Esiste una certa idea, conservatrice, secondo la quale arte e sport occupano due posti distanti, quasi agli antipodi. Il vento, però, sta cambiando. Ne è una dimostrazione l’inaugurazione dell’area che ospiterà gli Internazionali d’Italia, l’evento sportivo più importante d’Italia, perfettamente adagiato nella cornice del Foro Italico.
Oltre al tennis, come sappiamo, c’è di più: il torneo è preda ogni anno di un carrozzone di eventi e social life che scaldano i cuori più in della capitale.
Quest’anno, però, il vecchio Villaggio vip è stato sostituito da una soluzione più agile costituita da una fusione di eventi mondani e spazi dedicati all’arte. Senza tralasciare l’aspetto ludico della manifestazione, la FIT non si è lesinata nel cercare di inserire eventi culturali di spessore.
Ad uno di essi è dedicata proprio l’apertura di tutta la baracca. Tutto è iniziato con l’inaugurazione della mostra-laboratorio Playground nella Casa delle Armi. Non fatevi ingannare dal nome, la struttura progettata dall’architetto Luigi Moretti, è anche nota come Aula Bunker (ora potete farvi ingannare). È qui, infatti, che tra il 1982 e il 1984 si svolse il cosiddetto processo del 7 aprile, data dell’arresto (nel 1979) di un gruppo di militanti dell’autonomia operaia accusati di insurrezione armata ai danni dello stato. L’aula nella quale si svolse il processo è entrata nell’immaginario sociale come simbolo della «lotta al terrorismo». Dopo un periodo di disfacimento, è stata recuperata dal tennis e da oggi ospita questa mostra realizzata come se fosse un grande campo da gioco (da qui Playground) in cui sono esposte opere, in interno ed esterno, di quattro artisti contemporanei: Gabriele De Santis, Ruth Proctor, Giuseppe Stampone e Sten & Lex.
«Avevamo bisogno di artisti particolarmente… interattivi. Avevamo bisogno non solo della loro qualità, ma anche della loro voglia di mettersi in gioco nei laboratori con gli studenti e i bambini», ci dicono Bartolomeo Petromarchi e Maria Alicata.
La mostra prevede diversi workshop tenuti dagli artisti per un pubblico di giovanissimi tra i 5 e i 15 anni che avranno la possibilità di confrontarsi con l’arte contemporanea.
Ma torniamo a noi. Dicevamo inaugurazione, momento magico di tutti gli eventi: ieri la Casa delle Armi ha radunato un pubblico variegato, di giovani e meno giovani, incuriositi principalmente dal lavoro di Sten & Lex, forse i nomi più conosciuti tra i quattro in esposizione; e anche quelli con la fama di essere — oltre che ottimi artisti — bravissimi a respingere le attenzioni. Abbiamo constatato sulla nostra pelle questa preziosa capacità, passando l’intera inaugurazione alla ricerca di Sten, dato per presente da voci mai del tutto confermate. Ma neanche smentite. La ricerca si è conclusa con la scoperta di diverse cose:
- è effettivamente vero che gli artisti presenti hanno creato dei campi da gioco e che noi spettatori siamo invitati a giocare secondo le loro regole, che essendo le regole dell’arte sta a noi capirle. In bocca al lupo.
- L’arte interattiva lo è davvero, ad esempio possiamo trovare un enorme gioco da tavolo L’ABC dell’arte. Global Education di Giuseppe Stampone che ti invita proprio ad entrare e giocare. Abbiamo provato ed è meglio di Cluedo.
- La musica giusta, un prato ben tagliato e il tramonto su Roma fanno bene ad ogni inaugurazione.
- Sten è davvero sfuggevole. Chi lo ha visto ci contatti.
Accannata la ricerca di Sten, partiamo alla ricerca del vino, che ci giunge voce essere inserito nei box all’interno del Centrale del tennis. Come Sten, anche il vino è sfuggevole, evidentemente doveva essere molto buono, per cui non c’è rimasto che rilassarci con la fissità di un completamente vuoto Centrale. Sarà la passione, ma ho visto cattedrali meno suggestive.
No, non è il Centrale, ma rende l’idea
Ma le inaugurazioni non finiscono qua, e verso cena inaugura la Ball Room, lo spazio ricreativo che supporterà la manifestazione tennistica. Al suo interno una struttura sferica di 10 metri di diametro, funge da centro nevralgico della festa. Questa palla luminosa, un momento è pallina da tennis, un altro cielo, un altro ancora sembra pulsare a tempo della musica. L’effetto quasi lisergico attrae a sé i presenti come il miele con le api. Ci siamo fatti attirare anche noi, mica scemi, buttandoci in una calca variegata e ben rappresentata sotto ogni punto di vista.
L’aria fresca del maggio romano ha dato una grossa mano agli organizzatori e la nuova politica sembra essere più democratica degli anni precedenti in un ambiente rilassato e accessibile a tutti. C’è la solita possibilità di incrociare personaggi famosi, sportivi, ma anche artisti intenti a raccontare in diretta la propria esperienza nella Live Room — un angolino atipico creato all’interno dello spazio eventi — e allestito da Wunderkammern con opere dell’artista Agostino Iacurci.
Nella foto, da sinistra a destra: Bartolomeo Petromarchi, Maria Alicata ed un personaggio che conosceremo meglio nei prossimi giorni
Neanche il tempo di godere dei lavori di Iacurci che arriva il concerto di Giuliano Palma. Giulianone nazionale si esibisce allegramente facendo ballare la platea che, è da presumere, avrebbe ballato davvero ogni cosa. E per ballare, dopo il concertino, si è scatenato il dj set di Andrea Oliva, resident dj dell’Ushuaia, che scopro oggi essere non solo la città più a sud dell’Argentina, ma anche un club di base ad Ibiza e che con la sua musica ci ha trascinati tutti fino a chiusura, che ballare ok, ma domani si ricomincia di nuovo ed a breve arriva anche il tennis giocato.
Marco D’Ottavi | DUDE Mag