa, al di fuori di strutture e percorsi “chiusi” o limitativi.

Trovare una definizione univoca di creatività è una di quelle imprese linguistiche che non sembra destinata a trovare una soluzione. Parliamo di un concetto così vago e intrinseco alla stessa natura umana che potremmo parlarne in mille modi diversi, semplicemente seguendo le inclinazioni di ciascun individuo, la storia e le abilità di ogni persona che crea qualcosa.

Valerio Angiolillo

Se poi allarghiamo il campo anche agli individui neurodiversi la materia diventa ancora più affascinante e profondamente personale, oltre che stimolante.

Il progetto dell’atelier e casa editrice romana Ultrablu, va proprio in questa direzione. Come si può leggere sul loro sito ufficiale: «in campo artistico e culturale, la neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso.»

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Nella foto: Andrea Calcagno
Di Giacomo Calderoni
Di Giacomo Calderoni
Di Simone Cassese
Di Simone Cassese
Di Simone Cassese
Di Simone Cassese
Nella foto: Davide Caldarini

Visione che prende corpo poco più di un anno fa, grazie agli sforzi congiunti di Monica Nicoletti, medico e madre di Simone Cassese, uno dei due ragazzi con disturbi pervasivi dello sviluppo (dps) che lavorano all’interno dello studio, e Virgilio Mollicone, professore del liceo artistico Via di Ripetta. L’idea è semplice: permettere a ragazzi che hanno manifestato interesse e talento per le arti figurative di esprimersi in un ambiente libero e sereno, confrontandosi con artisti coetanei non affetti da autismo e viceversa, al di fuori di strutture e percorsi “chiusi” o limitativi.

Maria Vittoria Basciani

Ultrablu è prima di tutto un luogo fisico: un ex garage convertito in atelier all’interno di un bellissimo palazzo di Via Germanico, a due passi dalla fermata della metro Ottaviano. È qui che Valerio Angiolillo, uno dei sei artisti che creano abitualmente in questo spazio, mi ha invitato a passare. La zona è bellissima e silenziosa, lo studio è dominato da una splendida luce naturale, da un’atmosfera tranquilla che predispone immediatamente alla creatività. Appena entro vengo accolto dalle note di un pezzo elettronico molto interessante, che scoprirò essere stato composto dallo stesso Valerio. Ultrablu infatti è aperto anche alla musica; solo qualche tempo fa proprio qui su Dude Mag vi presentavamo il disco di debutto del duo Rime Altre, in buona parte portato a compimento proprio nello studio di Ultrablu: la voce del progetto è quella di Tristano Monaca, pittore, elemento fisso a tutti gli effetti dell’atelier.

Valerio studia all’estero, così come Davide Caldarini, altro artista di casa ad Ultrablu, mentre Tristano e Giacomo Calderoni sono di base a Roma. Ogni artista porta avanti progetti indipendenti da Ultrablu, tutto ciò che poi esce a nome dell’atelier e della casa editrice ha quindi come presupposto quello di esser sto creato appositamente per il progetto, all’interno dei suoi spazi.

La conversazione si sposta quasi subito su come loro quattro, ognuno con il proprio stile e il proprio bagaglio di esperienze,  si relazionino con Simone Cassese e Andrea Calcagno, i due ragazzi con DPS che sono un po’ la linfa vitale del progetto.

Scorrono fra le mani i tanti libri pubblicati quest’anno, dal fumetto Stornelli di Giacomo Calderoni, a Cura Materies dello stesso Valerio, arrivando poi a La Parata di Andrea a La Balena è felice vola acqua di Simone. Ci soffermiamo a parlare di come la cosa più evidente in questi ultimi due lavori sia il dono della sintesi che possiedono i due ragazzi, ognuno con il loro stile ben distinto, scevro di costruzioni mentali e di ansie da prestazione che appartengono un po’ a tutti noi in ogni ambito lavorativo e creativo. Insiste molto su questo punto Valerio, secondo il quale ogni linea tracciata da un’artista in un certo modo è il risultato di un’elaborazione e di un conflitto interno fra pura creatività, strutture mentali e sociali calate dall’alto e disegnate intorno a noi fin dalla nascita da cui è difficile essere del tutto indipendenti: per Andrea e Simone questa lotta intestina non si pone, e si capisce come questa totale libertà e approccio quasi brutalmente onesto alla materia, sia forse il dono più grande che portano in dote, per sé e per gli altri ragazzi con cui lavorano gomito a gomito all’interno dello studio.

Valerio Angiolillo

Creature come Valeriano il coniglio hulahoppista di Andrea, o la rappresentazione intima, fantastica ma allo stesso tempo perfettamente ancorata alla realtà degli acquarelli di Simone sono espressione di una creatività pura ed incontaminata, in cui la totale assenza della paura del giudizio esterno non può che essere di enorme ispirazione per tutti, oltre che possedere un importante valore artistico in sé e per sé.

Questo approccio così libero al lavoro comune, all’integrazione e all’espressione è anche oggetto di fraintendimenti. Come mi racconta Valerio infatti, durante la loro prima uscita in un festival importante (nello specifico lo storico Crack! Del Forte Prenestino), i ragazzi si sono trovati a dover spiegare che il loro progetto non era a fini terapeutici, con discreto sconcerto da parte di alcuni, i quali reputavano letteralmente sbagliato lasciare che dei ragazzi autistici avessero possibilità di espressione artistica completamente libera e senza vincoli o fini di alcun tipo a parte quelli puramente espressivi. Un episodio del genere spiega bene lo stigma con cui tende a scontrarsi un progetto come quello di Ultrablu, ovvero l’idea che ragazzi neurodiversi non possano dedicarsi all’arte semplicemente seguendo la propria passione e talento, senza che alla base ci sia una finalità ben precisa di tipo medico.

Tristano Monaca

Dopo un anno di pubblicazioni e del forte tentativo di far comprendere il proprio progetto all’esterno, il prossimo passo per Ultrablu sembra essere quello di ritagliarsi il proprio spazio ed esporsi ancor di più in modo molto pratico, partecipando a diversi festival in giro per la penisola.

I primi due appuntamenti saranno al Ciciri Festival di Palermo (quest’anno anche città di Manifesta, la biennale artistica europea itinerante) dal 27 al 30 settembre e poi al Torino Graphic Days, dall’11 al 14 Ottobre.

Il consiglio è quello di andare a scambiare due chiacchiere con tutti loro, di “toccare” con mano l’arte prodotta da questo originale progetto artistico e editoriale.

Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
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